Cari consoci - esce fuori anche da questa discussione l'idea della penetrazione da associare a pie pari con il dolore che la sodomia provocherebbe.
Il dolore quindi è, per i maschietti culturalmente allineati con la società anche cattolica, il segno concreto dell’umiliazione inflitta forse per metaforizzare la perdita della dignità che viene associata con il prenderlo nel culo.
E evidente il timore dei "maschi" chi hanno nei confronti della sodomia (ovviamente passiva e praticata su di loro, perché loro il culo delle donne lo vogliono eccome, per via del fatto che questo per converso viene associato alla dominazione).
Io sono convinto che se tutti noi maschietti pian piano ci liberassimo di questa assurda paura (ripeto temporanea e piacevole... sebbene si parli di dolore) se scoprissimo che dal proprio buco del culo si può trarre anche piacere, questo aiuterebbe a essere meno violenti e più felici.
Io posso solo testimoniare che quando l’ho preso in quel posto, e l'ho preso tante volte (cosa che adoro fare con le trans), dopo sono rilassato e pacifico come un neonato che succhia al seno materno e ritrovo un po’ di quell’equilibrio che mi riconcilia con la ruvidezza del mondo. Sento cioè di avere espulso tossine e di avere disattivato una potenziale carica distruttiva (oltre ad aver goduto meravigliosamente e sborrato copiosamente con il cazzo ben piantato nel culo), senza credere di aver smarrito la mia identità per essermi "sottomesso" all’invasione del pisello. Ho semplicemente sfruttato una possibilità naturale del mio corpo, senza diventare per questo né meno maschio, né omosessuale, né più vittima di nulla, ma restando sempre, al contrario, me stesso.