Nessun minuto di raccoglimento.
Quelle auto non sono un traguardo, sono parte del meccanismo.
In quel mondo l’auto costosa serve a tre cose precise:
segnalare status, giustificare tariffe alte e auto-convincersi di avercela fatta.
Non è certo passione per i motori.
Il problema è che scelgono quasi sempre beni che bruciano valore: supercar, suv enormi, leasing folli.
Macchine che dopo 2–3 anni valgono molto meno ma costano ogni mese come un mutuo.
Risultato?
Più guadagni, più spese fisse, meno libertà.
È una spirale tipica: quando i soldi arrivano facili, non vengono rispettati.
Si spende per immagine, non per stabilità.
Per molte ragazze dell’Est è anche un fatto culturale: arrivano da contesti dove non esiste il concetto di “domani garantito”.
Quindi meglio consumare subito, mostrare subito, vincere subito.
Da fuori sembra lusso.
Da dentro è dipendenza:
l’auto resta… e diventa un peso economico.
Altro che libertà:
sono costrette a lavorare sempre, perché il tenore di vita non ammette pause (per questo vediamo le stesse ragazze da anni e anni).
Quindi no, non serve il raccoglimento.
Serve capire che l’AMG gt non è successo:
è solo il prezzo di una vita che non può permettersi di rallentare e cambiare.
Non è un vezzo: è una necessità culturale in contesti dove il valore personale passa quasi esclusivamente da ciò che mostri.
Noi romantizziamo l’essere “minimal” perché siamo cresciuti nel relativo benessere. Loro misurano il successo in modo diretto, visibile, tangibile.
Non è meglio o peggio: è coerente con la loro storia.