Napilandia 2.0 - Pagina 2513
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Discussione: Napilandia 2.0

  1. Torna In Cima    #25121
    Attivo

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    @ sodo è sempre bello ri-leggerti. Ora da zio, ancora di più.
    Come ti capisco. Nei mesi che non sono passato da qui, non sono sempre stato via.
    Vero ho viaggiato anche fino ad HongKong. Ma un collegamento lo si trova sempre.
    Mi mancava la voglia. Ci sono momenti che non hai proprio voglia di scrivere, pensare, condividere pensieri, confrontarti. A volte devi solo guardare il tratto di strada che hai di fronte e percorrerlo senza distrazioni. Perchè l'unica protezione di cui disponi nel percorso, è la tua vista, il tuo istinto.
    Ma è poi sempre bello ritrovare amici, anche se virtuali.
    Noi di qui, in fondo, virtuali lo siamo si e no. Magari non conosciamo i nostri lineamenti, l'altezza, il colore degli occhi o dei capelli. Ma conosciamo i pensieri e non è poca cosa.
    Un abbraccio e buon ziato.
    I funghi sono tutti commestibili. Alcuni una volta sola.

  2. Torna In Cima    #25122
    Tirocinante

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    Urge precisare che io non sdogano affatto l'illegalità. Io sono contario al concetto moralistico di "vittima".

    Villa o non villa al mare, se non ci fosse l'usuraio naturalmente il fornaio che ha la ditta in fallimento fallirebbe e basta. Invece l'usuraio c'è e il fornaio si convince che andando dall'usuraio risolverà il problema.

    Io lo so che lo sfruttamento della prostituzione è illegale e so che è illegale pure il favoreggiamento. Lo so che l'usura è illegale. Quello che non condivido è dividere questo mondo dell'illegalità, sic et simpliciter, in povere vittime e carnefici.

    La "vittima" per me, per definizione, è un essere inconsapevole, che subisce l'arroganza altrui. E' vittima chi subisce un furto, una rapina, una estorsione. Non è "vittima" chi va a cercare l'usuraio.

    E' la prostituta che va a cercare il protettore, è la persona che non ha più credito in banca che va a cercare l'usuraio, è il clandestino che va a cercare il traghettatore. A prescindere quindi da quanto "carnefice" sia il carnefice, constesto il concetto che l'altro sia semplicemente e aprioristicamente "vittima".

    Sulla questione dei bisogni dovuti a debolezze psicologiche, il discorso è ampio. E' carnefice il barista che ha la sala giochi dove persone con poco controllo del proprio cervello vanno a buttare fortune con stupide macchinette? E' carnefice il supermercato che vende il gin a una persona che poi ci si ubriaca e picchia la moglie? E' carnefice il ciarlatano che si fa pagare cifre elevate per scongiuri e formule magiche, cui si rivolge la madre di un bambino con una malattia incurabile?

    Forse questi per voi sono pure tutti carnefici (anche quelli legali). Ma dall'altro lato abbiamo veramente la "vittima"? Io dico no. Io dico che se tu vai dal ciarlatano a farti fare un malocchio per far fallire il tuo concorrente (e c'è gente che lo fa) poi moralmente non puoi andare dal giudice a reclamare indietro i soldi perché sei stato raggirato dallo stregone. Moralmente, per me siete colpevoli entrambi.

    Invece la nostra società fa finta di credere che, se c'è un "carnefice" (il protettore) allora dall'altro lato deve esserci la "vittima" (la prostituta). La prostituta non è vittima! E' esercente! E proprio come certi esercizi devono avere la protezione armata, così in certe zone deve averla la prostituta.

    Naturalmente un giorno sappiate che la società giudicherà carnefici noi! E avremo poco da dire "ma la prostituta voleva" "eravamo d'accordo" "non l'ho mica violentata". Ti diranno che la prostituta era in stato di bisogno, e tu ti meriteresti di andare in galera, perché la tua condotta è abbietta e sarà presto illegale.

    Dobbiamo imparare a ribellarci alle etichette imposte dai moralisti. Quando si appioppa una etichetta di "vittima" a qualcuno, si cerca di colpire qualcun altro, e quel qualcun altro siamo noi.

