PENSIERI, PAROLE E RIFLESSIONI

RIMPIANTI
(suoi)

Le offrii la mia vita intera.
Era troppo per lei e non aveva il resto.
Se ne andò senza lasciare la mancia.
 
eddyvedder ha scritto:
RIMPIANTI
(suoi)

Le offrii la mia vita intera.
Era troppo per lei e non aveva il resto.
Se ne andò senza lasciare la mancia.

Stupenda.

Definitiva come il tempo che passa.

In tre frasi, i tre atti della tragedia: il prologo, lo svolgimento e il finale.

Ungarettiana.

:clapping: a scena aperta
 
MASCHERE

Ci muoviamo in questo mondo di fantasmi lanciando in aria le nostre le nostre vite.
Indossiamo maschere con la nostra faccia.
Per sembrare uguali e fedeli a noi stessi.
Invisibili, ci facciamo vedere.
Urliamo in silenzio in attesa di un’eco.
Tutti qui, anime parallele di persone asimmetriche.
Aspettando il momento che il corpo risorga a reclamare la sua parte.
 
LA MOGLIE

La moglie del generale
è generalessa
e quella del principe
principessa.
Quella del poeta
perchè
poetessa
non è ? :unknw:
 
eddyvedder ha scritto:
LA MOGLIE

La moglie del generale
e' generalessa
e quella del principe
principessa.
Quella del poeta
perchè
poetessa
non e' ? :unknw:

Perche' il poeta non c'ha una lira e qualcuno che pensa a far da mangiare e tenere in ordine la casa ci deve essere.... hai voglia come passa in fretta la poesia... :sarcastic_hand:
 
Power ha scritto:
Aggiungi:

Coliciste

piu' che intelligente mi sembra demotivato e malato.... :sarcastic_hand:


infatti il pensiero è intitolato "la parabola dell'uomo DEBOLE", mica per niente.... :bye:
 
Oggi a Fiumicino un 48enne parmigiano si è fatto
cuccare con 20 mln di euro di bamba.
A tradirlo sembra le statuette di legno ove aveva nascosto
lo stupefacente.

2702476584674040_13.jpg


 
TOP ESCORT

Afflitta da peli superflui
visone
lontra muschiata
ocelot
passa la serata
a domandarsi
"-Quale indosserò?-"
Ed in questa incertezza
che la fa soffrire
vengono le dieci, le dieci e mezza
le undici,
e a mezzanotte in punto
va a dormire.
 
I DOLORI DELLA MENTE

a volte vorrei prendere la mia mente
e ridurla in mille pezzi.
Tutto, purchè non abbia da pensare.
Che la mente, lucida, attenta, che ragiona,
è il peggior nemico dell'anima.
E quando soffro, quando i dolori della mente
vengono a bussare alla mia porta,
cedo, mi lascio invadere, annientare dal dolore.
Non mi oppongo, voglio percepirlo bene.
Che le ferite e le lacerazioni
ci arrivano tutti i giorni, da più parti
e forse più di una volta al giorno.
 
RESTO QUI

Sono rimasto qui oggi.
Come ieri e come domani.
In questo posto colorato lontano dal mondo e dalle sue capriole.
Ceno da solo in terrazza, mentre il sole fa capolino.
In camicia che fa caldo.
Solo il piccolo rumore di una piccola fontana al centro
di una piccola piazza a distrarre la mente.
E vino bianco fresco a farmi credere che sia ancora estate.
Ma è estate, questa?
Sono rimasto qui oggi.
A pensare.
E poi scrivere, guardare, sorridere, immaginare e sognare.
Una statua di sabbia a forma di cane.
Una coda felice ed impazzita che voleva giocare.
Una spiaggia vuota come una testa senza pensieri.
Di certo, non la mia.
 
