Il segreto dell’amore eterno?
Quel continuo perdersi e ritrovarsi
Il segreto è la continua ricerca del mistero dell’altro
Ho studiato a lungo l’innamoramento, il processo in cui rapidamente siamo affascinati da una persona, pensiamo solo a lei, la desideriamo disperatamente, non possiamo farne a meno e vogliamo vivere insieme per sempre. E ho approfondito soprattutto il processo di fusione, in cui gli innamorati cercano una unione totale del corpo e dello spirito. Si raccontano e rivivono insieme le proprie vite, sciolgono i legami amorosi di un tempo, si identificano e si plasmano l’uno sull’altro fino a provare gli stessi sentimenti, a desiderare le stesse cose, a costruire un comune progetto di vita.
La fusione spiega la forza della passione amorosa nel periodo dell’innamoramento. Ma non spiega perché la passione, il continuo bisogno dell’altro e il desiderio erotico in certi casi possano durare anni e anni e addirittura crescere. Nei romanzi e nei film, il desiderio dura perché c’è un ostacolo, un impedimento, un nemico, un rivale che impedisce la sua realizzazione. Quando cioè il processo di fusione viene rallentato o impedito da fattori esterni. Quando questi cessano di agire i due finalmente si amano e la storia finisce. Di essi si dice solo che «vissero felici e contenti». Nella realtà di solito resta un amore intenso ma in cui lentamente l’erotismo si attenua finché non prevalgono la tenerezza e l’affetto.
Però ci sono anche dei casi in cui invece la passione amorosa ed erotica continua con la forza delle origini. Quando avviene? Quando i due innamorati, pur amandosi appassionatamente, ricreano in se stessi la distanza e il desiderio. E come possono farlo? Quando riscoprono continuamente la loro incolmabile diversità, per cui, anche se si raccontano tutto, sentono che le loro esperienze restano inaccessibili. Perfino quando sono eroticamente uniti, fusi, sono consapevoli di non sapere cosa prova veramente l’amato. Il grande amore che dura è perciò una continua ricerca e una continua scoperta del mistero dell’altro. L’amato è infinitamente vicino eppure, di colpo, anche infinitamente lontano. Allora rinasce il desiderio. L’amore è costituito strutturalmente tanto dalla distanza e dalla mancanza come dalla ricerca e dal ritrovamento. L’amore che dura non è uno stato, ma un succedersi di oscurità e di luci incantevoli. È un continuo perdersi e un meraviglioso ritrovarsi nuovi. È come un cuore che pulsa: un susseguirsi del vuoto — la diastole, e del pieno — la sistole. Non è statico, è fatto di onde, come il mare, come la luce.
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Francesco Alberoni 27 luglio 2009