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Ospite
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Correva l’estate 1992…
Cinque, aitanti giovanotti italiani, tra cui il sottoscritto, percorrevano i boulevard di Las Vegas a bordo di un ridondante van GMC Safari, rigorosamente noleggiato al prezzo più stracciato di tutti gli States…
Grosso, cromato, cafonerrimo Safari...
Lo stereo suonava funky a pieno volume, e il portellone laterale era (illegalmente) aperto per meglio “areare il locale” che era un trionfo di raffinatissimo velluto e moquette rossi, ormai imbevuti del puzzo delle mie Marlboro, e stemperare l’air cond che avrebbe frizzato un pinguino…
Il nostro tasso alcolemico era ragionevolmente alto, ma ai corrispondenti giovanotti degli anni 2000 farebbe sorridere…
… Va detto però che sarebbe stato sufficiente per trascorrere al fresco almeno una notte, nelle non troppo accoglienti galere del Nevada…
Alla nostra destra si affiancò una berlinona datata, con a bordo due ragazze indigene.
Due – ragazze – indigene.
Non ho detto belle…
Ma comunque vive, tiepide, e respiranti…
Parimenti allegre.
Parimenti con stereo a palla.
Parimenti a caccia di avventure.
Allacciare una discussione interveicolare nel mio inglese, allora appena potabile, fermarsi a rafforzare insieme il tasso alcolico e invitarle in albergo fu un tutt’uno.
Uno di noi cinque era fidanzato da poco… Si chiamò subito fuori.
Un altro da non abbastanza… Anche lui pensò alla sua bella in Italia.
Un altro era Ingegnere… E, mentre ragionava sui rischi delle possibili MTS e calcolava massa e accelerazione di chiappe e tette delle due americanine…
…Io e il quinto membro del gruppo, lui fidanzato già da troppo e io single, arrangiammo un after nella mia camera di albergo…
Dovemmo gestire un po’ la logistica.
Eravamo in cinque in due camere (beh, non si navigava nell’oro) e il mio compagno di stanza, che era uno dei due fidanzati da troppo poco (oggi entrambi divorziati), scambiò la sua branda con quella del mio sparring partner.
Poi c’era il problema dei preservativi… Non ne avevamo di scorta perché erano una spesa cospicua da affrontare senza la certezza dell’utilizzo…
Sicché, mentre io facevo gli onori di casa alle due americanine allegre e spruzzoncelle, lui visitò la galleria dell’albergo alla ricerca dei “condoms”… Chiamandomi poi in stanza dal bazaar per farsi ricordare “come si dice preservativo in inglese?” e “taglia regolare?”…
Quest’ultima domanda era quanto mai appropriata, visto che scoprimmo che l’assortimento locale di goldoni contemplava anche tende di copertura per gli zeppelin degli afroamericani... articoli che ci avrebbero fatto fare una ben magra figura…
Le due spruzzoncelle non erano poi male…
Una era chiatta anzicchenò, riccia misto biondo, generosamente dotata di tette non troppo sode e con due begli occhi azzurri e labbra carnose. Faceva l’aviere alla vicina base aerea di Nellis.
L’altra era piccoletta ma fisicata, con un gran bel culetto appizzo, tettine portatili all’insù, capelli neri lisci sotto il cappello da baseball… Faceva il poliziotto presso la stessa base.
Alla TV, se ricordo bene, davano “Basic Instinct”: era appena uscito (forse non era nemmeno arrivato in Italia) ed era una prima visione offerta dall’albergo…
L’avrei visto davvero solo anni dopo, in lingua tricolore.
