Per me non è così. Per quanto ci si sforzi esisterà sempre un abisso di differenza tra la femminilità costruita e quella innata.
Forse non bisognerebbe nemmeno parlare di femminilità ma coniare un nuovo vocabolo.
Banalità tra le banalità, considererei l’esistenza di un terzo sesso, di un quarto e anche di un quinto se necessario e così via, anche per dare il giusto peso alle parole. Ma vi prego, per favore lasciamo da parte la femminilità e soprattutto la percezione che ognuno ha di sé perché spesso, ahinoi, non coincide con la cruda realtà, la quale è molto più viva del nostro stupido vocabolario e delle sovrastanti categorie concettuali. Pazientemente aspettiamo ancora un nuovo pensiero a cui affiancare nuove parole. Però, lasciatemelo dire ancora una volta, nessuno può pretendere che la percezione che ha di sé stesso sia condivisa anche dal resto del mondo.
Ben altra cosa invece è il rispetto che ogni essere umano merita, ovviamente finché se lo merita.
Tempo fa girovagava in città un tipo che si credeva Napoleone. Si infilava un cappellaccio in testa, posava una mano sul petto ed iniziava a declamare in un francese maccheronico. Lui “era” Napoleone, ma per quanto si sforzasse non diventò mai Napoleone sebbene fosse arciconvinto di esserlo e non serviva nemmeno fargli notare l’evidenza per smuoverlo dalle sue idee. Lui era semplicemente così.
E vissero tutti felici e contenti.
p.s.
….sssshh… io dentro mi sento Ibrahimovic.
Una settimana fa ho fatto una partita di calcetto memorabile.