Avventure giapponesi: N-Cat, Kyoto

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11 Settembre 2014
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Dopo aver tentato inutilmente di mangiare da kichi kichi omurice (anche se non mi aspettavo molto più di una costosa omurice e un po’ di folclore) mi dirigo verso questo Pink Salon (o pinsaro, come pronunciato in giapponese) che sta più o meno alla stessa altezza del ristorante, ma dall’altra parte del fiume.

Come al solito, il locale è del tutto invisibile dalla strada, l’accesso infatti è situato all’interno di un’arcata che accoglie anche gli ingressi di altre strutture, tra le quali uno studio dentistico.

Sapevo che il posto era accessibile anche agli stranieri, quindi salgo al piano superiore, dove mi accoglie una persona che mi spiega brevemente come funziona il locale (fa un gesto inequivocabile, dicendo Blowjob Only).

Non ricordo se fosse possibile scegliere la ragazza, io non ricordo di averlo fatto,

Ad ogni modo, pago la cifra pattuita (7000 ¥ se non erro), via le scarpe, in favore delle ciabattine fornite, e si entra in questo locale che non è altro che una serie di aree delimitate da pannelli, in cui ci sono un tavolino e un divanetto.

Arriva una ragazza piuttosto carina, tra i 25 e trent’anni direi, che parla anche un po’ in inglese.

Dopo un dialogo piuttosto piacevole, ricordo che mi interruppe dicendo “adesso facciamo quello per cui siamo venuti”.

Alla fine, riprende le sue cose, e mi lascia il suo biglietto da visita, non sapendo se quella fosse una sorta di cortesia o un invito ad un possibile incontro privato, perché lascerò la città il giorno successivo.

Esperienza positiva in ogni senso, che consiglio a chi non cerca altro se non un buon servizio, piuttosto economico, e in parte surreale.
 
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