Mentre la poliziotta era rinchiusa in bagno, dove restò un bel po’, probabilmente per una completa lucidatura dei tubi di aspirazione e scarico, e il mio nuovo compagno di stanza risaliva una ventina di piani con i condom, faticosamente ottenuti, in pugno, l’aviere, in ginocchio sul king size, mi si avvicinò senza tanti complimenti gattonando e mi cacciò un palmo di lingua – invero un po’ rasposa – in bocca…
“Strana la vita - mi disse - a me piaceva il tuo amico, e alla mia amica piacevi tu…”
“Che troia sta cicciona - pensai - le piace il mio amico, ma non riesce a resistere il tempo che lui entri in stanza pur di iniziare a fare sesso”
“Esticazzi!” Le avrei detto già allora, se solo avessi saputo tradurlo in modo efficace in inglese…
Ma espressi seraficamente un “no problem” chiarendo che, tutto sommato, nonostante la sua “indiscutibile bellezza” (dove, invero, la quantità suppliva e surclassava la qualità) mi sarei sacrificato a fare coppia con la sua più tonica amica poliziotta (dal gran culo) lasciando al mio amico condomizzato il discutibile piacere di affrontare le sue grazie e la sua lingua rasposa…
Finalmente, la poliziotta uscì dal bagno…
Il mio amico ci raggiunse in stanza…
Poggiò il prezioso pacchetto di condom con discrezione ma a portata di mano.
Abbassammo le luci…
E ci buttammo sui due king size.
Lui con l’aviere chiatto.
Io con la poliziotta tonica.
Dal letto affianco, ben presto, si cominciarono a sentire miagolii di godimento, che il mio amico non mancava di enfatizzare con ripetuti complimenti in italiano (“brava, brava, brava”… ma anche: “che porca questa, che roba questa”).
Io, dal canto mio, stentavo a portare la poliziotta in temperatura… Mentre il giovane Pietropaolo chiedeva a piena voce di uscire dai jeans… Ma niente… Solo bacetti e qualche palpatina…
Poi lei, la poliziotta, assunse una posizione pecoreccia, mostrandomi, strizzate nei jeans, le sue deliziose chiappette, si che io potessi apprezzare in tutto il suo splendore le sue sontuose terga statunitensi.
Eh niente… Sarà stata l’istinto, la rabbia che montava per non andare al sodo. mentre la chiattona che avevo pisciato performava alla grande, o forse l’esuberanza giovanile, o chissà quale movente…
Che le diedi un convinto e alquanto veemente MOZZICO AL CULO!
Aaaaaaaah, che gusto!
"AHIA!"
Esclamò l’esponente delle forze dell’ordine.
E saltò giù dal letto protestando con veemenza.
Cazzo succede?
Chiese il mio amico, sollevando la bocca a fiero pasto, forbendola a peli pubici!
Niente!
Je ho dato un mozzico ar culo!
Che, qua (in USA) non si usa?
Risate dell’amico mio…
Silenzio dell’USAF…
Rimostranze della poliziotta che mi dava del selvaggio e altri epiteti incomprensibili in lingua western…
Finì che la mozzicata si raggomitolò, offesa, su una poltroncina all’angolo a guardare Sharon Stone e Michael Duglas,
io mi addormentai tra i fumi dell’alcol e col sapore di culo in bocca,
e il mio amico si bombò tutta la notte l’aviere, facendo scempio di tutta la scorta dei preservativi…
Al mattino, mi svegliai rincoglionito e con l’hangover…
Le due spruzzoncelle erano andate via…
E con loro, un paio di boxer del mio amico fidanzato sfrattato dalla stanza (regalo della fidanzata!), un paio di occhiali da sole e, forse, ma non ne siamo mai stati certi, un centinaio di dollari che qualcuno del gruppo giurava di aver lasciato in stanza…
I boxer e gli occhiali da sole furono recuperati…
Non vi racconto come. Sarebbe un’altra storia e ancora righe di cazzate.
I 100 dollari non si seppe mai se erano stati spesi inconsapevolmente, caduti da una tasca, o davvero sottratti dalle due spregiudicate militari di Las Vegas.
Che vacanza che fu quella…
Ne successe di ogni…
E, certo, anche il Pietropaolo ebbe la chance di prendere aria (e umido) in più occasioni.
Ma non a Las Vegas.
