Ricordavo male, non era in Umbria.
[h=3]Treviso, il giovane ha chiamato un taxi per rientrare: si è fatto lasciare vicino alla sua abitazione e si è impiccato[/h][h=1]Sorpreso con una prostituta: si uccide[/h][h=2]I carabinieri gli sequestrano l' auto, giovane non sopporta la vergogna di tornare a casa. Il dolore della fidanzata: l' avrei perdonato. Il fratello: mamma e papa' potevano capirlo[/h]
Treviso, il ventenne ha chiamato un taxi per rientrare: si è fatto lasciare vicino alla sua abitazione e si è impiccato Sorpreso con una prostituta: si uccide I carabinieri gli sequestrano l' auto, giovane non sopporta la vergogna di tornare a casa DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - Antonello ha detto: «Mi lasci pure qui, faccio due passi». Racconterà poi il tassista: «Per tutto il viaggio, da Treviso a Colfosco, non mi ha rivolto la parola, nulla. Quando siamo entrati nel viale di casa sua ha voluto scendere subito». Prezzo della corsa: 47.500 lire. Nessuna ricevuta, una banconota da cinquantamila, «tenga pure il resto». Mercoledì sera Antonello non aveva più bisogno di niente. Sapeva dove andare. Ha imboccato un sentierino laterale, ha camminato per duecento metri, fino al campo che pochi anni fa era ancora di suo padre, quello dove c' è un ciliegio dai rami bassi. Si è sfilato la cinghia dai jeans, si è tolto gli occhiali, e si è impiccato. Poche ore prima, a Marghera, era diventato il primo cliente di una prostituta al quale sia stata sequestrata l' auto per favoreggiamento. Era successo altrove, a Perugia per esempio. In Veneto mai. E' toccata a lui. Non ha retto. Antonello P. aveva 25 anni, capelli e barbetta rossi, sguardo mite. Aveva un diploma da geometra, una fidanzata, un lavoro avviato, viveva in una bella villetta con i genitori, faceva volontariato. Poche ore prima di quella corsa in taxi nella sua vita tranquilla si era aperta una crepa. I carabinieri avevano notato la sua Punto a Marghera, via fratelli Bandiera. Lo avevano visto mentre caricava a bordo una prostituta albanese, 24 anni, una delle tante ragazze che ogni sera si vendono sulla strada ampia che dal Petrolchimico porta fino al centro di Mestre. Lo hanno lasciato fare. Antonello non sapeva di essere seguito. Ha consumato il rapporto, ha riportato la prostituta cinquecento metri più avanti. In quel momento, ore 22.10, la sua auto è stata illuminata da un fascio di luce. Lui e la giovane albanese sono stati portati in caserma, la sua auto è stata sequestrata. Antonello è andato verso la stazione, in tasca aveva una copia della denuncia penale nei suoi confronti per favoreggiamento della prostituzione. Ha preso l' ultimo treno della notte, ore 23.50, per Treviso. Poi il taxi verso casa. Lo hanno trovato la mattina dopo. Un vicino di casa, Carlo Pompeo, alle sette è uscito con il cane e ha visto: «Teneva ancora in mano gli occhiali, vestito di tutto punto. No, non l' ho riconosciuto subito». C' è un ragazzo che decide di morire. Forse per la vergogna. Per la paura di dover spiegare. A papà Daniele, che tre mesi fa gli aveva comprato la Punto - «ultima della serie», aveva detto - dopo tre auto sfasciate in incidenti stradali. Alla fidanzata Elisabetta che vive a Bergamo, e che avrebbe sposato dopo aver preso la laurea. Mercoledì l' aveva chiamata prima di uscire, un saluto veloce, «ci vediamo sabato», come ogni sabato da tre anni a questa parte. Non si vedranno mai più. Una cosa enorme, «una vicenda atroce», dice il pm Carlo Nordio, di turno mercoledì notte. E' stato lui a firmare il provvedimento di sequestro dell' auto: «Nell' immediatezza del fatto, l' operato dei carabinieri si presentava formalmente legittimo, e quindi il sequestro è stato convalidato». Il giorno dopo, Nordio fatica a trattenere la rabbia: «I carabinieri hanno agito correttamente, ma in base alla norma chi va a lucciole non può essere punito». Non è proprio così, lo sa lui meglio degli altri: «Io sinceramente non capisco come mai nessuna Procura della Repubblica per decenni, visto che la legge