ELTON

Impazzivo per quella canzone che sentivo alla radio.
Ho comprato il disco appena ho potuto.
Crocodile Rock (dietro c’era Daniel. Mica un 45 giri da poco).
Corso a casa, l’ho infilato nel mangiadischi.
Quello rosso e bianco che l’avevamo tutti uguale.
E l’ho ascoltato. E riascoltato. Ed ascoltato ancora.
Non so quante volte di fila.
Tante, comunque.
Troppe.
Che alla fine quel disco non sono più riuscito ad ascoltarlo, il giorno dopo.
E quello dopo, pure.
Ed ancora oggi un po’ fastidio mi dà.
Nausea.
Per dire che le cose, alla fine, se sempre uguali, se sempre le stesse,
se ripetute senza variazione, senza gioco e fantasia, muoiono.
E noi con loro.
Vale per tutto.
Che senza fantasia, voglia di esplorare, meraviglia ed occhi accesi,
senza cambiamento, crescita, divertimento, è la fine.
Vale per l’amore.
Per i rapporti.
Per la vita.
Vale per il sesso.
 
eddyvedder ha scritto:
Per dire che le cose, alla fine, se sempre uguali, se sempre le stesse,
se ripetute senza variazione, senza gioco e fantasia, muoiono.
E noi con loro.
Vale per tutto.
Che senza fantasia, voglia di esplorare, meraviglia ed occhi accesi,
senza cambiamento, crescita, divertimento, e' la fine.
Vale per l’amore.
Per i rapporti.
Per la vita.
Vale per il sesso.

E' vero eddy, hai proprio ragione.
Questo tuo scritto mi ha fatto immediatamente pensare ad un bellissimo articolo che ho letto ieri su corriere.it di Alberoni. Parla dell'amore, del sentimento...Di come non sia e non possa essere qualcosa di statico, ma qualcosa in continuo movimento, che necessita di una continua riscoperta di sè e dell'altro.
Anche se non è farina del mio sacco, vorrei riportarlo qui, in questo spazio di "pensieri, parole e riflessioni", se me lo permetti. A me ha fatto pensare e riflettere.

Il segreto dell’amore eterno?
Quel continuo perdersi e ritrovarsi

Il segreto è la continua ricerca del mistero dell’altro

Ho studiato a lungo l’innamoramento, il processo in cui rapidamente siamo affascinati da una persona, pensiamo solo a lei, la desideriamo disperatamente, non possiamo farne a meno e vogliamo vivere insieme per sempre. E ho approfondito soprattutto il processo di fusione, in cui gli innamorati cercano una unione totale del corpo e dello spirito. Si raccontano e rivivono insieme le proprie vite, sciolgono i legami amorosi di un tempo, si identificano e si plasmano l’uno sull’altro fino a provare gli stessi sentimenti, a desiderare le stesse cose, a costruire un comune progetto di vita.

La fusione spiega la forza della passione amorosa nel periodo dell’innamoramento. Ma non spiega perché la passione, il continuo bisogno dell’altro e il desiderio erotico in certi casi possano durare anni e anni e addirittura crescere. Nei romanzi e nei film, il desiderio dura perché c’è un ostacolo, un impedimento, un nemico, un rivale che impedisce la sua realizzazione. Quando cioè il processo di fusione viene rallentato o impedito da fattori esterni. Quando questi cessano di agire i due finalmente si amano e la storia finisce. Di essi si dice solo che «vissero felici e contenti». Nella realtà di solito resta un amore intenso ma in cui lentamente l’erotismo si attenua finché non prevalgono la tenerezza e l’affetto.

Però ci sono anche dei casi in cui invece la passione amorosa ed erotica continua con la forza delle origini. Quando avviene? Quando i due innamorati, pur amandosi appassionatamente, ricreano in se stessi la distanza e il desiderio. E come possono farlo? Quando riscoprono continuamente la loro incolmabile diversità, per cui, anche se si raccontano tutto, sentono che le loro esperienze restano inaccessibili. Perfino quando sono eroticamente uniti, fusi, sono consapevoli di non sapere cosa prova veramente l’amato. Il grande amore che dura è perciò una continua ricerca e una continua scoperta del mistero dell’altro. L’amato è infinitamente vicino eppure, di colpo, anche infinitamente lontano. Allora rinasce il desiderio. L’amore è costituito strutturalmente tanto dalla distanza e dalla mancanza come dalla ricerca e dal ritrovamento. L’amore che dura non è uno stato, ma un succedersi di oscurità e di luci incantevoli. È un continuo perdersi e un meraviglioso ritrovarsi nuovi. È come un cuore che pulsa: un susseguirsi del vuoto — la diastole, e del pieno — la sistole. Non è statico, è fatto di onde, come il mare, come la luce.