Ma ciò che conta è la morale:
______jul
Cinque, aitanti giovanotti italiani, tra cui il sottoscritto, percorrevano i boulevard di Las Vegas a bordo di un ridondante van GMC Safari, rigorosamente noleggiato al prezzo più stracciato di tutti gli States…
Grosso, cromato, cafonerrimo Safari...
Lo stereo suonava funky a pieno volume, e il portellone laterale era (illegalmente) aperto per meglio “areare il locale” che era un trionfo di raffinatissimo velluto e moquette rossi, ormai imbevuti del puzzo delle mie Marlboro, e stemperare l’air cond che avrebbe frizzato un pinguino…
Il nostro tasso alcolemico era ragionevolmente alto, ma ai corrispondenti giovanotti degli anni 2000 farebbe sorridere…
… Va detto però che sarebbe stato sufficiente per trascorrere al fresco almeno una notte, nelle non troppo accoglienti galere del Nevada…
Alla nostra destra si affiancò una berlinona datata, con a bordo due ragazze indigene.
Due – ragazze – indigene.
Non ho detto belle…
Ma comunque vive, tiepide, e respiranti…
Parimenti allegre.
Parimenti con stereo a palla.
Parimenti a caccia di avventure.
Allacciare una discussione interveicolare nel mio inglese, allora appena potabile, fermarsi a rafforzare insieme il tasso alcolico e invitarle in albergo fu un tutt’uno.
Uno di noi cinque era fidanzato da poco… Si chiamò subito fuori.
Un altro da non abbastanza… Anche lui pensò alla sua bella in Italia.
Un altro era Ingegnere… E, mentre ragionava sui rischi delle possibili MTS e calcolava massa e accelerazione di chiappe e tette delle due americanine…
…Io e il quinto membro del gruppo, lui fidanzato già da troppo e io single, arrangiammo un after nella mia camera di albergo…
Dovemmo gestire un po’ la logistica.
Eravamo in cinque in due camere (beh, non si navigava nell’oro) e il mio compagno di stanza, che era uno dei due fidanzati da troppo poco (oggi entrambi divorziati), scambiò la sua branda con quella del mio sparring partner.
Poi c’era il problema dei preservativi… Non ne avevamo di scorta perché erano una spesa cospicua da affrontare senza la certezza dell’utilizzo…
Sicché, mentre io facevo gli onori di casa alle due americanine allegre e spruzzoncelle, lui visitò la galleria dell’albergo alla ricerca dei “condoms”… Chiamandomi poi in stanza dal bazaar per farsi ricordare “come si dice preservativo in inglese?” e “taglia regolare?”…
Quest’ultima domanda era quanto mai appropriata, visto che scoprimmo che l’assortimento locale di goldoni contemplava anche tende di copertura per gli zeppelin degli afroamericani... articoli che ci avrebbero fatto fare una ben magra figura…
Le due spruzzoncelle non erano poi male…
Una era chiatta anzicchenò, riccia misto biondo, generosamente dotata di tette non troppo sode e con due begli occhi azzurri e labbra carnose. Faceva l’aviere alla vicina base aerea di Nellis.
L’altra era piccoletta ma fisicata, con un gran bel culetto appizzo, tettine portatili all’insù, capelli neri lisci sotto il cappello da baseball… Faceva il poliziotto presso la stessa base.
Alla TV, se ricordo bene, davano “Basic Instinct”: era appena uscito (forse non era nemmeno arrivato in Italia) ed era una prima visione offerta dall’albergo…
L’avrei visto davvero solo anni dopo, in lingua tricolore.
