Ovviamente i casi della vita sono infiniti, non era mia intenzione mancare di rispetto a chi non ha più una famiglia. Posso capire ed è triste, e mi dispiace, non posso biasimare chi ci va, non avendo altro, capisco. Anche Estatico era in questa situazione, ma la viveva in modo diverso.
Ma proprio chi ha avuto una vera Famiglia prima, dovrebbe capire che le persone dentro ad un locale sono un surrogato fantastico, una anti-famiglia, è un luogo in cui, nella maggior parte dei casi, "ti vogliono bene" non per quello che sei, ma per quello che puoi dare. Le persone dovrebbero essere importanti a prescindere dall'aspetto economico, purtroppo la solitudine spesso crea un cortocircuito emotivo che fa diventare il locale quello che non è, non è una Famiglia, va preso come un posto di svago, è un normale posto di lavoro e tutte le emozioni sono frutto di grandi pagamenti...e anche di forti nervosismi, nel leggere le ultime pagine.
Una bravissima persona un giorno mi ha detto "È solo un bordello, cosa ti aspettavi da un bordello?", consigliandomi di dividere le cose a comparti, da una parte il bordello, da una parte la famiglia, da una parte il lavoro...
Aveva pienamente ragione. Chi confonde i vari aspetti della vita corre molti rischi.
La Pasqua da soli potrebbe essere triste, ma potrebbe essere anche un giorno di introspezione per ricordare chi non c'è più. Perché uno dei rari vantaggi della solitudine potrebbe essere il tempo, ossia avere tempo di entrare nel locale in altre giornate, perché anche le ragazze che vedono un cliente in un locale nel giorno di Pasqua, possono percepirlo come un elemento debole, su cui martellare per ottenere maggiori denari.
Ovviamente non facciamo di tutta un'erba un fascio...