Sono in costante ricerca e desiderio di comprendere. Non ho tesi precostituite. Ritengo prezioso e utilissimo il confronto tra interpretazioni differenti e non ho alcun interesse a voler dimostrare a priori la validità di un'opinione.
Parlo solo alla luce della mia esperienza, imperfetta e parziale. Sulla base di essa posso dire che la distinzione tra A) schiavismo, B) induzione e C) libera scelta sinceramente ho avuto prova che non passa tra appartenenza alla classe loft o otr. Passa attraverso altre dinamiche. Ho visto realtà loft ridotte a vere catene di montaggio di un'assoluto, evidente e costrittivo squallore concentrazionario (certo, non da 300 eu, lì non ci sono mai stato). Ho conosciuto e conosco invece otr pienamente libere di andare in strada o di non andarci, di decidere, lì per lì, di stare con te due ore senza chiederti soldi e chiudendo bottega, di saltare un giorno o una settimana per andare al mare.
Parlo per conoscenza diretta; anzi, intima e profonda. Un paio, per esempio, hanno alternato loft alla strada, preferendo quest'ultima perchè proprio sul marciapiede possono scegliere il cliente; in casa, quando uno ti arriva lì, è più difficile, hanno argomentato. Guadagnano di più, in meno tempo, dicono. Non si sentono in prigione, sotto la stretta di un sistema reticolare, opprimente anche e più tra le quattro pareti. Si sentono più libere. E forse davvero lo sono.
Quasi tutte, di primo acchito, ti diranno che sono libere e che stanno bene. Non è di questo che parliamo. Vanno decifrati segnali più sottili, i più immediati quelli citati da Satiro. La verità si conosce quando il rapporto sfiora l'autenticità. Lì, allora, emergono mille sfumature. Anche tra le non schiave. Anche tra le non ingannate. Le B e le C. per mantenere lo schema.
C'è chi è partita alla ricerca di un lavoro normale, ma, per disperazione e/o remuneratività, ha scelto questa via. Chi è partita con l'intento di prestare servizio in un locale di lap dance e, crisi o miraggio, si è convertita alla strada. C'è chi è partita con la consapevolezza precisa della meta stradale e di cosa avrebbe fatto in Italia, sulla scia di amiche, sorelle, compagne di destino. Tutte sono accomunate dal desiderio di un'esperienza breve, utile ad accumulare un gruzzolo e tornare a casa.
Scelta libera? Condizionatamente. Fatta la tara con lo stato di bisogno, problemi familiari, figli a carico e altre amenità. Meno libera se c'è il moroso pappone che si accomoda nella bella vita. E preme per proseguire nello sfruttamento formato famiglia. Libera, per le altre. Ma libera non vuol dire gradevole. Libera come quella dei minatori, per intenderci. Libera, ma naturalmente soggetta ad esazioni delle bande territoriali, a patti con le reti di controllo, all'accettazione delle sottostanti regole dei grossi racket. A tutto quell'insieme di aggregati che costituiscono l' "ordinamento" di questo mondo sotterraneo e parallelo. L'uffico anagrafe e il settore tributi Osap del buio, per capirci. Con le loro contabilità, nere come la notte dei loro contribuenti.
Le storie sono le più varie. Tutte uguali, tutte diverse. L'importante è non smettere mai di voler comprendere. Di conoscere. Per amore di verità. Per vivere con gli occhi aperti. Per andare alle radici. Per sfiorare il cuore oscuro delle cose. Per conoscere e riconoscere. Per perdersi e ritrovarsi. Per darsi un metro ponderato di condotta. Per dare un senso al caos. Per evitare, finchè possibile, di prendere lucciole per lanterne.