Mentre la poliziotta era rinchiusa in bagno, dove restò un bel po’, probabilmente per una completa lucidatura dei tubi di aspirazione e scarico, e il mio nuovo compagno di stanza risaliva una ventina di piani con i condom, faticosamente ottenuti, in pugno, l’aviere, in ginocchio sul king size, mi si avvicinò senza tanti complimenti gattonando e mi cacciò un palmo di lingua – invero un po’ rasposa – in bocca…
“Strana la vita - mi disse - a me piaceva il tuo amico, e alla mia amica piacevi tu…”
“Che troia sta cicciona - pensai - le piace il mio amico, ma non riesce a resistere il tempo che lui entri in stanza pur di iniziare a fare sesso”
“Esticazzi!” Le avrei detto già allora, se solo avessi saputo tradurlo in modo efficace in inglese…
Ma espressi seraficamente un “no problem” chiarendo che, tutto sommato, nonostante la sua “indiscutibile bellezza” (dove, invero, la quantità suppliva e surclassava la qualità) mi sarei sacrificato a fare coppia con la sua più tonica amica poliziotta (dal gran culo) lasciando al mio amico condomizzato il discutibile piacere di affrontare le sue grazie e la sua lingua rasposa…
Finalmente, la poliziotta uscì dal bagno…
Il mio amico ci raggiunse in stanza…
Poggiò il prezioso pacchetto di condom con discrezione ma a portata di mano.
Abbassammo le luci…
E ci buttammo sui due king size.
Lui con l’aviere chiatto.
Io con la poliziotta tonica.
Dal letto affianco, ben presto, si cominciarono a sentire miagolii di godimento, che il mio amico non mancava di enfatizzare con ripetuti complimenti in italiano (“brava, brava, brava”… ma anche: “che porca questa, che roba questa”).
Io, dal canto mio, stentavo a portare la poliziotta in temperatura… Mentre il giovane Pietropaolo chiedeva a piena voce di uscire dai jeans… Ma niente… Solo bacetti e qualche palpatina…
Poi lei, la poliziotta, assunse una posizione pecoreccia, mostrandomi, strizzate nei jeans, le sue deliziose chiappette, si che io potessi apprezzare in tutto il suo splendore le sue sontuose terga statunitensi.
Eh niente… Sarà stata l’istinto, la rabbia che montava per non andare al sodo. mentre la chiattona che avevo pisciato performava alla grande, o forse l’esuberanza giovanile, o chissà quale movente…
Che le diedi un convinto e alquanto veemente MOZZICO AL CULO!
Aaaaaaaah, che gusto!
"AHIA!"
Esclamò l’esponente delle forze dell’ordine.
E saltò giù dal letto protestando con veemenza.
Cazzo succede?
Chiese il mio amico, sollevando la bocca a fiero pasto, forbendola a peli pubici!
Niente!
Je ho dato un mozzico ar culo!
Che, qua (in USA) non si usa?
Risate dell’amico mio…
Silenzio dell’USAF…
Rimostranze della poliziotta che mi dava del selvaggio e altri epiteti incomprensibili in lingua western…
Finì che la mozzicata si raggomitolò, offesa, su una poltroncina all’angolo a guardare Sharon Stone e Michael Duglas,
io mi addormentai tra i fumi dell’alcol e col sapore di culo in bocca,
e il mio amico si bombò tutta la notte l’aviere, facendo scempio di tutta la scorta dei preservativi…
Al mattino, mi svegliai rincoglionito e con l’hangover…
Le due spruzzoncelle erano andate via…
E con loro, un paio di boxer del mio amico fidanzato sfrattato dalla stanza (regalo della fidanzata!), un paio di occhiali da sole e, forse, ma non ne siamo mai stati certi, un centinaio di dollari che qualcuno del gruppo giurava di aver lasciato in stanza…
I boxer e gli occhiali da sole furono recuperati…
Non vi racconto come. Sarebbe un’altra storia e ancora righe di cazzate.
I 100 dollari non si seppe mai se erano stati spesi inconsapevolmente, caduti da una tasca, o davvero sottratti dalle due spregiudicate militari di Las Vegas.
Che vacanza che fu quella…
Ne successe di ogni…
E, certo, anche il Pietropaolo ebbe la chance di prendere aria (e umido) in più occasioni.
Ma non a Las Vegas.
Ma ciò che conta è la morale:
BONA LA PRIMA, E MAI MOZZICARE IL CULO ALLE POLIZIOTTE AMERICANE!
______jul
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