Dunque, faccio fatica a capire se stiamo parlando di giustizia o di legge.
Solo per chiarire, io sto parlando di legge.
Rimanendo sul piano tecnico le cose o stanno in un certo modo o non stanno in un certo modo.
Per cui gradirei confutazioni tecniche. Non sto parlando di quanto eticamente sia sbagliato fare un secondo lavoro quando si e' a casa in malattia. E' abbastanza banale concordare su questo.
Sto parlando di quali articoli di legge violi colui che pone in essere tale comportamento. Per cui, vi pregherei di replicare non sulla base di giudizi etici ma sulla base di articoli di legge.
E' questa sono le domande che mi pongo: quali norme viola colui che durante un'assenza per malattia svolge un secondo lavoro?
Il fatto che tale lavoro sia svolto nell'abitazione piuttosto che al di fuori di essa, e' rilevante ai fini dell'illecito eventualmente commesso?
L'illecito eventualmente commesso ha rilevanza penale o amministrativa?
Giustamente Power dice che non stiamo parlando di una prostituta. E infatti al di la' dell'aspetto boccaccesco, questo aspetto poco importa (con tutto che, a mio modestissimo avviso, aggiunge degli aspetti giuridicamente affascinanti).
Leggo sul Gazzettino di oggi quanto segue:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?i ... ez=NORDEST
"La donna però ha commesso un errore fondamentale: prostituirsi fuori dalle mura domestiche. Se durante i periodi di assenza l’avesse fatto in casa propria, dal punto di vista legale non poteva esservi alcuna conseguenza pratica. Essersi concessa nell’abitazione di un amico, ha invece trasformato il sogno in incubo e notti di sesso a pagamento, magari condite da afflati poetici, in giornate di volgare sfinimento. Oltre a un’ipotesi di accusa per truffa ai danni dello Stato. Nei guai c’è finito anche l’uomo: farà fatica a dimostrare che non sapeva nulla, visto che l’escort trevigiana in cambio dell’alcova gli pagava il mutuo. E infatti è a sua volta indagato per favoreggiamento della prostituzione."
Nota bene: "dal punto di vista legale non poteva esservi alcuna conseguenza".
Non so chi sia l'estensore di tale articolo ma mi sarebbe piaciuto molto che avesse approfondito l'argomento perche' e' proprio questa la questione che mi interessa.
Se poi non interessa voi, vabbe', mandatemi a quel paese e amen.
Possiamo sempre accodarci al trenino dell' "al muro i fannulloni! al muro i fannulloni!". Non serve a niente, ma male non fa. Non e' certo sbraitando che si combattono certi comportamenti.
Vorrei conoscere la casistica dei licenziamenti di dipendenti pubblici licenziati perche' sorpresi a svolgere una seconda attivita' durante le assenze per malattia. Pochini, immagino.
(ovviamente questa mia fissazione per gli aspetti "tecnico-giurisprudenziali" di taluni episodi di cronaca, non e' accademica. Per esempio, sappiamo tutti che gli autovelox e le ordinanze antiprostituzione servono per fare cassa.
Ma lamentarsi di quanto siano ladri i sindaci o di quanto faccia faccia schifo la giustizia in italia non e' che aiuti molto a vincere i ricorsi. Viceversa, evidenziare che in un verbale non e' stata riportata uno delle autorita' cui e' possibile riccorrere, o che una cartella esattoriale non riporta il verbale di contravvenzione, aiuta eccome!)
Vabbe', mi sono rotto io a scrivere, figuratevi quanto vi romperete voi a leggere. Chiedo venia
