Era una bella collina popolata da lepri e da cinghiali, ci pascolavano ovini e bovini prima che la lottizzassero per farne villette in granito con annesso giardino. Tutte su un solo livello, affacciate sul mare e su quella splendida isola dalle cui spalle, ogni mattino, sorgeva il sole. I vialetti non erano ancora completi e per non dover fare il giro del cantiere, avevo chiesto il permesso alla vicina di passare attraverso la sua proprietà. Avevo meno di 18 anni e toccava farsela a piedi. Scavalcavo il muretto, accedevo al retro della sua casa, sempre alla stessa ora, dopo pranzo, per tornare in spiaggia. Lei aveva circa 35 anni, milanese, aveva fatto qualche pompino alla persona giusta, che l’aveva messa a parcheggio in quella Villa, per trombarsela tutti i santi finesettimana. Quanto doveva annoiarsi quella zoccola per torturarmi ogni giorno sempre con la stessa scena. Dal retro accedevo al giardino antistante per poi dirigermi al suo cancello ed uscire sulla strada. Salutavo per educazione, lei era sempre a prendere il sole a quell’ora, alzava il busto dal lettino per rispondermi, ma era sempre in topless. Un seno prosperoso, volgare, rifatto. Benissimo! Aveva la pelle ambrata, i capelli mossi, corvini, capezzoli larghi come medaglioni, indossava sempre gli occhiali da sole. “Ciao Giulio!”. Mi mandava fuori giri, col senno di poi mi pare di vedermi, paralizzato dall’imbarazzo. Salutavo sempre per primo, per non farfugliare. Sapevo che la vista di quei meloni mi avrebbe sconvolto il cervello. Indossava sempre slip molto sgambati, a quei tempi si portavano così. A quell’età ero già incasinato per cazzi miei, lei era sale su una ferita aperta. Una sera venne a cena, a stento mi rivolse qualche parola, io non ero capace nemmeno di guardarla negli occhi. Tutta vestita mi arrapava ancora di più. Quella sera avevo pianificato di scoparmi Federica, una ragazzina con cui si limonava da qualche giorno. In spiaggia, in un’insenatura nascosta da un ginepraio. Tale fu la foga che calati i pantaloni glie lo spinsi tra le cosce, tuttora non so se era dentro o fuori, so solo che due secondi dopo le schizzai addosso tutto lo sperma che le palle di un sedicenne potevano contenere. Fu una liberazione. Di Federica ne ho un vago ricordo. Ricordo però alla perfezione quanto zoccola potesse essere quella porca della mia vicina, nonostante non l’abbia mai più rivista...