Nel ricordo del capitano Mazzoni, la Bari rinasce dalle ceneri
Caro Bari, anzi la Bari come dicono alcuni tifosi con i capelli bianchi, dove eravamo rimasti dopo il mio la tua “morte “avvenuta in un afoso 16 luglio quando per colpa della superficialità del tuo (per fortuna ex)presidente Giancaspro, non ti fu possibile iscriverti al campionato di Serie B? Eravamo con le lacrime agli occhi dopo quell’ennesimo trauma sportivo, per un’ita città e non solo per i tuoi tifosi. Ti avevano già accoltellato ai nostri occhi una prima volta durante quel derby della vergogna, quando Masiello siglò l’autorete della vittoria del Lecce al San Nicola, in una partita che già altri avevano addomesticato prima che si giocasse . L’onta di quella partita venduta dai tuoi giocatori, insieme era stata quasi cancellata durante la stagione 2012/2013, quando i Matarrese dopo trentasette anni di ininterrotta presidenza, decisero che era il momento del loro disimpegno nei tuoi confronti, ed in un’asta infuocata il titolo sportivo della defunta società fu raccolto dal Football Club Bari, creata apposta dall’ex arbitro Gianluca Paparesta. Eppure, come per miracolo, cara Bari, grazie ai ragazzi del selfie Sciaudone, Galano e gli altri, raggiungevi un’incredibile semifinale playoff per la serie A, purtroppo non vinta.La campagna social da parte di quello splendido gruppo di giocatori, capitanati da Defendi, ti portò le simpatie di tutta Italia e poi di tutto il mondo calcistico: fu realizzato un bellissimo film-documentario “ Una meravigliosa stagione fallimentare” che vinse premi su premi.
Ma la stagione della rinascita fu solo una parentesi, e si andò avanti tra partite perse malamente ed effimeri sogni di gloria per una possibile partnership con il malese Noordin(un altro millantatore di capitali solo sulla carta), che costò a Paparesta la perdita della proprietà del Bari a favore di Giancaspro, colpevole non solo penalmente, dopo che le inchieste hanno fatto luce sui loschi affari, ma soprattutto moralmente del tuo fallimento, nel ruolo di carnefice nei tuoi ultimi mesi di vita, con Giancaspro che non riusciva più a far fronte ai suoi debiti, era stata tagliata persino l’erogazione dell’acqua al San Nicola e soprattutto non riusciva a pagare più gli stipendi trimestrali ai giocatori nei tempi dovuti. Si arrivò per inerzia a quel 16 luglio dove il Fc. Bari morì, ad una parte di noi tifosi morì la nostra infanzia non solo calcistica, perché legata a te. Ma come dicono a Bari, dal guasto arrivò l’aggiusto, non poteva concludersi così amaramente la tua storia dopo 110 anni da squadra “ascensore” tra l’inferno ed il paradiso: senza quel fallimento, il dover ricominciare in serie D con una nuova società S.S Bari guidata un presidente ricco e competente con De Laurentiis jr, rampollo della “nobile casata” di produttori cinematografici, la tua e nostra colpa per non averti saputo amare e difendere non l’avremmo mai espiata. E non saremmo dopo 34 partite, molte disputate su campi improponibili tra la Sicilia, la Calabria e la Campania ricominciato a volerti bene, ed a tornare per l’ultima gara in casa, quella che ha sancito la promozione in C, in quasi ventimila. Vedere il tuo capitano Brienza a quasi 40 anni alzare la coppa assegnata a chi vinceva il proprio girone, non ha prezzo, non per la vittoria in sé, ma per il contesto di festa in cui si è svolta: calciatori, allenatori, dirigenti della società, tifosi di tutte le età tutti uniti almeno per quella domenica dall’amore verso di te. I soldi da soli nel calcio non bastano, ma aiutano se supportati da competenza e passione, ma il calcio lo abbiamo riscoperto tra i dilettanti ha bisogno di romanticismo e passione, altrimenti è solo business per le tv, gli sponsor ed i pochi club ricchi che si dividono la torta tra di loro. I DeLaurentiis hanno dimostrato a Napoli per un decennio di avere competenza e non solo soldi, ma se avessero almeno la metà dell’amore verso la Bari che il tuo fondatore Floriano Ludwing ebbe fino al giorno della sua morte, pari solo a quella del nostro mai troppo rimpianto presidente Angelo De Palo, allora anche i momenti difficili che ci saranno li supereremo senza drammi , perché i veri tifosi hanno la purezza dei bambini, e sanno chi vuole bene a chi amerai per sempre, come te Cara Bari.
Purtroppo il destino ha voluto che questa stagione da archiviare positivamente, nonostante nel poule scudetto il Bari abbia pareggiato solo 0-0 al san Nicola con il Picierno (per la prima volta ha arbitrato la squadra biancorossa una donna), e perso ingiustamente per 1-0 ad Avellino(anche per errori arbitrali) si concludesse con un retrogusto amaro. Mario Mazzoni , una delle colonne del Bari degli anni cinquanta e sessanta, ci ha lasciato all’età di 88 anni in quel di Firenze dove era nato e trascorso gran parte della sua vita calcistica e non, attorniato dall’affetto della moglie, dei figli e dei nipoti. Eppure questo toscano dalla battuta pronta e dalla mente lucidissima, nonostante una vita lunga ed intesa, è stato per diversi anni il recordman in fatto di presenze nel Bari, 313 in totale con 25 reti all’attivo, prima che arrivassero Loseto e Gillet a scalzarlo dal primo posto. Ma quando si pensa al capitano per antonomasia, i tifosi del Bari, e non solo quelli che lo hanno visto giocare, pensano solamente a Mazzoni: per qualità morali, per il suo essere stato un leader per i compagni, unendo alla sua sagacia tattica, le sue buone doti tecniche ed il suo spirito indomito. Nel calcio dei suoi tempi il suo ruolo era quello del mediano, deputato a contrastare il gioco avversario a centrocampo ed al contempo a far ripartire l’azione. Arrivò in un Bari retrocesso, come quello attuale, in IV seria(l’allora serie D), e subito divenne un beniamino dei tifosi, che seppero apprezzarne fin da subito l’attaccamento alla maglia, tanto che in 10 stagioni riuscì, lui che non era un barese purosangue, a meritarsi i gradi di capitano, in un’epoca in cui a Bari i suoi compagni di squadra erano Maestrelli, Erba, Bretti, De Robertis e l’allora giovane Catalano, altro simbolo di quella stagione d’oro per il calcio barese. Un palmares di tutto rispetto quello di Mazzoni a Bari: 4 promozioni(di cui due dalla B alla A), uno scudetto di quarta serie, l’unico tricolore nella storia più che centenaria del Bari, e tanti ricordi sparsi qua e là nei suoi lustri giocati al vecchio(e quanto mai rimpianto) stadio Della Vittoria. Nonostante il fallimento avvenuto la scorsa estate, continuò comunque a far sentire la sua presenza, seppur da lontano, “sfidando” i giocatori attuali nel riuscire a bissare il loro scudetto del ’54.
Un altro calcio, un'altra epoca, un altro mondo: Mazzoni si è spento solamente il 17 maggio, ma giocatori e uomini della sua tempra e del suo valore li rimpiangiamo quando ci accorgiamo che non ce ne saranno forse più.