..SEGUE
4. LA VITA SI REGGE SULL'EQUILIBRIO
Se invece vogliamo ragionare in termini più profondi e reali, dobbiamo rilevare come la donna, in quanto soggetto disiato, goda del privilegio di natura (e quindi ANCHE di cultura) di essere dal mondo apprezzata, ammirata, disiata al primo sguardo in sé e per sé, per la sua grazia, la sua leggiadria, la sua essenza mondana (quando manca la bellezza, vi supplisce l'illusione del desiderio), senza bisogno di compiere imprese (cui sono invece costretti i cavalieri i quali senza esse restano purno nulla) o di mostrare necessariamente altre doti, poiché l'uomo la desidera primieramente per la bellezza. Al contrario, poiché la donna vuole selezionare fra i tanti che la desiderano colui che "eccelle", l'uomo è costretto a mostrare un certo valore, a faticare, a competere, a raggiungere una certa posizione socio-economica o anche culturale e di prestigio, giacché il concetto di "eccellenza", trasposto nel mondo umano, non ha valenza soltanto estetica, ma si ammanta di una sfaccettata serie di significati ed implica conseguentemente per l'uomo un'altrettanto variegata serie di "imprese da compiere".
Se non vi riesce, rimane un puro nulla e non solo non ha alcuna speranza d'esser degnato d'uno sguardo dalle donne, ma risulta completamente trasparente per tutta la società (giacché non può esercitare nel mondo quell'influenza indiretta sugli uomini e sulle cose per tramite di quanto in essi è di più profondo e irrazionale, quell'influsso sui pensieri e sulle azioni che per disparità di desideri ed inclinazioni sentimentali è proprio della donna).
Per la donna la carriera è una scelta, per un uomo un obbligo. Altrimenti è infelice, non può godere di ciò di cui ha bisogno per natura e non ha né accettazione né stima del sesso opposto. Il resto è logica conseguenza (di un privilegio, non di una discriminazione).
Che la donna risulti oggetto di disio non solo non è colpa dell'uomo, essendo invece pienamente naturale, al pari dei fiori che sbocciano, dell'estate che fiorisce, delle cascate che irrompono, degli amorosi usignuoli che cantano, delle fiere che inseguono la femmina nei boschi chi sa dove, o del rifletterso sull'onon costituisce neppure una una diminuzione del suo valore (o del suo "status"), bensì un suo aumento e una sua elevazione, in quanto essere posti a motore e fine dell'agire umano (desiderio significa proprio questa "voluptas cinetica") significa essere posti sopra l'umano ordinario.
Se e come mettere a frutto (materialmente o moralmente, per vanità per o interesse economico o sentimentale, o per qualunque altro motivo) questa posizione di privilegio (per non dire preminenza) naturale è pertinenza delle singole donne (le quali, almeno nella maggioranza dei casi, ben lungi dall'essere minorate mentali, hanno la capacità e il diritto a scegliere per sè cosa sia più dignitoso/vantaggioso/giusto/opportuno).
Le disparità di desideri (non solo sessuali) permettono alla donna di avere la lucidità mentale e la forza contrattuale per decidere (dentro e fuori ogni prostituzione più o meno dichiarata) da una posizione non certo di debolezza.
Che poi tutto quanto in desiderabilità e potere è dato alle donne per natura debba essere compensato in qualche modo dall'uomo (con la posizione sociale, la fama, il prestigio, il successo, la cultura,la ricchezza, il potere, il lavoro, lo studio, la fortuna o il merito individuali) appartiene alla ragione (e al desiderio di giustizia e felicità individuale): ogni uomo decide il come.
La compensanzione di cui parlo è necessaria non solo perchè, nel caso peggiore, si potrebbe altrimenti essere vittime ad ogni tentativo di contatto con il mondo femminile di perfidie sessuali, inganni sentimentali e tirannie erotiche d'ogni genere, ma anche perchè se non si può offrire alla donna nulla di suo reale interesse, nulla di oggettivamente valido e immediatamente apprezzabile al pari della bellezza (perchè una bella donna dovrebbe infatti accontentarsi di quanto ha l'effimera consistenza delle parole e delle emozioni e il valore aleatorio e momentaneo di presunte doti soggettive senza effetto sul mondo?), nulla di cui ella senta lo stesso bisogno e lo stesso desiderio provato dall'uomo per la sua grazie corporali, non si può sperare di instaurare con lei alcun rapporto costruttivo (nè quello di un fugace e piacevole incontro nè quello di una vita assieme).
Ogni rapporto umano prevede un dare ed un avere e solo gli illusi e distruttori sono convinti del contrario.
Nel mondo capitalista, persa (intendo come dote conferente primato o prestigio sociali) la virtù guerriera del mondo antico e quella poetica del mondo cavalleresco medievale, il mezzo preferito per tale compensazione è ovviamente il denaro, se non altro perchè, qualunque cosa se ne pensi e qualunque sia la propria posizione di accettazione/ostilità verso la società moderna e mercantile, rappresenta attualmente l'unico valore intersoggettivamente valido e immediatamente apprezzabile al pari della bellezza, con il quale essere dunque universalmente mirate, amorosamente disiati e socialmente accettati come le donne lo sono senza sforzo per le loro grazie corporali (le doti strettamente personali e sentimentali , che si mostrano solo con il tempo dato al corteggiamento, al dialogo e all'introspezione reciproca degli animi, non compensano nulla , perchè in un rapporto già esistente sono possedute anche dalla donna , mentre in un rapporto non ancora esistente non hanno il potere di attrarre chi invece possiede doti oggettive ed evidenti a proporre o accettare un incontro non banale, ed essendo di apprezzamento arbitrario, non universale e non immediatamente evidente , non danno mai potere contrattuale , giacchè, mentre con la bellezza una donna sa di poter trovare in qualunque momento altri pretendenti, un uomo, con le sue soli particolari doti di sentimento o intelletto, può trovare un'altra amante solo sperando di incontrare un'altra donna predisposta ad apprezzare proprio quelle doti e di avere l'occasione per disvelarle con calma e spontaneità, lontano dal caos dei fugaci incontri moderni e dalla tensione da esame degli appuntamenti "mirati", in modo da essere in esse apprezzato per il meglio di sè).
