Era una mattina serena e non buia e tempestosa ( sarebbe stato più poetico) e cammino baldanzoso e felice per le vie di Calolziocorte. Mi fermo in un caffé, mi siedo e non penso a lei, guardando il mondo attorno a me. Dopo aver pagato in moneta sonante, riprendo la strada maestra e mi imbatto in un centro estetico.
"eh sì, centro estetico, dicono tutte così". Entro senza nemmeno bussare, mi si presentano due fanciulle italiane molto graziose. "fale massaggio ehm, scusate, l'abitudine. Fate massaggi?". Le ragazze mi guardano con pietà e annuiscono. "c'è una collega di là che ti aspetta". "ah bene, quanto devo?" e pago 100 euro per un'ora.
E poi penso: "Un po' care queste ragazze, ma rispetto ai bidoni cinesi, credo che ne valga la pena.". Entro nella stanza, dove mi attende la collega di cui sopra, con sguardo glaciale "si vuol far desiderare eh" e mi chiede di rimanere in boxer e accomdorarmi.
"bello, mi vuol spogliare lei". Sempre tra me e me. Comincia quindi, facendomi mettere a pancia in giù, a stritolarmi ogni osso presente nel mio corpo, con io che vorrei urlare ma trattengo il dolore per dimostrare quanto sono forte. "dai che ora arriva all'osso più importante".
Passano cinquanta minuti e ancora non ho sentito "girare" e mi sovviene un piccolissimo dubbio "bene, abbiamo finito". Io la guardo e non oso chiedere nulla, ho capito, come al solito, di aver frainteso. Provo a scendere dal lettino, ma ho gli arti immobilizzati e mi sento come Rocky dopo aver affrontato Barakus, la prima volta. Metto i jeans al contrario, la maglietta al contrario, le scarpe al contrario. Mi avvio verso la porta, con le colleghe di prima che ridono con discrezione. "vieni a trovarci ancora". Io sorrido, esco dal centro estetico, ritorno al bar. "un montenegro, grazie.". Quando il barista mi porge il bicchiere appena riempito, lascio il bicchiere e prendo la bottiglia. Sono le quattro del pomeriggio, alle undici di sera il barista mi sveglia per avvertirmi che sta chiudendo.