Quello che vedo sempre più spesso negli FKK è un meccanismo che ormai va oltre la semplice prestazione sessuale. Alcune ragazze hanno perfezionato un vero e proprio “sistema” che consiste nello spingere uomini di mezza età – magari soli, fragili o in cerca di attenzioni – a prenderle in pack per un’intera giornata, o comunque a passare con loro ore su ore. In pratica, se non ti adegui a questo schema, neanche ti guardano: vieni ignorato a favore di chi è disposto a spendere grosso.
A quel punto scatta il gioco della fidelizzazione: prima ti fanno credere cose, ti danno attenzioni mirate, ti illudono di essere “diverso dagli altri”. Ti conquistano sul piano mentale ed emotivo. Una volta che il cliente è ben agganciato allora sì che cominciano a farlo spendere a dovere.
La cosa paradossale è che qui non si parla più neppure di sesso. Quella parte, a questi livelli di manipolazione, diventa quasi secondaria o addirittura assente. Si entra invece in una sorta di pseudo-relazione, che di fatto è solo una grande presa in giro. Alcuni arrivano a spendere cifre impressionanti senza rendersi conto che, alla fine, non stanno vivendo un’esperienza erotica ma solo un teatrino psicologico in cui loro interpretano la parte del “fidanzato” e la ragazza quella della compagna affettuosa.
E così la giornata in FKK – che dovrebbe essere un momento di svago, leggerezza e divertimento – si trasforma in una spirale di stress, di problemi affettivi, di energie mentali ed economiche consumate senza senso. Alla fine, invece di uscire soddisfatti e rilassati, ci si ritrova più stanchi, svuotati e disillusi di prima.
Un fenomeno davvero incredibile: gente che entra in un club per divertirsi e si ritrova intrappolata in una sorta di soap opera affettiva a pagamento, senza nemmeno rendersi conto che la prestazione sessuale, cioè il fulcro di quello per cui si è entrati, è stata del tutto messa in secondo piano.