Alla luce di questo, fate bene a rimandare al mittente le accuse di "puttana" a chi in un rapporto sentimentale mostra interesse per la posizione socio-economica dell'uomo (in quanto meri tentativi maschilisti di giudicare la natura con la morale al fine di colpevolizzare un intero genere, sono prive di valore, esattamente come quelle femministe di "maiale" verso gli uomini mossi a desiderare le donne primieramente per la bellezza), fate bene a bollare come "nascenti dall'invidia" le critiche maschili verso le donne che decidono (senza perfidie o inganni) di trarre profitto (economico, sentimentale o semplicemente di vanità) dal desiderio suscitato negli uomini (ci mancherebbe che alle donne fosse negato di mettere a frutto, per i propri legittimi interessi personali, le qualità in loro più apprezzate dal mondo, senza con ciò procurare ingiusto danno ad alcuno!), fate bene ad affermare il diritto per ogni donna a scegliere liberamente come, dove, quando a chi e per quale motivo concedersi, magari decidendo di darsi solo (per interesse) a chi può portarle un vantaggio concreto (finanziario o di altra natura), oppure (per piacere o sentimento) a chi sa infatuarla con l'eccellenza in quelle doti (non solo bellezza, ma anche forza, cultura, intelligenza, cor gentile, squisitezza d'intelletto, delicatezza di sentimento, profondità di pensiero, capacità di accostare alla bellezza corporale delle donna quella non corporale e non mortale dei versi, di creare immagini e suoni con le poesie, o comunque di perdere la donna negli imperi dell'illusione e del sogno) da lei ritenute indispensabili per un rapporto breve o lungo (ci mancherebbe che, per i rapporti occasionali, dovesse darsi a tutti i richiedenti senza nulla in cambio, o che, per quelli stabili, non potesse selezionare chi davvero appaga il suo bisogno psichico, fisico o sentimentale!).
Non fate però bene a schierarvi (ma forse ho capito male) con la demagogia egalitaria (la quale vorrebbe porre ovunque le donne in numero pari agli uomini, come se il non avere il "femminista" 50 e 50 fosse davvero dovuto ad una discriminazione contro le donne e non dal fatto che esse, per privilegio naturale e culturale, hanno meno bisogno di certe posizioni e di certe carriere, per essere felici o anche solo socialmente accettate e amorosamente disiate, e quindi non vi spendono tanto tempo ed energia come sono invece obbligati a fare gli uomini, come se il correggere a posteriori per avere il politicamente corretto 50 e 50 non equivalesse a ralentare, per il puro gusto di "pareggiare", a metà di una competizione chi ha corso e faticato di più perché aveva più necessità di arrivare prima, come se il realizzarsi dei propositi del ministero delle pari opportunità la situazione non costituisse una situazione totalmente a svantaggio dell'uomo, e non certo pari o giusta, e vorrebbe le donne avessero tutto quanto hanno gli uomini, come se non si volesse proprio lasciare libertà all'uomo di compensare socialmente la situazione di partenza, come avverrebbe persino in natura, come se persino presso molti volatili non fosse soltanto il maschio a cantare quando la primavera dischiude il suo soffio fecondo, per compensare con la bellezza canora quella che la femmina ha per illusione del desiderio, come se persino presso i pavoni non fossero soltanto i maschi a colorare la coda delle sfumature dell'arcobaleno per attirare le femmine, come se quello che in natura sono i canti degli uccelli e le code dei pavoni presso gli umani non fossero stati la bellezza delle immagini e il suono dei versi nelle poesie dedicate alle donne ed oggi non fossero le ricchezze materiali, sempre per loro spese) e la sopravvalutazione estetico-filosofica della figura femminile, incipiata nel medioevo delle dame, dei tornei in loro onore, dei doni, dei versi votivi e dei poemi loro rivolti, e delle servitù amorose (ancora pretese dalle donne in misura spesso paradossalmente proporzionale a quanto condannano il passato quale "oppressione" e reclamano "diritti moderni") e portata al parossismo dalla cultura politicamente corretta di oggi (per la quale tutto quanto è più o meno fondatamente ritenuto maschile deve essere per forza brutto, cattivo, impuro, rozzo, primitivo, violento, brutale, semplicistico, volgare e tutto quanto è più o meno arbitrariamente presentato come femminile risulta sistematicamente bello, buono, puro, raffinato, evoluto, pacifico, ragionato, complesso, nobile).
