Rispolvero ed elaboro un mio vecchio intervento già esposto in una discussione simile.
Avete presente il ciclo vitale di un prodotto? Più o meno assume la forma di una curva gaussiana. Mi perdonerete se mi esprimo in aridi termini geometrici ma credo che mi aiutino a spiegare meglio.
Si dice che l'amore o la persona giusta possano passare in qualsiasi momento ma che non sempre si possieda la prontezza di riconoscerli; in sostanza è come se dipendesse dalla nostra predisposizione, cioè se in un dato momento non siamo ricettivi ed in qualche modo consapevoli di ciò che sta realmente accadendo, rischiamo di perdere un'ottima occasione di incontrarli.
Perché ho tirato fuori la curva gaussiana ed il ciclo vitale di un prodotto?
Semplice, rappresentano graficamente la carriera di una prostituta, così come rappresentano graficamente la carriera di qualsiasi lavoratore inteso marxianamente: merce.
Pertanto, alla domanda: "L'amore ogni tanto vince?" rispondo che sì vince, quando il mercato non risponde alle loro aspettative di guadagno.

Ovviamente nel nostro caso il termine mercato assume una dimensione molto più ampia di quella tipicamente economica.
Infatti, se è vero che il bisogno di amore, di crearsi una famiglia, di trovarsi bene insieme, siano desideri più che umani, è altrettanto vero che l’essere umano sia piuttosto volubile.
Malauguratamente è fin troppo scontato che il lato sentimentale del carattere emerga in situazioni di sconforto e solitudine e che invece, quando le cose girano bene, venga spesso relegato all’ultimo posto della scala di valori personale.
Quanti di voi hanno avuto a che fare con gli scatti ciclotimici delle donne? Tutti credo.
Per non parlare delle nostre amiche prezzolate.
Nei periodi cupi ecco saltare fuori il languido sentimento, la riflessione profonda, la solitudine esistenziale. In tempo di vacche grasse tutto ciò viene accantonato e rifiutato come se appartenesse a qualcun altro.
Traduzione in linguaggio punter.
Quando i soldi scarseggiano e la noia ed il grigiore imperano, i sentimenti di nostalgia, solitudine, bisogno di comprensione affiorano prepotenti.
Quando invece i clienti si presentano a ritmo industriale e quando la sera sul comodino troneggia un gruzzolo tale da far cadere l’abatjour, be’ credetemi, la solitudine, il bisogno d’affetto con tutto il patetico corredo di normalità diventano pensieri sbiaditi e ci si addormenta con un sorriso di compiacimento e soddisfazione. Il futuro, perlomeno quello prossimo, non spaventa più.
Ma questo discorso temo sia valido per quasi tutti gli esseri umani.
Non si dice infatti che alla crisi economica si accompagni spesso una emergenza etica?
Be’ sarà vero pure l’opposto.
Estendiamo ora il concetto.
Immaginate voi stessi giovani e forti a maneggiare soldi a palate seppur provenienti da un lavoro odioso.
Ne converrete che convivere con quel piccolo prurito dell’anima sia più facile?
Immaginate ora che tutto il teatrino si arresti per cause non imputabili alla vostra volontà (il mercato, si sa, alle volte è imprevedibile). Quel prurito è molto probabile che diventi più difficile da sopportare.
Insomma l'Amore, inteso nel senso più nobile, è materia per esseri umani evoluti, tutto il resto invece - solitudini che si uniscono, patti che si stringono, baratti, bisogni vari da soddisfare, vuoti da colmare - sono il nostro surrogato quotidiano.