Merlin non è di ieri ma del 1958, si è mai sognata di contestare il reato di favoreggiamento ai clienti delle prostitute e, adesso, all' improvviso c' è che scopre che la norma lo permette». L' intera Procura di Venezia è compatta: nessuno ha mai dato alle forze dell' ordine l' indicazione di colpire i frequentatori delle lucciole. Nordio taglia corto: «Il cliente, in quanto tale, non è assolutamente punibile ai sensi della legge Merlin». La palla passa ai carabinieri. Al comando provinciale dell' Arma di Venezia non si rimproverano nulla: «Non abbiamo infranto nessuna legge, lo conferma il fatto che il pm di turno ha convalidato il provvedimento». E aggiungono: «Basta la legge in vigore, per intervenire contro chi agevola la prostituzione». Fino alle 22.10 di mercoledì, però non c' era mai stato nessun sequestro di auto sulle strade del Veneto. «Non abbiamo ricevuto nessuna direttiva specifica - affermano al comando provinciale dell' Arma -. Abbiamo deciso questa svolta perché a Mestre il fenomeno della prostituzione sta assumendo proporzioni inimmaginabili, e quindi abbiamo ritenuto necessario sfruttare ogni strumento giuridico a nostra disposizione». Qualcosa si doveva fare, dicono tutti. Hanno cominciato da Antonello P, geometra. I suoi funerali si terranno oggi, ore 16, nella chiesa di Colfosco. Marco Imarisio LE REAZIONI Il dolore della fidanzata: l' avrei perdonato Il fratello: mamma e papà potevano capire DAL NOSTRO INVIATO TREVISO - «E' tutto giusto, nella nostra vita». Elisabetta ha capelli color tiziano. Parla appoggiata a un muro della casa dell' uomo che avrebbe dovuto sposare tra qualche mese. Ed è come se parlasse a lui. «Se fosse qui lo perdonerei, cercherei di capire». Lui non l' ha aspettata. Ha pensato che tutto - speranze, sogni, la considerazione degli altri - fosse finito con quel verbale di sequestro, con l' accusa di favoreggiamento. Antonello è morto a cinquecento metri da casa, a Colfosco, frazione di Susegana, ottocento abitanti, circonvallazioni e statali piene di camion. Ultimo di tre fratelli, lavorava nello studio del padre Daniele - era geometra come lui -, viveva nella villetta in ardesia che i suoi genitori avevano finito di costruire otto anni fa. Manuel, suo fratello maggiore, l' unico a non lavorare nello studio di famiglia, scuote la testa. «Non capisco, non riesco a spiegarmi perché. Se fosse capitato a me, lo avrei raccontato senza problemi». Dice: «Era limpido come il sole, non aveva segreti. Il lavoro andava benissimo, mio padre e mia madre sono giovani, avrebbero capito». Manuel fa il camionista, ha mani e braccia grosse, ma un' aria mite. Anche quando tira fuori la rabbia: «Non denunceremo nessuno - dice - anche se non capiamo perché i carabinieri sequestrano la macchina di un bocia e lasciano in strada le prostitute. E come quando sequestrano le sigarette di contrabbando e lasciano libero chi le smercia». «Gente perbene», dicono giù al bar «Medioevo», «gente che alla domenica va sempre in chiesa». Ci andava anche Antonello, con la mamma Luisa. Era grazie all' attività della parrocchia che aveva conosciuto Elisabetta. Due anni fa si erano incontrati in un campo scuola-lavoro organizzato dagli oratori. Lei ha 26 anni, vive a Bergamo, a ottobre diventerà ingegnere. Difficile chiedere adesso com' era Antonello, difficile chiederlo a Elisabetta, che ne parla al presente: «E' un ragazzino, estroverso e solare. Un giocherellone intelligente, che ha una bella testa. Un tifoso passivo quando si parla di calcio, appassionato di Internet, ma senza follie». Lo ricordano tutti così, nei bar di Colfosco: «Un ragazzo normale - dice l' amico Roberto -, non immaginavi che fosse uno che andava con le prostitute». Forse di questo, ha avuto paura Antonello, degli sguardi cattivi della gente. Elisabetta scuote la testa: «Io so perché si è ucciso, e non è per la vergogna. Io so. Ma non lo dirò a nessuno, è un segreto che rimarrà nel nostro cuore, e poi Antonello non avrebbe voluto». E ne parla al passato, per la prima volta. M. Ima.