Poichè tutto quanto in desiderabilità e influenza sul mondo è necessario e sufficiente per vivere liberi e felici, per poter scegliere liberamente e consapevolmente nelle sfere più rilevanti di fronte alla felicità individuale e alla discendenza, per poter avere forza contrattuale in quanto dà senso all'esistenza di un'anima, alle donne è dato per natura dalle disparità di desideri nell'amore sessuale (a lei favorevoli e da lei sfruttate in ogni modo, tempo e luogo senza limiti, né remore né regole, soprattutto nel ruolo di amante e soprattutto di amata) e da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all'esser madre
(e dunque al plasmare un'anima come si fa coi fanciulli pur mo' nati, all'intuire in anticipo i desideri e i bisogni, a parlare senza parole e a intendere senza mostrarlo, a vedere quanto alla coscienza altrui è ancora oscuro, a leggere dentro senza esser letta), in virtù della quale l'influenza della donna o sull'uomo, esercitata tramita quanto in lui vi è di più profondo e irrazionale, è molto maggiore di quella inversa (tanto all'interno di quei ruoli ad essi propri per natura e impossibili da cancellare da parte anche della più misogina delle società, quanto in qualsiasi altro rapporto umano), mentre agli uomini può derivare solo dalla conquista di una posizione di primato o prestigio sociale, o comunque dal poter mostrare eccellenza nelle doti riconosciute intersoggettivamente dalla cultura come qualificanti, porre limiti all'affermazione sociale degli uomini, creare difficoltà materiali (vedi azioni positive) o psicologiche (vedi demagogia antimaschile dai banchi di scuola allo stile pubblicitarip) all'emergere di una gran parte di essi o negare addirittura valore a tutto quanto più o meno diffusamente viene ritenuto proprio del maschile, proporre come migliore un mondo, un pensiero, un valutare tutto al femminile equivale a privare gli uomini della libertà sociale e sessuale, a togliere loro ogni possibilità di scelta in quanto davvero conta nella vita (non intendo tanto lo "scopare" quanto il "sentirsi apprezzati"), a renderli totalmente apolidi, trasparenti per il mondo e negletti dalle donne, potenzialmente tiranneggiati (tramite i bisogni più intimi e da lì in tutto)
e sicuramente infelici e inappagati (esistenzialmente prima che sessualmente),
fino a far preferire loro la morte al sopravvivere in una condizione di negazione continua dei propri bisogni e della propria natura, di irrisione profonda della parte più vera e ingenua di sè, di umiliazione costante nel sesso ed oltre e di frustrazione sempiterna d'ogni disio.
5. RECLAMARE DIRITTI SOCIALI MANTENENDO PRIVILEGI NATURALI.
Voi sostenete la necessità in nome dell'uguaglianza e dei diritti umano di abolire ogni differenza fondata su discriminazioni culturali spacciate per natura. Ragione vorrebbe che tale principio si applicasse (negli ovvi limiti del possibile, ovvero senza stravolgere o rinengare la vera e dimostrabile natura di uomini e donne) anche in ambito amoroso. Quando si tratta di difendere una vostra condizione di privilegio parlate invece di ordine naturale, proprio come i da voi vituperati nazisti! E lo fate con perfidia, ammettendo, da un lato la presenza di una condizione di privilegio o addirittura preminenza naturale ("In certo qual modo, si, la domanda di sesso dei maschi è potenzialmente leggermente superiore all'offerta di noi donne, ed è appunto in quella differenza - diciamo pure strutturale o genetica - che risiede il potere ancestrale di noi donne sugli uomini, il principio fondante dei primi matriarcati." e poi condannando l'umano tentativo di bilanciarla ("Ma è proprio per contenere quello (stra)potere che gli uomini hanno attaccato le donne, sono diventati misogini, scopandole male per vendicarsi, per controllarle, per contenerle, per marchiarle del loro possesso."). Questo significa che per voi è giusto che il potere sessuale (e, quindi, di fatto, TUTTO il potere) sia nelle sole mani femminili.
Ciò è implicitamente confermato dal seguente passo:
"Il fatto poi che sarebbe esistito da sempre, che come si è visto è falso, alla stregua del denaro usuraio – anzi in concomitanza con esso - non vuol dire che sia giusto. In una società non monetarizzata, e matriarcale come dovrebbe esserlo, sono i tanti uomini a ronzare attorno alle donne - inseminandole come le api i fiori - mentre esse accolgono nel loro grembo chi vogliono e figliano anche con più uomini in successione. Un harem alla rovescia."
A parte la menzogna secondo cui la prostituzione sarebbe correlata al denaro (come se anche fra gli scimpanzè non esistesse sotto forma di scambio di cibo per sesso o come se in quasi tutte le speci le femmine non mettessero a frutto per interesse proprio o della specie il desiderio maschile, fatto che costituisce l'essenza della "prostituzione" al di là della presenza o meno di un fattore esplicitamente "economico), qui si sta introducendo l'ordine naturale per giustificare il dominio di fatto della donna sull'uomo!
E se parlando di ordine naturale dicessi che voi dovete essere sottomessa perchè così avviene in certe speci? Anche morire di fame o di malattia è naturale, ma la civiltà ha inventato la divisione del lavoro, l'agricoltura e le medicine! Non potete dire che gli uomini devono di fame e di malattia perchè così è l'ordine naturale. E così non potete parlare di ordine naturale riferendovi a presunti "obblighi naturali dell'uomo verso la donna" in quanto ha un'influenza incancellabile nell'interiorità delle persone, nella loro autostima, nella loro possibilità di vivere libere e felici e appagate. Se parliamo di società di individui e diritto alla libertà e alla felicità dobbiamo anche accettare che gli uomini non sopportino più i rischi e le fatiche della conquista e vogliano compensare il privilegio femmninieo con qualcosa di pari alla bellezza.