    En passant: l'immigrazione illegale in Italia è reato. Quindi l'immigrato illegale non è incentivato a collaborare con la giustizia. Ma se invece si parte dal presupposto che sia un povero schiavo costretto a salire sulla barca con la violenza, come ci voglono far credere le ONG e come fanno finta di credere gli inquirenti, allora egli diventa vittima e può collaborare alla individuazione degli scafisti senza rischi per sé. Si assolve l'immigrato per poter condannare lo scafista. Si considera vittima il clandestino per rendere più pericolosa l'attività dello scafista. Ma sono costruzioni ipocrite e/o strumentali: in realtà l'immigrato non è affatto "vittima" anche se può essere strumentale far finta di credere che lo sia. TV e giornali dipingeranno il clandestino come una povera vittima ma la persona senziente capisce qual'è il gioco. Il gioco è colpire l'immigrazione clandestina nel suo "anello debole" cioè lo scafista. Per rompere quell'anello debole si garantisce immunità al clandestino (che è il vero acquirente - motore di tutta la faccenda) anche se la Legge identifica chiaramente ANCHE il suo comportamento come reato.

    Identificare il clandestino-pagante come vittima serve a colpire lo scafista. Identificare la prostituta come vittima serve a colpire noi.

    Se la legge lo consentisse e avessi il capitale io potrei gestire un casino senza il minimo complesso di colpa, e penso che questo valga per tutti noi.

  3. Torna In Cima    #25123
    Attivo

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    Ragassuoli, ho vinto un'altra volta il concorso della settimana enigmistica.
    La via che attraversa Napoli si chiama Spaccanapoli.
    Per fortuna non c'è una via che attraversa Milano.

  4. Torna In Cima    #25124
    Tirocinante

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    Citazione Originariamente Scritto da Iodianninehocinquanta Visualizza Messaggio
    E' la prostituta che va a cercare il protettore, è la persona che non ha più credito in banca che va a cercare l'usuraio, è il clandestino che va a cercare il traghettatore. A prescindere quindi da quanto "carnefice" sia il carnefice, constesto il concetto che l'altro sia semplicemente e aprioristicamente "vittima".
    Quindi, secondo la tua logica, se ti si presentasse un'occasione di un lauto guadagno, con l'assoluta certezza di non incappare nelle magie della giustizia, tu saresti disponibile e fare il pappone, o l'usuraio, o lo scafista?
    Su questo forum racconto spesso cazzate, a volte miei sogni

  5. Torna In Cima    #25125
    Tirocinante

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    RobyPG, continui a spostare la discussione sul concetto di morale, cioè ciò che è moralmente lecito, e dunque ti sfugge il mio discorso.

    Il mio discorso è: "lo scafista è uno i cui servigi vengono richiesti, e pagati, dal clandestino" e la tua risposta è "dunque tu faresti lo scafista?". A me sfugge il nesso tra le due domande.

    Io non so se farei la prostituta, se fossi una donna (e non lo escludo a priori). Ma so che la prostituta non è vittima del cliente. Quello che io ti sto dicendo è che essere cliente non significa essere carnefice. Questo non ha nulla a che fare con la domanda "farei io la prostituta?" quanto piuttosto con la domanda: "se fossi prostituta, mi sentirei vittima?"

    Per essere chiari, io non farei lo scafista, ma se fossi scafista, non mi sentirei certo carnefice.
    Io non farei il protettore, ma se lo facessi, non mi sentirei carnefice.
    Io non farei il ricettatore, ma se lo facessi, non mi sentirei sfruttatore del ladro. Se fossi ladro, non mi sentirei sfruttato dal ricettatore. Se fossi chiavaro non mi sentirei sfruttato dal ladro, se fossi ladro non mi sentirei sfruttato dal chiavaro.

    Siccome sono ONESTO, io non rubo, né ricetto, né faccio chiavi. Ma se rubassi, non mi riterrei derubato dal ricettatore, perché lui partecipa, come me, in modo necessario per me, alla mia filiera.

    Fosse per me, metterei in galera ladri e ricettatori, scafisti e clandestini, tutti dal primo all'ultimo. Siete voi che dividete il mondo in vittime e carnefici. Se ti è più chiaro, ti posso dire che sono tutti carnefici.

    Il protettore invece non è carnefice. E' uno che fa servizio di sorveglianza/protezione ma non può farlo lecitamente. Non è diverso, per me, da un metronotte. Magari guadagna di più, ma rischia di più. Quello che è sbagliato, in questa filiera, è il vietarne l'esercizio razionale in forma d'azienda per cacciarla in un sordido mercato dove la violenza può generare necessità di protezione. Se la prostituzione potesse essere esercitata in forma d'azienda (casini), non ci sarebbe la necessità del protettore (o, se preferisci, il "protettore" sarebbe appunto il casino) e il problema non si porrebbe. Come detto, io il gestore di casino lo farei senza il minimo senso di colpa.

