Comunque ciascuno possa interpretare questa tentazione di farsi vedere al bar, dai compaesani, il semplice fatto che possa farsi strada un'idea così apparentemente antica, mi porta a riflettere, ripercorrendo alcuni miei viaggi, come diverse siano le realtà, in base al luogo in cui ci troviamo.
Per taluni sembrerebbe così assurdo. Il bar ai tempi dei social.
Eppure girando la penisola, non è così strano. Entro in un bar della metropoli o di una qualsiasi altra città di media dimensione e ho la percezione che a nessuno frega chi sia, quel tipo che è entrato, ha preso un caffè e se ne è andato. A volte, addirittura, sei quasi un fastidio, per quello che viene dopo e ha fretta e si agita, col suo scontrino nella mano.
Perchè poi c'è un treno da prendere, un taxi da rubare, un appuntamento in ritardo. La folla, indifferente, a te e ai due che si baciano, a quelli che urlano e a quelli che corrono telefonando. Come se tutto ciò che è importante veramente, accadesse sempre da un'altra parte del punto in cui ci si trova.
A volte invece approdi in luoghi dove, ancora prima di entrare in un bar, percepisci che qualcuno ti sta notando. Anche senza un motivo, anche distrattamente e senza voler necessariamente sapere chi sei. Ma non sei un fantasma.
Entri nel bar e già il saluto è diverso. La signora alla cassa, ti sta guardando negli occhi. Sa che non sei del posto. Ti guarda e tu esisti realmente, non come in quel bar della metropoli, dove sei solo quello che ha preso lo scontrino #1676539875.
Ci sono delle persone che giocano a carte, in quel bar di quel luogo, che non è la città. Continueranno la loro partita, mentre bevi il caffè, senza rivolgerti probabilmente la parola. Ma sai che ti hanno visto, alzando la testa. Sai che il tuo volto, comunque, resterà in qualche loro remoto ricordo visivo; tanto che se dovessero rivederti il giorno dopo, o in una foto, si ricorderebbero che sei entrato in quel bar e hai bevuto un caffè.
Non come nel bar della metropoli, dove per tutti quelli che erano lì, a bere un caffè, a fianco, tu non sei mai entrato.
E' questo che penso. Che ogni luogo in cui viviamo, o in cui ci fermiamo anche solo un attimo del nostro percorso, vive un suo tempo, pur appartenendo, nello stesso tempo, ad un universo più ampio, che racchiude un'immensità di luoghi, appartenenti solo apparentemente allo stesso tempo.
Forse, in qualche luogo, entrare in un bar con una ragazza, ha un significato diverso, da come lo intendo io o altri. Anche se è un significato che non appartiene più a questo tempo, come lo intendiamo. Che però non è probabilmente migliore, visto che se entro a bere un caffè, in un qualsiasi bar della mia metropoli, per tutti io non sono mai entrato.