Come possiamo essere paritari se voi avete un privilegio che non ci lasciate compensare con altro? Se voi lo sfruttate (senza limiti, remore e regole) per i vostri fini sia quelli legittimi (interesse materiale o sentimentale, amore, divertimento, amicizia), sia quelli più disutibili (capriccio, vanità, accrescimento di valore economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica, sadico diletto)? Chi come voi si oppone pure e queste argomentazioni continuando a sostenere la naturalità del corteggiamento dimostra solo di non capire il posto dell'uomo nel mondo, che è proprio quello dell'animale capace di costruire da sè la propria stessa natura o comunque di evolverla (anche se non a capriccio o contro la Natura, ma conformemente ad essa e secondo le leggi della vita ascendente), liberando la volontà per fini volti al continuo superamento dell'umano e non al rimanere prigioniero della specie (non negare la natura, ma comunque superarla).
Sostenere che per ogni rapporto erotico si debba corteggiare è come sostenere che per ogni rapporto sessuale si debba procreare. Dire che gli uomini devono sottoporsi a quella prostituzione psichica del corteggiamento ogni volta che sentono il naturale bisogno di bellezza è come dire che le donne devono partorire una cucciolata e accudirla ogni volta che vogliono un rapporto erotico. Il desiderio di cibarsi è naturale. Allo stato di natura è necessario faticare ed eccellere nella caccia per cibarsi. Sostenere che debba essere necessario corteggiare, eccellere nella conquista per farsi scegliere o comunque sostenere le fatiche e i tempi terribili del corteggiamento per godere della bellezza è come dire che dovrebbe essere necessario cacciare per mangiare e che chi non ne è capace debba morire di fame. La civiltà è tale perchè permette a chi eccelle in altri (magari più qualificanti) campi di impegnarsi ivi e guadagnare quanto necessario a ottenere tramite lo scambio l'appagamento di tutti i propri bisogni naturali (ivi compreso quello della bellezza e del piacere). L'uomo storico è tale poichè non gli è necessario spendere tutto il tempo nell'impegno diretto per il soddisfacimento dei bisogni naturali, ma può dedicarsi a dimensioni superiori del vivere potendo contare su un appagamento facile e immediato di questi. Corteggiare è una cosa "normale" e non paragonabile alla sottomissione o alla privazione del cibo? Per me no, o comunque non del tutto. Non è normale ottenere i favori di una donzella. Non basta che vi siano motivi "ostativi" all'evento, ma devono esistere motivi validi "a favore" di esso. E tali motivi sono rari come le vincite alla roulette. Chi si ostina a giocare sui "grandi numeri" e a sperare che la prossima sia la volta buona è come il giocatore ingenuo che aspetta l'uscita di un numero in ritardo, non sapendo che i numeri non hanno memoria e che ogni volta che si rigioca la probabilità torna la stessa (bassa). E questo anche senza contare che nel mondo le roulette (e le donne) truccate (in tutti i sensi) abbondano. Troppo comodo dire che "il bello della vita" è tentare, rischiare ed anche perdere, quando si è dalla parte del banco che vince sempre. Certo è il bello, ma per il banco, mica per il giocatore. Il giocatore è meglio si diletti a casa con il videogioco (che costa una cifra fissa e accettabile) piuttosto che farsi spennare al vero casinò (meglio il casino). Troppo comodo dire che "il bello della vita" è tollerare che una donna, bella o meno bella, possa sfruttare il nostro desiderio di natura per farci recitare da giullari o da seduttori, a seconda che voglia divertirsi o che brami compiacere la propria vanagloria, o, come avviene spesso con quelle che si ritengono dame corteggiate, per spingerci a far da "cavalier servente" disposto a priori ad affrontare rischi e sacrifici degni, come diceva Ovidio nell'ars amandi, delle campagne militari, a sopportare, insomma, rinunce e privazioni, per non ricevere in cambio nulla se non la sola speranza. Certo è bello per chi è la destinataria di questi privilegi. Non ho affatto la pretesa che una donne rinunci al naturale desiderio di essere corteggiata, bensì quella che non se ne senta in diritto di averlo "gratis". Così come noi paghiamo per soddisfare il nostro bisogno naturale di bellezza e di piacere con colei che interpreta il nostro sogno estetico, e non abbiamo alcun diritto a pretendere ciò "gratis" o "liberamente" (dentro o fuori dell'escorting, come detto più volte, non esiste il "sesso libero": si dà sempre "qualcosa" in cambio, come in tutti i fenomeni fisici), così ella potrebbe benissimo ingaggiare un gigolò che le reciti la parte del seduttore (o qualunque altra parte lei gradisca, la diverta o l'appaghi) e la infiammi come vuole essere infiammata o la compiaccia come vuol essere compiaciuta o la soddisfi come vuole essere soddisfatta. Chi lo vieta? Io mi limito a negare di dover fare tutto ciò "gratis", come un "obbligo" (che sarebbe l'espressione di una sudditanza, come infatti erano le "corvé" , medievali al pari del corteggiamento e non retribuite).
Io rifiuto di concedere alla donna, a priori, questo privilegio. Preferisco, come ripetuto mille e mille volte, pagare in moneta che in sincerità o in dignità. Inoltre non accetto (come avviene nei rapporti "normali) di dover pagare con probabilità 1 (se non in denaro, comunque in regali, doni, inviti o altre utilità economiche, oppure in tempo, corteggiamenti e rinunce varie, o ancora in sincerità e affetto, per non dire in dignità quando dovrei fare da giullare o da cavalier servente) per poi ricevere in cambio un piacere funzione di variabile aleatoria. Per questo ritengo più onesto e dignitoso per entrambi un rapporto mercenario in cui l'assenza di sentimento (ma perché, in quelli "gratuiti" il sentimento c'è ed è vero?) non implica quella di rispetto o di una qualsivoglia forma di coinvolgimento emotivo.
