L'articolo postato da Oblo è interessante. Però ha una limitazione. Riduce il nostro sapere ad una mera documentazione di fenomeni demografico-economici, fotografando gli eventi noti (passati e presenti) e ipotizzando, con presunzione scientifica, l'andamento futuro.
Un po' come le previsioni del tempo. Poi soffia un imprevisto vento polare, che si comporta in modo anomalo, facendo nevicare al sud, mentre sulle alpi affiorano le primule.
Per come sono fatto io, guardo quel numero, che indica in dodici miliardi la prevista popolazione del 2100 e non mi dice nulla. Non lo nego, semplicemente perchè non posseggo strumenti per farlo. Ma nemmeno lo do per scontato. L'algoritmo da cui proviene quel numero, non può infatti tener conto delle infinite opzioni dell'umanità.
A quella data potremo (anzi potranno) aver trovato il modo di popolare altri pianeti e dunque quel numero così esorbitante ai nostri occhi, potrà apparire minuscolo, in una dimensione diversa da quella oggi nota. Ma potrebbe essere anche zero, se un signore nemmeno poi tanto difficle da immaginare, in un attacco di panico susseguente ai mutamenti etnico-sociali incontrollabili, decidesse di schiacciare quel bottone rosso che facciamo finta non possa essere mai pigiato, ma sappiamo tutti che c'è e che non è così impossibile che un giorno venga usato. Anzi, che ce ne sono più di uno. E che se ne viene premuto uno, l'effetto domino sarà inevitabile.
Nell'attesa, meglio dedicarsi ad un'altra trombata memorabile. Col gommino, naturalmente. Non solo per i noti motivi di salute, ma per non creare imbarazzo agli esperti, che si troverebbe un individuo in più sulla terra, che non avevano previsto.