Se qualcuno sa qualcosa PARLI !!!!!!!! PER IL BENE DEL UMANITA' !!!!!!!!
ARCELLA. Una casa d’appuntamenti nel condominio dove abita anche un noto magistrato. Succede, da oltre un mese, nel cuore dell’Arcella, all’interno di una elegante palazzina di quattro piani, dove vivono diverse famiglie e ci sono alcuni studi professionali. All’inizio nessuno se n’era accorto. Il flusso dei clienti si confondeva benissimo con il normale andirivieni che si verifica in tutti i condomini.
La storia dell’appartamento dove ricevono i clienti due ragazze originarie della Romania, dalle undici di mattina sino a tarda sera, è venuta allo scoperto nel momento in cui un potenziale cliente, ospite di una famiglia che abita nelle vicinanze, si è fatto dare per telefono da una delle due escort, dopo aver consultato il sito “Bakeka annunci incontri”, l’indirizzo dove recarsi per consumare sesso a pagamento.
In pratica è stato il residente padovano in una via limitrofa a indicare al suo ospite la strada del bordello. Ma non solo: gli ha raccomandato discrezione spiegandogli che nello stesso condominio abita anche un magistrato.
A questo punto l’uomo, intimorito per la presenza di un uomo di legge, ha rinunciato all’incontro a luci rosse, mentre alcuni vicini, con il diffondersi delle voci e venuti a conoscenza della presenza della casa d’appuntamento in quella bella palazzina, tra l’altro ristrutturata da poco, si sono messi subito in contatto con il magistrato.
E così il giudice si è rivolto immediatamente a un ispettore della polizia municipale che si sta già muovendo per vedere se ci sono le condizioni per far chiudere, quanto prima possibile, la nuova alcova.
D’altronde non è la prima volta che i vigili mettono i sigilli ad un bordello domestico nel quartiere più grande della città. In passato, gli agenti della polizia municipale hanno chiuso due appartamenti a luci rosse nel rione Santissima Trinità ed un altro a San Carlo.
Ma la chiusura, che ha fatto più clamore nella zona, è stata quella della cosiddetta “villetta delle bambole”, in via Durer, dove esercitavano il mestiere più antico del mondo tre sudamericane che furono contestate anche dai genitori degli studenti del limitrofo liceo Curiel perché, specialmente in estate, turbavano il passaggio dei figli mettendosi in evidenza anche sulla strada con abiti succinti, stile «nude look».