E poi parlate di volere la parità? Non fatemi ridere. Non può esistere alcun rapporto paritario se l'uomo ha sempre il dovere della conquista, o comunque di "fare qualcosa", magari anche in forme moderne o anticonvenzionali, per "conquistare", mentre la donna è apprezzata, disiata e venerata a priori per il suo "status". Meglio nessun rapporto, di un rapporto dispari, e molto meglio di tutti il rapporto commerciale.
E' "normale" considerare sempre se stessi in obbligo a fare qualcosa? E' normale doversi sentire, in ciò che dovrebbe essere un ristoro dalle fatiche dello studio e del lavoro, sotto esame? E' normale dover accettare di porre la donna, a priori, su un piedistallo, conferirle doni e offerte votive (in senso materiale o figurato), preghiere e corteggiamenti? E' normale pagare comunque in moneta o in sentimento, sincerità (quando si recita da seduttori per la sua vanagloria) o dignità (quando si fa da giullari per farla divertire) per lei, e ricevendo in cambio la sola speranza? E' normale dover accettare la tensione psicologica da lei imposta (attraverso il suscitare ad arte il nostro desiderio, attraverso il volerci far recitare da seduttori, attraverso il suo metterci alla prova per pura vanagloria, per diletto, per autostima o a volta anche per derisione e umiliazione)?
MILLE VOLTE NO.
Anche nei casi di non stronzaggine non è comunque piacevole ricevere continuamente rifiuti come regola (non si può pretendere di pensare di essere graditi nella maggioranza dei casi).
E' normale provare n volte con la speranza che la n+1 esima sia quella giusta?
E' normale agire a modo di tester elettronici?
Io troverei più normale trovare la donna giusta lasciando fare al destino! Senza sforzo e senza insistenza, con serenità e fiducia in noi, senza volerci forzare né spingere gli eventi. Per fare ciò e per essere indifferenti alle "stronze" e amici alle altre servono le "attrici" disposte a concedersi a pagamento, altrimenti, poiché il naturale bisogno, legato alla sfera sensitivo o sublimato a quella intellettiva, di godere della Bellezza è inderogabile, a pena di ossessione e di infelicità profonda, sarebbe la teoria della probabilità, ed in particolare la legge dei grandi numeri, ad imporci di "tentar la fortuna" con ogni donna catturi il nostro sguardo.
E' la vita che vuole questa disparità?
Ebbene, l'intelletto umano ha dimostrato che può esistere una costruzione civile (l'escorting) in grado di evitare questo aspetto della vita "naturale". Così come esiste la medicina, per evitare l'aspetto "naturale" del dover morire per malattia al fine di "rafforzare la specie", esiste il meretricio per non dover corteggiare (che per taluni è un piacere, per altri è un disagio: la sensibilità delle "umane belve", da quando hanno raggiunto l'autocoscienza, è fortemente soggettiva), pur appagando (o credendo di appagare, il che è lo stesso, in quanto si parla dell'illusione naturale per eccellenza: l'amore) i propri naturali bisogni di bellezza e di piacere.
E' questa uno dei pochi vantaggi dell'autocoscienza umana. Altro che gardaland! L'escorting è un'invenzione seconda forse solo alla ruota.
6. QUANDO L'EMPATIA OPPORTUNISTICAMENTE SVANISCE
Voi dite di essere empatica. Ragione vorrebbe che questa empatia vi facesse comprendere come l'essere ridotti a freddo specchio su cui provare l'avvenenza, a pezzi di legno innanzi a cui permettersi di tutto, a burattini da manovrare e poi gettare dopo averlo irriso, il sentirsi insignificanti innanzi a colei che tutti vogliono e tutto può, l'essere attirati solo per esser fatti apparire innanzi a sè e agli altri puro nulla, l'esser trattati come molesti, noiosi o privi di qualità dopo essere stati attratti ad arte, l'esser additato come banali scocciatori dopo essere stati indotti a tentare un approccio, il subire sofferenze fisiche o mentali come conseguenza dell'ingenuo trasporto verso la bellezza, o addirittura il venire scelti fra tanti solo per patire l'inganno più forte, l'illusione più dolorosa, l'umiliazione più profonda, l'esser sollevati per un attimo dalla turba dei disianti, l'essere ingannati da una promessa di paradiso e poi venire sadicamente dichiarati indegni, stupidi e dannati, gettati nell'abisso più profondo della frustrazione sempiterda d'ogni disio, nell'inferno dei patimenti fisici e mentali, nel girone dei senza speranza delle cui pene ridere, e, se l'inganno va anche oltre, l'essere oggetto di perfidie sessuali, tirannie erotiche e sbranamenti economico-sentimentali, costituiscano ferite tali da provocare almeno alla lunga nella psiche danni paragonabili a quelli subito da chi per un trauma sessuale non può più vivere quella sfera serenamente e felicemente. Per voi invece si tratta di lamentele di sfigati e di misogini.
Non avete diritto a chiamare misogino chi sente come ingiusto, in un mondo che parla di uguaglianza, una disparità evidente e insormontabile proprio in ciò che più conta di fronte alla natura, alla discendenza, alla felicità individuale (e non parlo del semplice rapporto sessuale, bensì di tutto quanto il pensiero della sua possibilità comporta: serenità, autostima, influenza sociale). Non è misoginia, è voglia a questo punto di una parità vera, e non di una disparità (con tanto di potenziali perfidie, tirannie e irrisioni) travestita da uguaglianza. Io riconosco il mio bisogno di godere della bellezza nella varietà delle forme viventi, ma cerco chi lo voglia appagare per sua volontà, non perchè costretta.
