Quello che può combinare una moglie al momento della separazione è qualcosa che conosco molto bene, avendo vissuto sulla mia pelle una separazione giudiziale durata sette anni, più uno e mezzo per a arrivare al divorzio, di cui ho già ampiamente scritto.
Per quanto riguarda l'intervento del tribunale ecclesiastico, mi permetto delle precisazioni e correzioni rispetto a quanto detto sopra.
Innanzitutto non esiste la dichiarazione di annullamento, ma di nullità del matrimonio e la differenza non è piccola come può apparire a prima vista.
La Chiesa, tramite il tribunale ecclesistico competente per ogni diocesi, non delibererà mai l'annullamento, in questo caso significherebbe che il matrimonio è stato valido fino all'intervento della sentenza, delibera invece la nullità ovvero che "il matrimonio non è mai esistito" quindi nullo.
La procedura per accedere a questo iter è più semplice di quanto si è indotti a credere, ma soprattutto molto più economica di quanto non si racconti.
Solitamente chi vuole intraprendere questa via si rivolge a proprio parroco il quale, se non è più che onesto chiede cifre molto alte (dai 10.000€ in su) per istruire la pratica.
In realtà è sufficente rivolgersi alla propria diocesi.
Faccio un esempio per maggior chiarezza.
Ho celebrato il matrimonio religioso in una parrocchia della diocesi di Milano e voglio chiedere la nullità.
Mi rivolgerò al Tribunale Ecclesiastico della Diocesi di Milano dove una "commisione" di tre prelati valuterà le motivazioni sulle quali baso la mia richiesta.
Se queste verranno ritenute attendibili si potrà procedere ad istruire il "processo".
Per la cronaca, si può decidere di procedere comunque anche con parere sfavorevole e la presenza o meno di figli minorenni o maggiorenni non ha alcun tipo di influenza sul procedimento.
A questo punto si può scegliere di farsi assistere da un avvocato specializzato in diritto canonico e autorizzato dal Vaticano (attualmente in Italia sono poco più di 160), oppure a differenza di quanto accade nei tribunali italiani, si può scegliere di procedere da soli. In questo caso si verrà affiancati da un prelato esperto nelle procedure che stenderà la richiesta di nullità (libello) in latino, così come tutti i successivi documenti.
La controparte verrà sentita dai giudici, risponderà alle domande, ma non potrà controbattere, infatti differentemente dal tribunale civile dove in una causa giudiziale si deve stabilire chi ha torto e chi ragione, dando o meno il famigerato addebito, in quello ecclesistico ci si preoccupa solo della validità del sacramento.
Una volta emesso il "verdetto", l'intera pratica passa ad un secondo grado di giudizio, una sorta di appello obbligatorio, dove un altro tribunale esprimerà un parere concordante o discordante con il primo.
Per la diocesi di Milano il "tribunale di 2º grado" competente è quello della diocesi di Genova.
Se i due verdetti sono uguali viene emessa la delibera: conferma della validità o nullità del matrimonio.
In caso di verdetti discordanti il tutto passa a Roma al famoso tribunale della Sacra Rota al quale spetterà l'ultima parola.
Per un procedimento iniziato a Milano comprendente i tre passaggi i tempi per concludere l'iter sono di circa 18 mesi.
Senza avvocato i costi si aggirano attorno ai 600 €, mentre con l'assistenza legale la cifra sale a 3.000/3.500 €.
Se viene intrapresa da subito questa strada, in caso di dichiarazione di nullità, la stessa avrà effetto anche sul matrimonio civile e il tribunale ratificherà il "verdetto" di quello ecclesistico.