Allora...
Mettiamola giù bene.
Le trans che fanno la vita e che si drogano e si accoltellano potranno essere numericamente superiori alle gender girl di pari condizione ma, non disponendo di statistiche attendibili, non mi aspetto differenze ragguardevoli (nei peggiori bar di Caracas).
Le trans che non hanno una vita fuori dal lavoro che non consista nello shopping e nelle disco sono un botto e, temo, la loro percentuale sia prossima alla totalità. Eppure, anche in questo caso, non disponendo di statistiche attendibili, non mi aspetto differenze ragguardevoli dalle corrispondenti gender girls che il sex work relega in casa 24 ore al giorno.
La discriminante è il lavoro. Un lavoro che, per quanto antico e socialmente utile, resta un impiego "sui generis" che un certo (elevatissimo) grado di alienazione lo induce. E se a ciò aggiungi, molto spesso, una condizione da emigrata, lontano agli affetti più antichi, dalle proprie radici, e un quotidiano confronto con una clientela con la quale difficilmente affronterai argomenti di grande spessore culturale, hai il risultato.
Ma veniamo alla mia esperienza, con una ragazza trans che, invece, prima di emigrare, ha finito gli studi universitari. Che aveva rotto con la famiglia per i consueti motivi di discriminazione gender. Che si è comprata la sua indipendenza (dopo le tette) con le marchette ma che non ha mai smesso di sognare una vita normale, fino a riappacificarsi con la sua famiglia borghese e per bene, che ho conosciuto,, raccontandole immani frottole su un improbabile lavoro da agente immobiliare che la ha resa indipendente e benestante...
Un tesoro di ragazza che odia la menzogna, ma che la usa continuamente.
Il problema, ancora una volta, era il suo lavoro.
Troppo comodo e profittevole per rinunciarci (a meno di un fidanzato finanziatore e patrocinante, benestante a sufficienza da mantenere gli standards di spesa faticosamente raggiunti).
Troppo impegnativo per permetterle una vera vita sociale al di fuori di esso.
Troppo ingombrante per essere relegato a mera fonte di reddito, ma che si insinua invece nel quotidiano (deformazioni professionali che abbiamo tutti), rendendo la menzogna a fin di bene la regola, sottraendo al tempo delle letture e degli affetti quello, strumentale, dell'estetista e del chirurgo plastico, inducendo il bisogno di autogratificazione con sessioni di shopping esagerato in gioielleria e grandi firme...
Ebbene. Nelle condizioni, il tema gender passa del tutto in secondo piano.
Il problema è il lavoro.
Ma tanto sti rapporti finiscono tutti allo stesso modo...
E anche sticazzi.
_____jul