Io constato che, pur essendo distinto come uomo dall'autocoscienza, ho in comune con gli altri animali i bisogni naturali (il cibo, il sonno, il sesso), i quali devono ovviamente essere periodicamente soddisfatti, a pena di infelicità profonda, frustrazione intima, disagio da sessuale ad esistenziale, ossessione. Tutto ciò, in quanto natura, non ha alcuna valenza morale (né in positivo, né in negativo). E non ha pure nessuna relazione con l'intelligenza, con la cultura o con la sensibilità personale. Si tratta semplicemente di pure necessità di natura. Se non si mangia si muore di fame, se non si dorme si deperisce fino a divenire fantasmi, se non si beve ci si disidrata come foglie morte. E se non si appaga di quando in quando il proprio naturale bisogno di bellezza e di piacere dei sensi in una maniera quantitativamente e qualitativamente sufficiente, la vita si dimezza in altro modo: dapprima vi è una tristezza occasionale, una malinconia diffusa, una rassegnazione, poi una vera sofferenza che partendo dalla sfera sessuale, come ampiamente spiagato da Freud, influenza il rapporto con l'altro sesso in genere e la vita tutta (con chiaro rischio di autodistruzione), e con i meccanismi ben noti dalla psicoanalisi, è destinata a scoppiare prima o poi in qualche modo (contro sé o gli altri). In ogni caso (anche senza giungere a conseguenze estreme), alla lunga, si conosce l'infelicità sia sensitiva sia intellettiva, la frustrazione intima, e l'inappagamento da fisico diviene mentale e, se reiterato, degenera in disagio non più solo sessuale ma esistenziale, con anche il rischio di generare ossessione (nella quale non vi sono né libertà né possibilità di agire lucidamente in imprese grandi e belle). Per questo serve l'appagamento facile e scorrelato all'obbligo di passare per le forche caudine del corteggiamento o per il capestro del matrimonio monogamico (per non dire degli obblighi "religiosi"): per non essere né infelici né tiranneggiabili. Parimento constato che anche le donne hanno diritto a vivere libere e felici e a non essere costrette da chicchessia ad avere o meno rapporti con questo e con quello o a sottoporsi a obblighi esterni (di concedersi per questo e non per quel motivo). Proprio perchè voglio far coesistere le due cose e non mi sogno di giustificare rapporti strappati con la costrizione o la minaccia parlo sempre della necessità per l'uomo di "poter conquistare e mostrare doti immediatamente apprezzabili ed intersoggettivamente valide al pari della bellezza, con le quali essere universalmente mirato, amorosamente disiato, socialmente accettato, al primo sguardo e a prescindere da tutto il resto, con la stessa rapidità e la stessa forza ineludibile con cui le donne lo sono per le loro grazie corporali". Non parlo mai di "obbligo per le donne di concedersi a tutti e/o in cambio di niente", proprio perchè io desidero solo rapporti in cui la donna (in quanto interessata ai soldi, al prestigio e alla posizione sociale, oppure ad eventuali mie doti di sentimento e intelletto) sia mossa verso di me dallo stesso bisogno e dalla stessa brama che io provo per la bellezza.
Non è sicuramente misogionia. E' invece forse è un modo troppo femminile di avvicinarsi al sesso. Probabilmente il mio problema è quello di volermi sentire "donna" nel rapporto, di non accettare il ruolo attivo richiesto all'uomo, di sognare di potermi abbandonare, come a una furia divina, alle onde della voluttà innanzi a colei nel cui corpo si può amare venere citerea, lasciando che sia lei a fare tutto. Ma non ho forse diritto in un mondo libero ad essere anche effemminato e problematico?
7. SENSIBILITA' FEMMINILE? MA VERSO CHI E COSA?
Voi parlate di sensibilità, ma quando si tratta di comprendere quanto provato da ogni giovane maschio che si trovi ad avere l'obbligo di avvicinarsi alle coetanee (sulle quali già fiorisce la bellezza) senza ancora possedere nè ricchezze nè poteri per bilanciare un eventuale rapporto, nè alcuna dote immediatamente apprezzabile ed intersoggettivamente valida con cui propiziarlo, divenite stranamente insensibile.
