La Santa Pasqua : una festa religiosa ma anche, e soprattutto qui nel sud dell'Europa, la festa della famiglia, forse anche più del Natale, un po' troppo influenzato da tradizioni anglosassoni, ormai. Il famoso detto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” è vero solo in parte, è Pasquetta che tutti fanno per conto loro, con belle gite. La Pasqua invece si vive intensamente, con riunioni familiari con pranzi e cene in taverne gremite, piatti tradizionali come il pesce finto e il baccalà fritto e in umido, i fagioli lessi caldi con filo di olio, che sparge un profumo caratteristico per tutta la tavola per il venerdì santo, vino e affetti profondi. Altri piatti sia per il Sabato Santo e per la Santa Pasqua, l'agnello fritto e i carciofi fritti, i maccheroni fatti casa, i tortelli o tordelli, il lesso con la salsa verde. Qualche piatto è poi legato a tradizioni familiari, alla nonna o alla bisnonna e tutti ricorderanno e tutti saranno d'accordo che il ragù di nonna Gelsomina aveva un sapore diverso, che “le tue polpette, Maria, sono buonissime ma la zia Pina ci metteva un ingrediente speciale che mai aveva voluto rivelare ed erano diverse, particolari davvero”. Perché la zia Pina era davvero un tipo originale. E dopo tanti anni, tu che sei invecchiato con questi discorsi, alla fine hai capito che quell'ingrediente speciale è la gioventù e che magari le varianti delle nuore e figlie sono magari anche migliori. Ma non lo dici perché è un gioco delle parti e comunque non verresti creduto, soprattutto dai più giovani, ai quali piace poter conservare ricordi quasi epici di persone del passato e richiedono in continuazione la ripetizione di aneddoti e storie, detti e frasi celebri di qualche parente defunto, che magari hanno visto solo solo in fotografia al cimitero, con quell'aria che hanno le persone nelle foto nei cimiteri, che sembra dicano “Passavo di qui per caso”. E poi, se c'è un ospite si mette il vassoio a “sdrucciolo” e si riempie il piatto. Come in “Scampagnata” in “Le Veglie di Neri” (1882) di Renato Fucini : “Gostino messe a sdrucciolo il piatto del pollo sul mio, e giù una frana di ciccia da sfamare un can da pagliaio” . E poi i discorsi di politica, più o meno come qui, con conclusioni che, fatte le dovute proporzioni, ricordano molto certi commenti su questo thread, del tipo “che se lui e 'l suo fratello prete fossero stati al ministero, i Francesi a Tunisi non c'erano neanche per la misericordia di Dio, perché …….. “ Magari qualcuno, come me, ha partecipato con una certa qual aria di sufficienza a queste riunioni, anche se molto attivo nell'aiutare le donne di famiglia con mansioni e lavori di bassa manovalanza, ruoli ancillari molto preziosi e che alleviano la fatica di chi cucina e organizza. Quante volte ho detto “Dio mio, ma perché non rimaniamo a casa? Che noia tutte quelle visite, quegli abbracci e quei baci, quei piccoli regali, l'uovo anche per Cinzia, la figlia Nora, una lontana cugina : tu ne faresti a meno, ma ormai ci sei e quindi accetti di calarti in queste situazioni, per non avere inutili discussioni e malumori. Ed ora che non puoi ricongiungerti con i tuoi cari tutto questo ti manca, senti un doloroso senso di assenza, di vuoto, un po' come quando è morta tua madre che lì per lì hai detto, sì, meglio così, così non soffrirà più, e in seguito ti sei trovato a rivederla in ogni angolo di Firenze, il suo bel sorriso, il portamento elegante, quasi altero e chi sa cosa daresti per prendere un caffè con lei. Il coronavirus farà cambiare le nostre abitudini? Ci farà diventare più rispettosi delle regole e altruisti ? Due o tre sere fa ho rivisto “Napoli milionaria” di E. De Filippo e mi è molto piaciuta questa battuta finale, piena di ottimismo e di buoni propositi: Gennaro Teh... Pigliate nu surzo 'e cafè... (Le offre la tazzina).
Amalia accetta volentieri e guarda il marito con occhi interrogativi nei quali si legge una domanda angosciosa: «Come ci risaneremo? Come potremo ritornare quelli di una volta? Quando?» Gennaro intuisce e risponde con il suo tono di pronta saggezza. S'ha da aspetta', Ama'. Ha da passa' 'a nuttata. (E dicendo questa ultima battuta, riprende posto accanto al tavolo come in attesa, ma fiduciosa).
Buona Pasqua. Apprezzo moltissimo gli interventi come quest'ultimo di Infizz, corredati da bibliografia e spiegazioni esaurienti. Non ci sarà replica.