Eccoci qui anche quest’anno. Affacciati sulla notte che ci porta nell’equinozio d’autunno.
L’aria è fresca sul terrazzo di casa mia. Non ancora fredda, ma ho messo una maglietta con le maniche lunghe, prima di uscire ad osservare quel poco di cielo che si intravvede fra nuvole tranquille.
Per me è una notte diversa, come quella che porta all’equinozio di primavera. Una notte più intrigante, sensuale e misteriosa di tutte le altre.
Perché conduce al giorno dell’equilibrio perfetto fra le ore di luce e quelle di buio, in entrambi gli emisferi. E questa cosa mi produce un’emozione speciale. Non saprei come spiegarla razionalmente. Forse appartiene al Peter Pan residuo che abita dentro di noi, però questo equilibrio perfetto mi culla, mi solleva e mi fa viaggiare oltre il mio confine visivo. Mi concede la sensazione di essere in sintonia con gli opposti, con il giorno e con la notte, con chi entra nell’autunno e chi va in primavera, con chi sta da una parte e chi dall’altra del pianeta, col bene e col male.
Lo so, è solo immaginazione, frutto della mia fantasia, ma per due notti all’anno mi concedo di respirare questa meravigliosa sensazione.
E poi, c’è un altro motivo, che però, invece, mi agita. L’equinozio è come una invisibile linea di demarcazione.
A quell’equilibrio perfetto, si contrappone una netta separazione.
Ci avete mai pensato? Tutte le altre notti salutano un giorno per trasportarci nel successivo, discretamente e senza una marcata differenza fra essi. L’equinozio invece traccia un solco, oscura definitivamente una stagione mentre illumina la successiva. Lo so che ci sono anche gli altri due cambi di stagione, tra autunno e inverno e tra primavera ed estate. Ma non è la stessa cosa. Sono due passaggi, come dire, più morbidi, lievi, quasi non percettibili.
Invece l’equinozio no. Divide in modo netto, irreversibile, il tempo del verde e delle fioriture da quello dei gialli sfumati al rosso, che porta al secco e gelido successivo. Tra quello che è stato e quello che sarà.
Per natura preferisco i passaggi morbidi. Non sono avvezzo a chiudere porte definitive alle mie spalle. Amo le dissolvenze e le transizioni armoniose, le esperienze che iniziano, senza chiuderne altre. E amo i sogni che non finiscono mai.
Perciò l’equinozio mi agita, ogni volta, tracciando un solco tra ieri e domani.
E anche su questo punto, qualcuno potrebbe ricordarmi che almeno un po’ di tabacco si dovrebbe sempre mettere nelle sigarette che si arrotolano. Ma non è così, sono solo influssi astrali. Gli equinozi mi fanno questo effetto.
Forse quest’anno non reggerò, anche perché non sono in formissima, ma quasi sempre ho fatto l’alba la notte dell’equinozio, sia di settembre che quello di marzo. Una piccola follia-fantasia che mi piace concedermi.
Assaporare tutta l’aria della notte e godermi l’aurora, mentre la luna completa il suo transito nella costellazione del Toro, puntando lo sguardo lontano, dove brilla Aldebaran, magnifica stella che alimenta speranze e fantasie e non smetterà mai di farci sognare che qualcosa di fantastico ci sta aspettando.