Sorvoliamo sulla non confrontabilità dei dati assoluti, sulla quale non sono d'accordo; ma il confronto non è tra chi preferisce la salute all'economia e viceversa. Ma tra due diverse strategie di contenimento di una epidemia e delle sue conseguenze.
La nostra più isterica, più attenta al breve termine, affidandosi al vaccino come soluzione miracolistica di ogni problema: insomma, una non strategia.
Quella svedese della scorsa primavera, più attenta alle conseguenze, non solo economiche ma anche sanitarie, nel medio e lungo termine. L'intento era proprio quello di risolvere la pandemia, con la cd. immunità di gregge. Con dei correttivi, che potevano essere la protezione delle categorie più a rischio, affidandosi anche a misure prudenziali generali non coercitive, ma al massimo fortemente consigliate. Con la possibilità di far esaurire l'epidemia, e ritorno allo status quo ante.
In Italia ormai sembra si sia accettata l'idea che il covid diventi endemico, e al massimo potremo provare a tenerlo sotto controllo, ma con la conseguenza che le misure coercitive, e gravemente lesive della libertà e di diritti costituzionalmente garantiti, restino in vigore per anni, o perfino a tempo indeterminato. La beffa è che pagheremo tutto questo con un costo in vite umane che sarà uguale, o probabilmente peggiore di quello che pagheranno i cittadini svedesi; e ovviamente non mi riferisco ai numeri assoluti, ma a quelli relativi.