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Tranne nel mio caso...



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ma qualche avvocato tiene il conto di quante cause vince?come mi disse una volta un amico di Londra, io non ci faccio niente se nel cv mi scrivi che fai l'avv. da 10 anni. perché magari in 10 anni hai perso tutte le cause che hai fatto. tu mi devi scrivere quanti deals hai concluso, il loro valore, quante cause hai fatto e quante ne hai vinte.
Mi piace molto il pensiero cinico. È vero ciò che dici ed hai vissuto [ e stai vivendo] e quindi hai ragione. Fino a quando non hai torto.Ciao a tutti! Nonostante sia un privilegiato e pure plurilaureato (lavoro infatti per una famosa compagnia assicurativa triestina nel ramo attuariale in qualità di consulente) anche per me le cose non girano troppo bene: negli ultimi anni, anche prima dell'esperienza giuliana, ho avuto modo di lavorare per aziende sia IT che meccaniche nelle quali il merito non era mai riconosciuto né tantomeno apprezzato: in qualità di precario pure "anziano", ai fini degli sgravi fiscali promessi al datore di lavoro in materia di assunzioni, venivano infatti preferiti ai fini della stabilizzazione, ragazzi di massimo venticinque anni che nulla sapevano e nulla facevano, limitandosi solo e soltanto al signorsì o a compiere mansioni minime e parcellizzate. A Turriaco, nei pressi di Monfalcone, dove ho lavorato tre anni fa, in una azienda meccanica il principale assumeva solo ragazzi di massimo vent'anni sedicenti periti industriali, che non sapevano nulla; tralascio ragioniere diplomate con lode (?)che ignoravano tutto della partita doppia. Spettava allo scrivente formarli. (Tanto in futuro complice la deindustrializzazione in corso i ventenni di oggi si ridurranno a fare i camerieri o gli scimmioni alla catena di montaggio dominati dalla IA). E a chi non veniva vrinnovato il contratto a fine ciclo lavorativo? Indovinate un po'. Da due anni mi giostro con partita iva: prendo una miseria, ma campicchiando anche con lavori nero ( sono laureato in fisica, matematica e finanza ..) qualche cosa metto da parte ( ripetizioni di matematica o di piano, contabilità nera..). Il consiglio spassionato che mi sento di dare è: ai più giovani, scappare dall'Italia. Ai meno giovani: stringere la cinghia e arrivare alla agognata pensione. Ai benestanti di famiglia, quorum ego: vivere di nero oppure di rendita. Alle donne: fare come mia madre terza media ex modella e karateka, che si è sposata un ingegnere di quattordici anni più anziano (mio babbo) oppure profilo Onlyfans. Tutto molto cinico e berlusconiano.
Sei qui perché su questo forum ci scrive gente che sa scrivere.Mi piace molto il pensiero cinico. È vero ciò che dici ed hai vissuto [ e stai vivendo] e quindi hai ragione. Fino a quando non hai torto.
Provo a spiegarmi: non sono laureato, mio padre è andato in pensione con la partita Iva [ lavorando 10 ore al giorno dal lunedì al sabato ( come del resto molti altri)], mia madre casalinga. Io, come già scritto, sono operaio. Mi sono comprato casa, auto, moto [ quando le cose andavano meglio] vado in ferie, e a mignotte . Vivo con quello che ho. Mi sono costruito una vita, da giovane, pensando al futuro. Ho faticato, e fatico anche adesso. E cerco di arrivare alla pensione anche se è ancora lontana. Io spero che i giovani d'oggi, imparando da noi anziani, facciano quello che molti di noi non abbiamo fatto: tirare fuori le palle, e costruirsi un futuro. Se noi gli diciamo: andate via.... in Italia non c'è futuro ecc. Il futuro se lo devono costruire, aiutati da noi. Anche perché saranno quelli che ci dovranno pagare la pensione e occuparsi di noi, quando saremo vecchi e rincoglioniti [ praticamente da ora, visto i discorsi che scriviamo]
Ci sarebbe tanto da dire sulla povera Italia, sul lavoro, sui sindacati e sulla politica.
Ma sono sul forum principalmente per parlare e leggere di puttane e puttanieri, sesso e perversioni, quindi mi ritiro nelle mie stanze a fare ciò che più piace.
Grazie e arrivederci
Però "solo perché" sono le parole giuste."solo perchè ".
Ecco uno dei motivi per i quali i laureati italiani - a maggior ragione se muniti pure di altro titolo, abilitazione o master - fuggono all'estero.
Aggiungo che abbiamo il minor numero di laureati d'Europa: a malapena il 30% nella fascia di età 24-35 anni.
Continuiamo pure a trattarli male ed a criticarli " solo perché" sono laureati e specializzati, ritenendo che i titoli di studio non contino: a breve, in Italia non avremo più alcuna competenza in circolazione.
Sembrano averlo capito anche fuori dall'Europa: non mi risulta che tra i permessi di soggiorno, rilasciati nel nostro paese per lavoro, abbondino quelli ad alta specializzazione scientifica o accademica.
Dunque, perfino i laureati in paesi stranieri ci evitano come la peste: constato infine che se uno straniero studia e si laurea in Italia, potete star certi che non si ferma qui.
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