Ti ho "likato" per avere postato l'articolo,
@diretto, ma non certo perché sia d'accordo con il contenuto del medesimo. Al di là di quanto stabilito dalla corte in questione, che riconosce un significato "traslato" al termine di "puttaniere", secondo me tale vocabolo mantiene un suo indubbio e ineliminabile significato "primario" e prevalente, in base al quale può essere considerato offensivo e lesivo della reputazione di una persona se applicato a sproposito e senza corrispondenza coi fatti.
Checché ne dica la corte, secondo me se una persona viene apostrofata come "puttaniere", il 90% di chi ascolta lo interpreterà in senso letterale, come frequentatore di prostitute, e se il marito in questione non lo era aveva ragione di ritenersi offeso (è ovvio che io personalmente, in quanto puttaniere convinto, non attribuisco necessariamente un significato deteriore al termine, ma chi fosse definito tale senza esserlo avrebbe tutti i motivi di ritenersi offeso, anche solo per la falsità dell'assunto).
Concluderò la perorazione con un'osservazione maliziosa: in questi tempi di agguerrito femminismo, come sarebbe stata vista la stessa questione se la signora, invece che prendersela col marito, si fosse accanita con la convivente "more uxorio", nonché amante di lui, definendola magari "quella puttana"? Penso che sia comunissimo che una donna cornificata possa riferirsi in tali termini ad una rivale, ma, qualora la questione fosse ugualmente approdata in tribubale, sarebbe stato considerato "manifestazione di un normale diritto di critica" chiamare una qualunque donna che abbia instaurato una relazione extraconiugale con il proprio marito "puttana" o altri sinonimi che indichino in maniera inequivocabile il mestiere della meretrice? (E avrebbe magari potuto esserci una disquisizione in punta di diritto se fosse stato diverso darle della "puttana" o della "troia"...).