Essere costretti a passare ore ed ore a parlare per soprendere o compiacere, cercando di indovinare argomenti interessanti per una sconosciuta, rendendosi in ciò verosimilmente ridicoli o perlomeno affettati, e sopportando che lei si atteggi continuamente a miss mondo, ostenti noia o interesse a tratti, si "assenti" continuamente (materialmente o col pensiero) come chi avrebbe di meglio da fare, o comunque risponda con sguardi e parole esprimenti dei "beh, questa volta piccolo puoi hai detto qualcosa di passabile" o "mah, come sei prevedibile, di capaci di questo ne trovo mille", volti a far sentire il giovane maschio, che sta ingenuamente (e magari, giocoforza data l'inesperienza, maldestramente) tentando di farsi apprezzare, uno fra i tanti, un puro nulla, un banale scocciatore o comunque un giullare da irridere nel disio, un freddo specchio su cui provare la propria avvenenza, un pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto o addirittura un pupazzo da sollevare per trastullo nell'illusione e da gettare con noncuranza quando annoia! E tutto mentre si è angustiati dal disio e potenziale oggetto di tutti i ferimenti (reali o psicologici), le umiliazioni (pubbliche o private), gli inappagamenti (carnali e mentali) e le relative sofferenze (fisiche ed emotive) che la "dama" di turno avrà la compiacenza di infliggerci per motivi di autostima, stronzaggine, brama di sfoggiare una preminenza erotico sentimentale o puro divertimento e vanagloriosa prepotenza! Io mi rifiuto di tollerare tali tensioni psicologiche, tali ferimenti intimi, tali irrisioni al disio, tali umiliazioni pubbliche e private, tali sofferenze di corpo e di psiche, tali inappagamenti fisici e mentali degeneranti (se reiterati) in ossessione, tali disagi da sessuali ad esistenziali (sfocianti in problemi variabili dall'anoressia sessuale al suicidio). Siamo nel 2010 ed io è dal 1998 che ho smesso di dare la possibilità alle coetanee di stronzeggiare su di me. Inoltre non accetto (come avviene nei rapporti "normali) di dover pagare con probabilità 1 (se non in denaro, comunque in regali, doni, inviti o altre utilità economiche, oppure in tempo, corteggiamenti e rinunce varie, o ancora in sincerità e affetto, per non dire in dignità quando dovrei fare da giullare o da cavalier servente) per poi ricevere in cambio un piacere funzione di variabile aleatoria. Per questo ritengo più onesto e dignitoso per entrambi un rapporto mercenario in cui l'assenza di sentimento (ma perchè in quelli "gratuiti" il sentimento c'è ed è vero?) non implica quella di rispetto o di una qualsivoglia forma di coinvolgimento emotivo. Non è pigrizia la nostra: è solo CONSAPEVOLEZZA dell'irrealtà di certe situazioni (nulla è gratis) della disparità di numeri e di desideri, e voglia di evitare atteggiamenti inutili e alla fine, quando insistentemente ripetuti, anche non dignitosi (oltre che, nel caso di uomini sensibili come me, di evitare a priori la possibilità di lasciarmi irridere, umiliare o sbeffeggiare nel desiderio dalle stronze o comunque di farmi sentire "uno fra i tanti", un banale scocciatore, di guardarmi dall'alto al basso, di guardarmi a prima vista con sufficienza se non con aperto disprezzo, e di ferirmi in seguito emotivamente o di provocarmi disagio psicologico, soprattutto nelle situazioni "asimmetriche" in cui è evidente la bellezza ma non il suo corrispondente intellettuale, ossia il cor gentil, che solo potrebbe consentire all'uomo di star di paro a quel dono divino). Non c'entra la paura di non riuscire: è un calcolo delle probabilità (e non venitelo ad insegnare a me), un puro calcolo razionale. Deriva da una disparità di numeri: tutti bramano la donna bella e giovane e conforme al sogno estetico dell'anima moderna (abbastanza restrittivo), mentre al contrario le donne hanno desideri più vasti, apprezzano varie virtù, varie forme e varie età dell'uomo (per cui tanti potrebbero eventualmente piacere loro), le belle (nel senso specificato) sono poche e la concorrenza è altissima, anche quelle di bellezza mediocre sono circondate da stuoli di ammiratori. E' un rapporto di mille a una. Deriva da una disparità di desiderio: tutti gli uomini bramano, accanto ovviamente agli altri rapporti, una notte di ebbrezza e di piacere con una dama ammaliante, mentre le donne in genere non si concedono se non per amore o per interesse, oppure perchè infatuate (ossia come se fossero innamorate, per opera del seduttore che ha saputo interpretare la parte del dongiovanni conquistando la vanagloria femminile).
La probabilità diviene una su un milione, poiché non si può pretendere di pensare che proprio colei da noi bramata fisicamente sarà attratta da noi e dalle nostre eventuali doti d’intelletto e di eloquenza. Non si può pensare che colei che ci apprezzerà sarà a noi gradita fisicamente. Inoltre si potrebbero possedere doti valide e virtù seduttive, ma non quelle gradite alla donna in questione. Si possono avere tante chiavi ma delle porte sbagliate. Oppure si potrebbe avere la chiave giusta, ma potrebbe essere impossibile usarla per le circostanze inopportune (come i moderni luoghi di divertimenti in cui l'uomo d'intelletto è ridotto ad un nulla, giacché non può mostrare le sue principali doti, ossia la cultura e l'eloquenza, senza le qual cose la ragione stessa sarebbe vana, mentre la beltà muliebre è comunque resa evidente ed esplica la tutta la sua attrattiva).
E in ogni caso: perché doversi considerare in obbligo a fare qualcosa? Perché doversi sentire, in ciò che dovrebbe essere un ristoro dalle fatiche dello studio e del lavoro, sotto esame? Perché dover accettare di porre la donna, a priori, su un piedistallo, conferirle doni e offerte votive (in senso materiale o figurato), preghiere e corteggiamenti? Perché pagare comunque in moneta o in sentimento, sincerità (quando si recita da seduttori per la sua vanagloria) o dignità (quando si fa da giullari per farla divertire) per lei, e ricevendo in cambio la sola speranza? Perché dover accettare la tensione psicologica da lei imposta (attraverso il suscitare ad arte il nostro desiderio, attraverso il volerci far recitare da seduttori, attraverso il suo metterci alla prova per pura vanagloria, per diletto, per autostima o a volta anche per derisione e umiliazione)?
Anche nei casi di non stronzaggine non è comunque piacevole ricevere continuamente rifiuti come regola (non si può pretendere di pensare di essere graditi nella maggioranza dei casi).
Perché provare n volte con la speranza che la n+1 esima sia quella giusta?
Non siamo tester! Gli animi più acutamente sensibili sono profondamente feriti, emotivamente, da questa situazione "asimmetrica".
