Invadenti no, è probabilmente una delle cose più sgradevoli, cercarla in altre città però non mi sembra una cosa errata, più volte mi sono fatto 2 ore di auto in giornate dove ero libero perché preferivo andare da una con cui mi ero trovato bene che provarne una nuova laddove magari non c'era nulla in zona che mi interessava. Tanto, se una lavora bene avrà comunque l'agenda piena, mi è capitato la mattina di non riuscire a prenotare la ragazza perché aveva l'intero giorno piena, come di trovarne alcune completamente libere ( e c'era il motivo mortacci loro

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Un conto è fare due ore di macchina, un conto è prendere un aereo o treno per andare a trovare quella che sarà sempre una sconosciuta. Non è la fidanzata che vive a 1000 km da te per lavoro o studio, io credo che sia una dinamica malsana, e allora sì preoccupante, fermo restando che sia la pay a permettere tutto ciò.
Perchè passare il weekend con una escort non è come un incontro singolo. È tempo, contesto, un rituale che assomiglia a una relazione che ti illudi di avere. Se capita una volta ogni tanto può essere una scelta consapevole: ti trovi bene, ti piace il tipo di esperienza e non hai aspettative va benissimo. Ma quando diventa quasi uno schema ricorrente, con la stessa compagna, la questione cambia. Non è più un episodio isolato ma un modello di comportamento che questo pirla pensa di assumere con la escort, perchè ci si abitua a quel contesto e lei comincia a sembrare quasi di famiglia, anche se quella familiarità è costruita su un contratto economico. Il rischio è che il cliente inizi a sentirsi in coppia, pretenda attenzioni o esclusività, e sviluppi una dipendenza emotiva mascherata da abitudine ed è questo che io trovo invadente.
Spesso dietro questi weekend ricorrenti c’è la ricerca di qualcosa che nella vita normale non si trova: compagnia, affetto, senso, calore. Il weekend diventa una scorciatoia per sentirsi a posto per qualche giorno, ma la settimana dopo si torna alla stessa vita e il bisogno ricompare. Il problema non è il weekend in sé, ma il fatto che amplifica l’intimità: conversazioni più lunghe, cene, passeggiate, più tempo insieme. Questo può creare l’illusione che sia diverso, quando in realtà non lo è. Anche se la ragazza è gentile o affettuosa e dice frasi dolci, non significa che si sia in una relazione: è essere parte del suo lavoro, una strategia per mantenere il cliente soddisfatto. E se il pollo crede a qualcosa di diverso, scusatemi ma è un cretino.
Così come è cretino attraversare mezza Italia per vedere una ragazza può essere una scelta di qualità o di comodità, ma diventa un campanello d’allarme quando non è motivato da un bisogno pratico, ma da una dinamica ripetitiva. Se lo fai perché hai tempo, soldi e ti trovi bene, può essere una scelta estrema ma lucida. Se invece lo fai per dimostrare qualcosa a te stesso o agli altri, allora la distanza smette di essere un viaggio e diventa una performance. Quando percorri tanti chilometri per un weekend, il cervello tende a costruire un significato: “se ho fatto tutto questo, allora deve significare qualcosa”. E qui entra in gioco la vanità di un ominicchio che non sta solo cercando piacere, sta cercando una conferma di valore. Io ci vedo un comportamento anche abbastanza provinciale. Da italiano medio e mediocre.
Perchè la cosa diventa ridicola senza che il fesso se ne accorga, soprattutto quando la espone sui social. Postare foto con una ragazza sconosciuta, soprattutto quando è evidente che non è una relazione normale, significa voler mettere in scena una vita che in realtà non esiste, o che esiste solo per qualche ora o giorno a pagamento. Per alcuni quella foto non è un ricordo, è un trofeo: un modo per dire “guardate che posso avere questo pezzo di fica, guardate quanto posso spendere, guardate che vita faccio”. La socialità diventa una vetrina dell’ego, e spesso non è nemmeno una vanità verso la ragazza, ma verso se stessi o verso il mondo esterno. Il social rende tutto un teatro: non si posta per ricordare, si posta per dimostrare. E così ci si espone al giudizio, perché gli amici inevitabilmente chiedono conto di chi è quella ragazza, cosa state facendo, che tipo di vita è quella. Invece di sentirsi superiori, ci si espone al ridicolo. Non è romantico: è autoaffermazione, narrazione, spesso patetica. E a me questi comportamenti fanno schifo. Ma il punto non è giudicare chi fa queste cose, ma capire che certe dinamiche hanno confini molto labili. Un weekend con una che paghi può essere una scelta consapevole, ma può anche essere l’inizio di un meccanismo in cui il fesso confonde il servizio con una relazione, e dove la distanza e il denaro diventano strumenti per alimentare un’illusione. Quando tutto questo diventa pubblico sui social, la vanità non è più privata: ma cretinaggine pura di una persona la quale dimostra di non avere nemmeno basi culturali per capire che si mette in ridicolo.