Da escort godevo di piu..

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Anni fa ero una escort. Non lo dico con vergogna, ma con la consapevolezza di aver vissuto un capitolo intenso della mia vita. I miei incontri erano spesso soddisfacenti, costruiti su una fiducia reciproca che si creava nel tempo. I clienti che tornavano non cercavano solo compagnia, ma anche ascolto, complicità, immaginazione — elementi che io offrivo con naturalezza, perché facevano parte di me.

Ero fantasiosa, presente, attenta ai dettagli. Consideravo il mio lavoro una forma di professionalità: sapevo mettere a proprio agio, capire i desideri senza giudicare, e creare uno spazio in cui entrambi potessimo sentirci liberi. Non era solo un ruolo, era un impegno che prendevo sul serio, in cui davo tutta me stessa.

Essere pagata per le mie prestazioni era, in un certo senso, appagante: non solo per il compenso in sé, ma perché rappresentava un riconoscimento di ciò che offrivo e di chi ero. Spesso capitava che venissero persino a prendermi alla metro, magari mentre ero in giro per commissioni — piccoli gesti che raccontavano un’attenzione concreta, quasi quotidiana.

C’era anche un aspetto che consideravo un punto a favore: nella maggior parte dei casi non si permettevano di mancarmi di rispetto, nemmeno quando ci si trovava in situazioni più informali come in auto. Era chiaro che esistesse un confine, e veniva rispettato. Solo chi cercava di fare il furbo rompeva quell’equilibrio, e quei tipi non li ho mai sopportati.

Col tempo, alcuni di quei clienti sono scomparsi, portati via dalla vecchiaia. La loro assenza mi ha fatto riflettere su quanto, al di là delle etichette, si creino legami umani — fugaci forse, ma reali. Ognuno di loro ha lasciato una traccia, un ricordo, una storia intrecciata alla mia.

Oggi guardo a quel periodo senza rimpianti. È stato parte di ciò che sono diventata: una persona che ha conosciuto molte sfumature dell’animo umano, che ha imparato a osservare, ad accogliere e, soprattutto, a vivere senza nascondersi.
 
È una riflessione che molti qui dentro dovrebbero leggere , ma più che leggere direi quasi studiare, , alcuni ossessionati dai rapporti free come UNICA etichetta di validazione.

Confermi quello che sostengo da anni e che vedo in molte mie fidelizzate di vecchia data, sono rapporti mercenari siamo d'accordo, fugaci siamo d'accordo, ma alcuni anche più veri di molti altri costruiti indossando la maschera della seduzione, che si tratti di una vita o di una notte soltanto.

Perché di maschera si tratta, nella maggior parte dei casi...e allora sono più " maschera " i soldi o la seduzione ?.

Ti portano tutti e due alle batterie di partenza , poi allo " sparo " conta quanto vali come centometrista.

Questo al di là del genere di appartenenza, non sono mai stato a trans ad esempio e non ne sento il bisogno, ma i meccanismi di cui hai parlato credo siano universali.
 
La mia pochezza non mi permette di esprimere al meglio la stima che ho nel leggere queste parole, a prescindere dalla tipologia di servizio e/o prestazione, questo dovrebbe essere il pensiero di chi, in piena libertà, decida di fare la professionista (o il professionista) del sesso. Perché fino a prova contraria siamo sempre umani, e per quanto si possa dire il contrario, molti rapporti sessuali sfociano in rapporti umani, ognuno teso alla ricerca di qualcosa, un piacere sopito, o per placare un demone interiore, o per sfuggire alla solitudine.
Belle parole che condivido.
 
È una riflessione che molti qui dentro dovrebbero leggere , ma più che leggere direi quasi studiare, , alcuni ossessionati dai rapporti free come UNICA etichetta di validazione.
Sono d'accordo con te, le pay alla fine sono donne nè più e nè meno di quelle che non esercitano. Quindi non differiscono di base, dove solo il contesto (come anche tu evinci) è annacquato, ma non del tutto inficiato dallo scambio economico.

