Ma il pollo può diventare molto stressante per lori.Lo posso immaginare. Ma ricordiamoci che spessissimo le telefonate contengono la di lei frase:" Amore,sono in guai seri! Se non pago l'affitto/la luce/l'intervento chirurgico di mia madre morente/la parcella dell'avvocato di mio fratello/il mutuo di mia nonna,sono rovinata! aiutami tu,ti prego tesoro mio adorato! Giuro che ti ridò tutto fino all'ultimo centesimo!"
Quindi,è vero che è lancinante sentire il pollo ogni giorno,ma pure redditizio...
IL POLLO STRESSATORE
All'inizio per il pollo c'era amore. Vero, ingenuo, totale — quello che non calcola, non si protegge, non si chiede se merita una risposta prima di darla. Poi gli eventi, come un producer spietato dietro le quinte di un copione già scritto, hanno riscritto la scena pezzo per pezzo: il silenzio al posto della parola, l'accusa al posto del grazie, l'attesa al posto della certezza. E quell'amore, colpo dopo colpo, si è prosciugato fino a lasciare solo il suo residuo più amaro — risentimento, astio, la sensazione di aver recitato una parte in un film che qualcun altro dirigeva.
Anche lui ha pollizzato, a modo suo — e in certi momenti è andato oltre, in un territorio che oggi fatica a guardare senza disagio. Messaggi mandati e rimandati nella stessa ora, l'impossibilità di lasciare un silenzio senza riempirlo, l'auto guidata di notte verso una casa che non era la sua solo per controllare, per sapere, per placare un'ansia che aveva smesso da tempo di essere amore e si era trasformata in qualcos'altro — un bisogno ossessivo di certezza su una persona che certezze non ne dava.
Non lo nasconde, non lo giustifica con il dolore che lo ha preceduto. Lo riconosce per quello che era: un comportamento che, se non fermato, può scivolare ovunque. E proprio nel riconoscerlo, senza scuse, ha trovato la prima vera crepa nel proprio copione.
Perché ogni pollo arriva a un bivio. Restare a bruciare nella stessa fiamma, ripetendo lo stesso schema fino a confondersi con gli altri abitanti del circo — oppure fermarsi, guardare indietro senza vergogna, e scegliere la consapevolezza. Non la vendetta, non la rivincita — solo la lucidità di chi capisce che il fuoco non va più alimentato.
È in quella scelta, non nel dolore che l'ha preceduta, che si misura la differenza tra chi resta pollo per sempre e chi smette di esserlo.
LA BALLERINA CON LA MASCHERA
Nel circo esiste anche lei — la ballerina che non balla per arte ma per sopravvivenza, e ha imparato a confondere le due cose così bene da non ricordare più la differenza.
Sa sedurre, sa promettere, sa far sentire speciale chi le sta intorno — finché ne ha bisogno. Poi sparisce, si irrigidisce, diventa scortese con la precisione di chi ha calcolato che puoi permettersi di perdere. Ti chiama da quattro spicci quando deve mancare alle promesse dette, ti ignora quando non le servi, e chiama tutto questo - così è la vita-
La sua arma più affilata è la tossicità intermittente — calda quando ha bisogno, fredda quando ha ottenuto. Ti convince che il problema sei tu: troppo presente, troppo esigente, troppo qualcosa. E intanto prende — il tuo tempo, la tua energia, il tuo lavoro, la tua generosità — con la naturalezza di chi è convinto di meritare senza dover dare.
E quando l'equilibrio si rompe, quando il pollo osa chiedere invece che dare, l'acidità prende il sopravvento. Non litiga — colpisce. Cerca il punto più fragile, quello che il pollo stesso le ha consegnato in un momento di fiducia, e lo trasforma in arma. Una particolarità fisica, un modo di parlare diverso dagli altri, una vulnerabilità che non aveva scelto e che le aveva confidato credendo si fosse al sicuro — tutto diventa insulto, tutto diventa motivo di scherno. Lo umilia -anormale malato di mente schizzato- esattamente dove sa che fa più male, perché ha imparato a memoria le crepe altrui solo per saperle usare al momento giusto.
Ma il suo schema non cambia mai. Cambiano i nomi, cambiano i volti, ma la coreografia resta identica: prendere finché c'è qualcosa da prendere, respingere quando il conto si fa pesante, sparire quando arriva il momento di restituire. Non impara, non si guarda allo specchio, non si chiede perché ogni storia finisca uguale alla precedente.
E anche quando il necessario è già garantito — quando le mancherebbe poco o nulla per stare bene — non si accontenta mai. La fame non è di bisogno ma di abitudine, una voragine che nessuna quantità di attenzioni, di aiuto, di sacrificio altrui riesce a colmare. Più riceve, più pretende; più le si dà, meno basta.
Ed è qui il suo limite più profondo: non la cattiveria, ma l'incapacità di uscire dal proprio cerchio. Resta intrappolata nella coreografia che ha scelto, mentre intorno a lei le persone imparano, cambiano, se ne vanno per non tornare più nello stesso ruolo.
Ma può arrivare il momento in cui le certezze scricchiolano, i sostenitori si diradano. Ed è allora che riemerge — con un messaggio, una domanda, un sorriso che sa ancora di promessa. Cerca di nuovo chi aveva scartato, chi aveva chiamato da quattro spicci, chi aveva trattato da scemo utile, chi aveva sminuito.
Il pollo che resta pollo tornerà credendo che il Fato ora sia a suo favore oppure se il pollo ha già attraversato il fuoco, ha imparato il prezzo delle maschere, e sa riconoscere lo schema — perché lo ha vissuto sulla propria pelle una volta di troppo- abbandonerà il gioco senza risentimento.
La ballerina può continuare a ballare. Ma certi polli non tornano più in prima fila.