Mentre una giovane donna è apprezzata e disiata, come Beatrice, al primo sguardo ("benigna sen va sentendosi laudare") un giovinotto ha necessità di una "occasione" per dare sfoggio di quelle virtù che potrebbero renderlo gradito agli occhi dell'amata. Questo fa sì che vi sia una chiara disparità nel rapporto (tale disparità è il vero motivo della ricerca di sacerdotesse di Venere da parte degli uomini gaudenti). Non sempre l'occasione esiste (e se esiste, proprio per la sua cruciale rarità , ha spesso la tensione di un esame, non certo il piacere di un divertimento). Non sempre l'occasione è facile (per valutazioni numeriche e di circostanza). Quasi mai: più probabile che le virtù possedute, anche se reali, non siano la vera chiave del consenso di lei (bisognerebbe essere fortunati ad avere in tasca proprio la chiave della porta desiderata) o che, anche qualora lo siano, non riescano ad essere estratte dalla tasca, o vengano perdute nel buio della mediocrità dei divertimenti di massa o nella confusione delle banalità moderne. Spesso dunque il disio resta unilaterale ed allo stadio di illusione. Eppure l'incantamento estetico-amoroso rimane reale per l'uomo, giacché parte della natura.
Un fanciullo brama la donzella avvenente così come un fiore sboccia, un usignolo canta, un prato fiorisce, una cascata irrompe, e quando il suo desire si volge in attività d'intelletto allora i versi e le rime scorrono con quella medesima magia propria dei prodigi di natura, come l'avvento della Primavera o il riflesso sull’onda lucente di quella conchiglia d’argento che chiamiamo Luna.
La donna, al contrario, proprio perché raramente desidera un uomo per la bellezza e se ne invaghisce al primo sguardo, e più facilmente ella vuole prima sondarne il valore per ammirarvi altre virtù, quali la bravura nel creare sogni e illusioni, nel far vivere all'amata "la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude", e non ultime la cultura e l'eloquenza, tutte virtù che si esplicano primieramente attraverso la capacità e l'ordine del dire, senza le qual cose la ragione stessa sarebbe vana, non rimane ammaliata da principio (lo sarà forse dopo), e resta libera di decidere senza incantamenti.
Per questo, almeno all'inizio della conoscenza, ed al contrario di quanto, secondo voi, è da un punto di vista fisico, è l'uomo e non la donna a trovarsi in una condizione di debolezza. E questo voi ben lo sanno le escort (è il motivo della loro forza contrattuale), ma ben dovrebbero saperlo delle blogger mosse da onesta curiosità intellettuale. L'uomo è già invaghito e agisce secondo i riflessi condizionati dell'istinto (seppur filtrati dalle convenzioni sociali), ed il suo intelletto e la sua immaginazione sono angustiati dal desiderio, non permettendogli, spesso, di mostrare il meglio delle proprie virtù intellettive, culturali e oratorie, né di sentirsi a proprio agio e rilassato, mentre la donna si deve ancora invaghire e la sua mente è pronta per lasciarsi inebriare "dalle parole che dici umane" o per capire l'inadeguatezza dell'aspirante amante, comunque più libera di scegliere.
E' infatti evidente che, mentre un uomo mira alla bellezza, una donna ama altre virtù, quali la capacità di dimostrare il proprio valore, di affermarsi, la capacità di far sentire alla fanciulla di vivere in una favola, l'abilità di perdere la donna negli imperi occulti del sogno, la brama di erudizione e di squisitezze intellettuali, la sete di cultura, la tensione all'eccellenza nel fare come nel dire ed altre infinite virtù che si esprimono soltanto con l'uso della parola, con la modulazione della voce, con il tempo dato al corteggiamento e che in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza.
E non ho intenzione nel nome di una mitologica emancipazione (che piace alle donne sempre e solo nei diritti e mai nei doveri, sempre e solo quando concede loro nuove possiiblità e mai quando toglie privilegi acquisiti) di ritrovarmi in situazioni nelle quali alla donna è data la possibilità di sfoggiare le proprie grazie e spandere subitaneamente disio negli astanti mentre a me è preclusa quella di compensare, se non con lo sfoggio di particolari doti di sentimento o intelletto (impossibile nei fugaci e caotici incontri moderni, nel mondo moderno privo di delicatezza e di gusto), con quanto costruito con la cultura, il denaro, il successo, la fama, il potere, il lavoro, lo studio, il merito o la fortuna individuali. Ecco perchè fino a quando non avrò ottenuto una certa posizione di prestigio o preminenza nella società rifiuterò qualsiasi contatto con le donne non sia l'accordo commerciale dichiarato come nel culto di venere prostituta. E questo non certo perchè sia contrario in linea di principio all'emancipazione femminile (vorrei semplicemente aggiungervi l'emancipazione maschile, specie dal corteggiamento, giacchè non è razionalmente ammissibile che voi possiate cumulare antichi privilegi e moderni diritti e soprattutto usare le vostre armi naturali senza limiti remore nè regole dopo aver privato l'uomo, con l'illusione dell'uguaglianza, di tutto quanto aveva saggiamente costruito nella storia, nella cultura e nella società proprio per bilanciare in desiderabilità e potere il rapporto con voi sì da poter vivere libero e felice e non vedere la sua vita ridotta a una sequenza di irrisioni, umiliazioni e inappagamenti sempiterni d'ogni disio come de facto è in quel folle periodi di "uguaglianza primitiva" imposta costituito dall'età scolare). Limitatamente al problema, il femminismo è innocente: le italiane, nell'ars amandi, erano tali e quali anche ai tempi del Leopardi. E' evidente da come l'hanno trattato.
Il Sultano Beyazid