Dopotutto ci sono pay che se la godono selezionando la loro clientela e quelle che invece fanno all'opposto per svariate loro ragioni. Non tutte sono uguali e non tutte sono delle macchinette del sesso.

In più aggiungo che è proprio la ricerca ossessiva di validazione che sia molto sopravvalutata, però comprendo chi invece ricerca solo quello per godere a sua volta. Ovviamente questa validazione si può ottenere anche come dici tu e seppur dietro ci sia un mero scambio economico. E' cosa rara, ma accade, l'importante è farsela accadere e non ricercarla anche in questo caso in modo spasmodico (altrimenti i rischi sono molteplici).

Faccio un esempio: Ho rivisto di recente una vecchia fidelizzata che avevo messo in disparte da un po' di tempo, ebbene non solo ho fatto dell'ottimo sesso, ma è anche migliorato a tal punto che mi ha detto "Ti ci voleva una pausa eh, ti ho ritrovato insaziabile" e all'ennesimo letto spostato talmente tanto ci stavamo dando giù, che ha aggiunto "Fermiamoci che altrimenti il mio corpo non regge" (mentre sorseggiava acqua per riprendersi).
Ora io con questo racconto non voglio tirarmela o fare il grander, anzi tutt'altro, voglio solo dire che del buon sesso e dove entrambi si divertono può capitare (nonostante sia una scopata mercenaria). Poi di sicuro so bene che con questa pay non c'è altro e non ci sarà mai altro (e credo che questa cosa sia reciproca), però di sicuro ci andiamo a genio lato sessuale.
 
Ultima modifica:
Grazie della condivisione, ho una domanda alla quale se vorrai rispondermi te ne sarò grato.

Quei clienti ti mancavano perché nel tempo avevi costruito un rapporto che andava al di là del semplice cliente-esercente, oppure era un discorso anche di empatia?
È una domanda più profonda di quanto sembri, grazie per averla posta così.

Non era solo lavoro, e non era nemmeno qualcosa che potesse trasformarsi in altro. Era uno spazio fragile, sospeso, in cui due persone — con le loro vite, le loro solitudini, i loro desideri — si incontravano senza dover fingere troppo.

C’era empatia, sì. Ma non quella superficiale. Era un riconoscersi, a volte silenzioso: nei gesti, negli sguardi, nel modo in cui qualcuno si lasciava andare o, al contrario, cercava solo un po’ di tregua.

Offrivo qualcosa di me, loro facevano lo stesso, anche senza dirlo. E in quello scambio, per quanto limitato nel tempo e nei confini, c’era una verità difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta.

Per questo, quando alcuni di loro sono scomparsi, non ho sentito la mancanza di un “cliente”. Ho sentito un vuoto più sottile: l’assenza di quelle presenze che, per un tratto di strada, avevano condiviso con me qualcosa di profondamente umano.

Non li rimpiango. Ma li porto con me in un modo silenzioso, fatto di rispetto, di memoria… e di una tenerezza che non ha bisogno di un nome.
 
Bellissimo intervento.
Però mi rendo conto che tu ( posso darti del tu?) sei un'anomalia, bellissima, di questo mondo.
Tra le migliaia di contabili rumene e cinesi e sudamericane.
Puoi darmi del tu, certo.
Ma la mia esperienza non è questione di eccezione o categoria. Parlo di incontri che si consumavano tra vite vere, di solitudini che si sfioravano senza bisogno di etichette, di desideri che si manifestavano in silenzi, gesti, sguardi. Ogni presenza lasciava un’impronta, fragile e sottile, impossibile da catalogare o ridurre a stereotipi.

