NOME: Morena
CITTA DELL'INCONTRO: Firenze
ZONA: Viale Guidoni
NAZIONALITA': albanese
ETA': 26 a suo dire, forse qualche anno di più
SERVIZI OFFERTI (vedi DIZIONARIO): bj, rai1
COMPENSO RICHIESTO: 30 car, 50 casa
COMPENSO CONCORDATO: 50 casa
DURATA DELL'INCONTRO: 10 minuti reali senza contare il tragitto
DESCRIZIONE FISICA: alta, formosa, tettona da premio oscar.
ATTITUDINE: prima e dopo affabile, in azione: missile
Dopo mesi di astinenza riporto la mia esperienza di ieri sera con la giunonica albanese. Prima di recensire ho riletto i vari report e non posso che confermare la deriva missilistica della ragazza.
Intrigato dalle descrizioni di quella latteria troppo, m dirigo nel punto dove staziona: non può essere che lei. Alta, morona, gran puttanone, collantata, trucco tendente al volgare, viso che può non piacere (a me non dispiace affatto), grandi sorrisi e ovviamente due meloni assurdi. Mi avvicino, abbasso il finestrino, lei si piega in avanti mostrando il delirio. "Andiamo". Accetto completamente inebetito da tanta roba e opto per 50 a casa. Mi voglio godere quel delirio senza problemi. L’abitudine della tipa a portare in zone con poca privacy non mi era piaciuta per niente.
Nel tragitto mi conferma che riceve di giorno (stessa cifra, 50) e che mi avrebbe lasciato il numero. Mi ha anche ribadito che tra tipo 3 mesi ritorna a Milano, dove aveva anche annunci sul web. Tutto sembra filare bene. Nell’atrio e nell'ascensore la vedo meglio: tantissima roba inguainata in un micro abito strizzatissimo, è da sturbo.
Poi la catastrofe. Appena entrati, va a fare la pipì e quando ritorna da affabile si trasforma in macchinetta. Rientra in stanza con i collant abbassati al ginocchio. Visione stupenda: belle chiappone, gambe slanciate dai tacchi. Si mette così davanti a me mentre cerca il preservativo. Mi fiondo per leccare qualche lembo di carne, toccare la parte collantata e lei: Dai spogliati. Cavolo, andiamo male. Mi spoglio, mi giro e lei è sul letto col gommino in mano. Me lo mette e va di bocca. Tutto molto automatico, un po’ robotico. La stanza è semibuia, porta aperta e filtra solo la luce del corridoio. Le chiedo se può accendere la lampada del comodino e se può togliere il top/bustino perché vorrei vedere il pezzo migliore del lotto. Non risponde e continua a spompinare, allora le tocco le tette mezze fuori mezze dentro. La cosa dura pochissimo. Poi si sdraia, allarga le gambe (tipo sedile dell'auto) e mi dice di entrare. La posizione è scomodissima. Praticamente ho le ginocchia addosso e raggiungere a missionaria le tettone è assai difficile. Confermo la descrizione di un collega fatta in precedenza.
Lei poi si è messa troppo vicina al bordo e le mie ginocchia sono a metà tra il bordo del letto e il vuoto. Lo faccio notare, lei si sposta di 2 centimetri e ovviamente la cosa non cambia. Pompo, ma sto scomodo. Le dico: sei troppa vicina al bordo. E lei terribile: Ma che non lo sai fare? O forse: Ma come lo vuoi fare? Non capisco bene, ma tanto l’effetto della frase qualunque sia stata è lo stesso ed è assurdo dirlo con quella roba a disposizione: ammoscia mento. Le dico: spostati più su. Acconsente e. Inizio a colpire concentrandomi per venire al più presto. Lei: occhi chiusi, viso voltato e gemiti di ordinanza. Mi avvicino alle tette (non libere, ma sempre strizzate a metà nel bustino) per leccare. E lei: non si lecca. Vabbeh, arrivederci mia cara. Qualche colpo e vengo. Appena fatto, di nuovo affabile e tranquilla.
La riporto al suo posto. Il telefono se le può benissimo tenere. Appena scaricata, l’ho vista subito rimontare. L’effetto di quelle tette evidentemente è simile alla calamita.
Lei è tanta, ma tanta roba. E mi piaceva (dovrei dire mi piace) parecchio. Peccato. Un cinquantino buttato nel cesso.
Ritornato sul litorale ho concluso con un onesto lavoro di mano low cost fattomi da una rumena di Pisa da me già recensita (e quindi non vado oltre) che ho apprezzato molto, ma molto di più.