http://www.corriere.it/alberoni
Francesco Alberoni 27 luglio 2009
 
BAMBINO DENTRO

a volte mi chiedo se esiste veramente quel luogo inaccessibile,
indistinto, nebuloso eppure tangibile, che ha soluzioni per
i nosti drammi e le nostre sofferenze, a condizione di non usare
la logica, di non cercare di comprendere, di capire, di pensare.
Fare come un bambino, sempre pronto a distrarsi, a vedere
ogni attimo della propria esistenza come nuovo, che si affida
all'oblio, quando le cose non filano nel verso che avrebbe voluto.
E come un bambino che trova conforto nel sonno, che aiuta a
scacciare i dolori ed i disagi, così vorrei cercare di dirigere il
mio sguardo altrove, all'arrivo di un dolore.

E riuscire finalmente a non uccidermi di pensieri.
 
ESTETICA DEL PALINSESTO

Forma, stile, estetica, teoria.
Un vaso, bello e trasparente.
Grande, grandissimo.
Scatole di latta, di quelle di una volta,
con i disegni colorati che dentro ci potrebbe stare di tutto.
Bicchiere, mezzo vuoto e mezzo pure. Ma in cristallo, del più prezioso.
Carta stagnola, di pacchetti di sigarette vuoti, gettati sull’asfalto.
Gesto preciso senza sbavature, che alla fine sembra troppo per essere vero.
Dove mancano i fiori.
Cartoline vecchie da conservare.
Il vino da versare e bere.
Gli errori, quelli che fanno una vita vera.
Viva.
 
UN BEL CARPIATO E VIA

Di cose che non avrei dovuto, ho lasciato traccia ovunque sia stato.
Se mi pagassero per questo, sarei ricco davvero.
Di quante volte mi hanno spinto e sono rotolato giù
ho perso il conto.
Ed ormai i lividi sono uniformi e mi credono di colore.
Viola.
Ma tra paura di dire ed ansia se fare, il tempo batte cassa e non restituisce.
Che noi milanesi imbastarditi, siamo dilettanti.
Le ossa rotte le ho aggiustate con il catarro,
pronte a spezzarsi ancora, e dell’orgoglio faccio palline di carta
che lancio a chi mi sta davanti, coglione.
Che se il gioco vale, azzardo.
Se il premio è bello, rischio.
Smazzo e poi mi scazzo.
Che mi piace giocare, provare, tentare.
Essere tentato, eh sì cazzo….
Sorprendermi sempre con lo sguardo innocente
di un vecchio rincoglionito che ha visto tutto.
Arrivare non atteso, gioire saltando.
Accogliere con il bicchiere in mano
ed offrirmi.

Che il ‘64 è un’ottima annata.
 
eddyvedder ha scritto:
UN BEL CARPIATO E VIA
(...)
Accogliere con il bicchiere in mano
ed offrirmi.

Che il ‘64 e' un’ottima annata.

Il '64 è un'annata per intenditori. il bouquet è denso ma difficile, racconta di frutta matura e liquirizia. Il gusto è ampio, complesso, spesso contraddittorio: c'è il gusto minerale della terra, quella vera, e c'è il selvatico animalesco.
Per chi riesce a sostenerlo, il finale è sontuoso.

Lo "Chateau E.Vedder" del '64 è davvero speciale. Una bottiglia unica :wink:
 
MILANO

La prima mia impressione di Milano.
Sul sagrato del Duomo,
vidi migliaia di scarpe
che camminavano da sole.
Poi presero il volo, tutte insieme.

Erano piccioni.
 
Indietro
Alto