Quella era la verità di questo lavoro: uno spazio sospeso, dove l’autenticità emergeva nei dettagli più piccoli e nella vulnerabilità condivisa. E anche se quegli incontri finivano, le tracce sono rimaste — silenziose, profonde, irripetibili. È questo, non altro, che porto con me
 
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Confermi quello che sostengo da anni e che vedo in molte mie fidelizzate di vecchia data, sono rapporti mercenari siamo d'accordo, fugaci siamo d'accordo, ma alcuni anche più veri di molti altri costruiti indossando la maschera della seduzione, che si tratti di una vita o di una notte soltanto.
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e hai ragione da vendere.. pensa la stessa cosa se la fidelizzata fosse una massaggiatrice professionista a cui ti sei affidato per anni per alleviare un qualche problema muscolare, magari causato dalla tua professione. Ti sei confidato, condiviso cose.. sarebbe comunque un rapporto di fiducia mercenario.. eppure ancora oggi tocca spesso a nascondersi.
 
@SyriaTrans trans.
Perdonami. Il poco tatto.
La discussione è "Da Escort godevo di più."
Mi sorgono delle domande, tutte molto personali. Ripeto, se scorrette, cestinate immediatamente.
Forse oggi hai completato la transizione.
Godevi di più, perché i tuoi due generi, maschile e femminile, erano in equilibrio?
Oppure quella scossa dovuta alla trasgressione e alla ricerca di una condivisione del proprio sentire un genere diverso, aiutava a empatizzare con i clienti?
Napo
 
@SyriaTrans trans.
Perdonami. Il poco tatto.
La discussione è "Da Escort godevo di più."
Mi sorgono delle domande, tutte molto personali. Ripeto, se scorrette, cestinate immediatamente.
Forse oggi hai completato la transizione.
Godevi di più, perché i tuoi due generi, maschile e femminile, erano in equilibrio?
Oppure quella scossa dovuta alla trasgressione e alla ricerca di una condivisione del proprio sentire un genere diverso, aiutava a empatizzare con i clienti?
Napo
Ciao Napo, grazie per il tatto nel porre le domande.

Non sono operata, quindi la mia esperienza non si basava su un completamento chirurgico, ma più sulla possibilità di esplorare e condividere momenti autentici.

Più che un equilibrio tra generi, era la connessione con l’altro che rendeva tutto intenso: la trasgressione, la scoperta di sé e la comprensione empatica.. arricchivano quell’esperienza
 
Ti è mai capitato di uscire con uno dei tuoi clienti perché presa da lui?
Io da cliente un paio di volte ho avuto questa esperienza ma non me la sono sentita di uscire, una di queste ragazze ci rimase male, quindi penso che anche nel pay ci sia spazio per i sentimenti, almeno credo.
Mi è successo anche che alcune mi dicessero di non farle arrapare (tipo con il daty) perché non volevano lasciarsi andare, come se avessero o vergogna o paura, forse tu potresti rispondere a questa domanda.
 
Ultima modifica:
Frequentandosi per molto tempo alla fine si diventa amici, ci si scambiano confidenze e a volte si va anche a cena fuori, una escort è una persona, che sia femmina o trans non cambia nulla. Ho sempre cercato di instaurare rapporti di rispetto e conoscenza reciproca, il nostro mondo da qualsiasi parte lo vedi, lo vivi, è popolato da solitudini, è sola la escort è solo il cliente, far godere una donna per me è una soddisfazione, godere insieme ancora maggiore, una fidelizzata mi ha detto con te godo, sto bene, dimentico di essere una puttana. Poi dopo fare quattro chiacchiere su di noi sui nostri problemi, darsi coraggio, farsi due risate, è un rapporto sincero.
Lo stesso discorso vale per le trans, mettersi alla pari dimenticando i ruoli, non pensare io pago, ma io sono qui perché ho bisogno di un momento trasgressivo e ammetterlo dopo il rapporto ti mette in pace con te stesso e quando la trans gode vuol dire che l’hai messa sul tuo stesso piano.
@SyriaTrans Grazie di questa condivisione.
 
