Big Five ha scritto:
.....Non so se eri già nato, ma quando ero ragazzo imperversava il Sig. Roberto Coatti, che "sembrava" una gnocca esagerata.....
Ho conosciuto Eva Robins molti anni fa (eh, si... Non sono più un ragazzino). Me la presentarono ad una cena tra amici. Tipo indubbiamente affascinante e piuttosto "glamour" in un modo che io però ho sempre trattato con diffidenza. Io che non avevo la più pallida idea di chi fosse, scoprì della sua transessualità solo dopocena, quando i miei amici scherzavano sul fatto che ci avessi fatto, nonostante tutto, il simpatico tutta la sera (senza grandi risultati, in verità : ero un po' più giovane di lei e non quel tipo di bonazzo piuttosto in grana con cui lei prediligeva, e credo prediliga ancora, accompagnarsi...).
Per quanto riguarda il discorso generale, e quello medico in particolare, è vero poi che i "dicono, affermano, pare" lasciano il tempo che trovano. Nessuno di noi saprà mai quanto e se una trans post-op riesce ad avere una vita sessuale pienamente appagante e se la chirurgia, per evoluta che sia, possa assicurare a queste persone dalla vita complessa il futuro a cui aspirano.
Anzi, dottrina e giurisprudenza concordano sull'elevato numero di insuccessi e delusioni piuttosto che il contrario.
Ma i tempi cambiano e la medicina evolve.
Dal canto mio posso solo affermare che ciascuna delle ragazze post-op con cui ho avuto rapporti aveva un suo singolare modo di godere e che solo in pochi casi ho potuto davvero capire (o pensare di aver capito) il loro orgasmo. Un modo comunque assai più difficile lungo e complesso di quello femminile (naturale/biologico intendo dire) che, per quanto altrettanto individuale e dissimulabile, risponde però a certe regole fisiologiche assai più intuibili (es: se tocco qua, bacio là , e insisto di là e su di qua, magari con un po' di resistenza... prima o poi... ).
Ma, a ben vedere, in un universo dove esistono donne frigide, represse e/o con problemi sessuali di varia foggia e natura, in un numero che alla fine non può che essere decisamente superiore a quello delle trans post-op, alla fine il tutto mi sembra un discorso che interessi di più chi, transgender, voglia affrontare una operazione, che non noi maschi (concedimi di autoqualificarmi tale, perché tale mi sento).
Nel terzo millennio, continuo a pensare che sentirsi sessualmente attratto da una trans, e soprattutto sentirsi sessualmente appagato da un rapporto trans, sia una questione di puro gusto personale. A condizione di sapersi sganciare da preconcetti e indottrinamenti sociali che nella nostra cultura pesano ancora parecchio.
E la presenza o meno del pisello non significa più di quello che è: l'omosessualità esisteva nella cultura antica ed era accettata, esiste in natura ed è accertata e non è altro che espressione di gusto umano e animale.
Io mi sento pienamente etero. Ma se definirmi gay o bisex è strettamente necessario per il mio interlocutore, il problema non sussiste.
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julio