    Sono convinto che il maniaco, il rapinatore, il violentatore sono i veri rischi per la prostituta di strada, non certo il protettore. E sono pure convinto che a Roma le prostitute lavorano normalmente senza protettore (Infatti a fine turno ti chiedono il passaggio per tornare a casa, che naturalmente sta a un'ora di macchina. Se avessero il protettore, questo non succederebbe). Alcune però il protettore ce l'hanno, per indizi vari, ma sono ormai in via di sparizione. Mi capitò millanta anni fa di caricare una bella gnocca ma, incredibilmente, arrivato al benzinaio dove abbiamo parcheggiato ho scoperto che non avevo più soldi (veramente non me l'aspettavo). La tizia ha subito preso il telefono e ha telefonato a qualcuno per dire, in una lingua dell'Europa orientale, una lingua slava, una cosa che sicuramente significava "il cretino è rimasto senza soldi, mi riaccompagna alla postazione". Il protettore stava forse nascosto dal benzinaio (che confinava con un buio imperscrutabile) o comunque era a vista, e si sarebbe stupito di vederla arrivare e ripartire, e forse anche preoccupato. E naturalmente la tizia forse gli stava anche dicendo "non sto guadagnando, quindi non fare troppi calcoli". Ma parliamo di più di 20 anni fa. In altri casi ho avuto la sensazione che ci fosse sempre, guarda caso, un furgone parcheggiato vicino al luogo di meretricio. Ho sempre avuto la sensazione, in ogni caso, che la presenza del protettore fosse invisibile ma, come dire, che potesse saltare fuori dal nulla in caso di necessità.

    Tu, Roby, piuttosto, fatti questa domanda: se fossi donna e prostituta di strada, preferiresti avere un protettore, oppure sperare che non arrivino quattro delinquenti che ti violentano, ti derubano, e ti pestano? Se avere protezione ti consente di lavorare un po' più serenamente, non preferiresti rinunciare, che so, a metà dei proventi ma stare più serena?

  6. Torna In Cima    #25126
    Tirocinante

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    Citazione Originariamente Scritto da Iodianninehocinquanta Visualizza Messaggio
    ...La "vittima" per me, per definizione, è un essere inconsapevole, che subisce l'arroganza altrui. E' vittima chi subisce un furto, una rapina, una estorsione. Non è "vittima" chi va a cercare l'usuraio.
    Quoto questa parte perché secondo me è la più interessante riguardo alla tua "logica".
    Secondo te tutto è, o solo nero o solo bianco.
    Tu pensi che tutti i clandestini siano consapevoli di quello a cui vanno incontro.
    Che tutte le prostitute sfruttate dal pappone lo facciano perché richiedono il suo servizio di protezione.
    Quindi l'emotività di un individuo non è minimamente da prendere in considerazione.
    La vittima dell'usuraio non è un essere umano che in un momento di debolezza si è fatto trascinare dalla speranza di riuscire a risollevarsi, e per questo si è venduto al demonio. È un fallito, uno che approfitta della generosità e della benevolenza, della magnanimità del povero usuraio.

    Non è che io sposto la discussione sul concetto della morale. È che non concepisco l'assolutismo dei tuoi concetti.
    Vuoi che ti dica una cosa...
    Per me uno che subisce un furto non è una vittima, dipende dalle circostanze.
    Se io vado in giro con al polso un Rolex d'oro e al collo un collana da 10.000€, in una favela di Rio De Janeiro, e vengo derubato, non sono una vittima... sono un imbecille!
    Per me non è vittima chi subisce una furto se il ladro è uno che muore di fame.
    Dal mio punto di vista, seguendo la tua logica, anche i tuoi concetti di "vittima" sono frutto di moralismo.
    Tra i più grandi rapinatori della storia ci sono i fazendeiros dell'America latina, i quali hanno portato via le terre con l'inganno e la violenza alle popolazioni locali. Ma oggi, se un Indios che muore di fame si azzarda ad entrare nel recinto di una fazenda per rubare una banana, lo ammazzano come un cane e lo sotterrano, e lo fanno diventare concime. E la legge sta dalla parte del fazendeiros, perché l'indios vìola una proprietà privata con l'intenzione di rubare.
    L'indios sa che rischia la vita e, tenuto conto anche del fatto che lo fa per rubare, non è una vittima. Guarda caso, questa è la tua logica, la stessa logica delle leggi di Stati che hanno permesso, anzi favorito, la rapina delle terre agli Indios.
    Su questo forum racconto spesso cazzate, a volte miei sogni

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