Ti è mai capitato di uscire con uno dei tuoi clienti perché presa da lui?
Io da cliente un paio di volte ho avuto questa esperienza ma non me la sono sentita di uscire, una di queste ragazze ci rimase male, quindi penso che anche nel pay ci sia spazio per i sentimenti, almeno credo.
Mi è successo anche che alcune mi dicessero di non farle arrapare (tipo con il daty) perché non volevano lasciarsi andare, come se avessero o vergogna o paura, forse tu potresti rispondere a questa domanda.
Mi godevo il momento quando uscivamo insieme. Erano giornate fatte di spensieratezza, di risate leggere, di piccoli gesti che restano impressi nella memoria: un caffè preso al volo, una passeggiata senza meta, conversazioni che si infiltravano tra sogni e curiosità. Allo stesso tempo, eravamo consapevoli che lasciarsi andare poteva complicare le nostre vite.

È normale: anche nei rapporti più inaspettati ci sono sentimenti, empatia, connessioni che non si possono misurare. Lasciarsi trasportare verso qualcosa di romantico o extra-lavorativo richiede attenzione, e nella maggior parte dei casi sceglievo di proteggere me stessa e l’altra persona. Eppure, quella connessione, così pura e intensa, sembrava capace di superare ogni barriera, ogni tabù.

Perché lo dico? La società ancora punta il dito se un uomo, etero o bisessuale, esce in pubblico con una donna trans. Con una donna cisgender, spesso va bene; con una trans, tutto diventa complicato, giudicato, limitato. Così mi ponevo dei limiti, pur sapendo che l’affetto, la complicità e l’attrazione che provavamo superavano qualsiasi pregiudizio.

Guardando indietro, ricordo quelle giornate con un sorriso: momenti di leggerezza e sincerità, piccoli universi in cui eravamo qualcosa un più, liberi e senza paura. E anche se la vita ci portava lontano, quelle connessioni restano, vive nella memoria, preziose e irripetibili.
 
Mi è successo anche che alcune mi dicessero di non farle arrapare (tipo con il daty) perché non volevano lasciarsi andare, come se avessero o vergogna o paura, forse tu potresti rispondere a questa domanda.
Succede perché il piacere e l’intimità non sono mai solo fisici: coinvolgono anche le emozioni. A volte le persone sentono il bisogno di tenere un po’ di distanza per proteggersi da sentimenti troppo forti.. questo lavoro se non lo gestisci bene ti logora. Non è vergogna o colpa, è solo un modo per prendersi cura di sé. Anche quando c’è attrazione o complicità, scegliere quanto lasciarsi andare è naturale e aiuta a sentirsi sicuri.

Però non lasciarsi andare alla fine complica le cose, sia fisicamente che mentalmente, perché limita il piacere. Non è da tutti i giorni trovare qualcuno che riesca davvero a farlo bene, e quando succede, non poterlo vivere pienamente significa perdere un momento importante della propria sessualità. Almeno io la penso così: per me lasciarmi andare era una parte fondamentale del piacere e della connessione.
 
Visto che anche altri hanno posto domande ci provo anche io. Io parto dal presupposto che ci siano vari livelli di escort e che questi livelli non siano dati dal conquibus richiesto, dal fatto che siano loft/otr o dal gender come si usa dire oggi. Piuttosto il livello è marcato dall'atteggiamento, dal modo di fare e dall'attitudine della persona. La maggior parte delle escort non approfondiscono gli incontri. Alcune non si ricordano nemmeno se sei stato con loro il giorno prima. A malapena conoscono il tuo nome. Soprattutto nel mondo trans, che penso di conoscere abbastanza bene, ci sono anche mille sbandate. E come io ho incontrato pochissime e rare eccezioni con le quali si potesse instaurare un rapporto continuativo e più profondo (sempre sesso pay, intendiamoci) così immagino che anche per te non tutti i clienti siano stati gentlemen. Forse ricordi, o vuoi ricordare, o voui rappresentarci solo quelli ma penso che anche tu abbia avuto rapporti mordi e fuggi senza rispetto come ne ho ricevuti io (e forse potrei dire come ne abbiamo ricevuti noi). Perchè da come lo descrivi, il mondo escort sembra essere su una nuvoletta... Ma non può essere solo così. Altrimenti o sei stata fortunata o sei stata brava a scegliere i partners.
 
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