@smith
Non posso citare per qualche ragione, lo faccio a mano:
"Al contrario, anche il tuo ragionamento potrebbe essere pervertito dicendo: i vaccini di fatto non sono fondamentali perchè qualsiasi organismo svilupperà risposta immunitaria a qualsiasi malattia e anzi ne conserverà, almeno per un certo tempo, un certo tipo di memoria che lo aiuterà in caso di successivi contatti."
Beh sarebbe proprio una perversione.
La logica nel farti il vaccino è che il tuo organismo reagisce davanti ad una minaccia che - tu lo sai ma lui no - non è veramente pericolosa. In questo modo, quando arriverà la minaccia vera, la tua risposta sarà più rapida.
Dire "qualsiasi organismo sviluppa una risposta immunitaria a qualsiasi malattia" è giusto ma non significa affatto "e quindi sicuramente guarisci". Infatti si può pure morire di malattia infettiva. Infatti proprio per evitare di morire ci si vaccina. Ma vaccinarsi serve proprio perché c'è una risposta immunitaria che la prossima volta renderà quel virus meno pericoloso.
Dopo che e SE hai superato la malattia allora hai "il vaccino" dentro di te. Ma mentre per il morbillo o il vaiolo il vaccino basta a renderti tranquillo, per l'influenza (che ha 198 ceppi teorici) non è la stessa cosa.
Il rischio maggiore sta nel tuo primo incontro con l'agente patogeno. SE lo superi, poi non sarà più tanto grave. Sono cose che l'umanità conosce da prima ancora dell'inizio della microbiologia, già Manzoni ci racconta come fosse pacifico, per i malati di peste del 1630, che chi aveva superato la malattia era fuori pericolo mentre chi non si era ancora ammalato era a rischio. I monatti erano persone che avevano superato la malattia. La stessa pratica della variolizzazione ci mostra la stessa cosa: quando hai avuto una malattia, SE sopravvivi, poi sei a rischio ridotto (oppure sei proprio al sicuro, ma dipende dalla malattia).
Non posso citare per qualche ragione, lo faccio a mano:
"Al contrario, anche il tuo ragionamento potrebbe essere pervertito dicendo: i vaccini di fatto non sono fondamentali perchè qualsiasi organismo svilupperà risposta immunitaria a qualsiasi malattia e anzi ne conserverà, almeno per un certo tempo, un certo tipo di memoria che lo aiuterà in caso di successivi contatti."
Beh sarebbe proprio una perversione.
La logica nel farti il vaccino è che il tuo organismo reagisce davanti ad una minaccia che - tu lo sai ma lui no - non è veramente pericolosa. In questo modo, quando arriverà la minaccia vera, la tua risposta sarà più rapida.
Dire "qualsiasi organismo sviluppa una risposta immunitaria a qualsiasi malattia" è giusto ma non significa affatto "e quindi sicuramente guarisci". Infatti si può pure morire di malattia infettiva. Infatti proprio per evitare di morire ci si vaccina. Ma vaccinarsi serve proprio perché c'è una risposta immunitaria che la prossima volta renderà quel virus meno pericoloso.
Dopo che e SE hai superato la malattia allora hai "il vaccino" dentro di te. Ma mentre per il morbillo o il vaiolo il vaccino basta a renderti tranquillo, per l'influenza (che ha 198 ceppi teorici) non è la stessa cosa.
Il rischio maggiore sta nel tuo primo incontro con l'agente patogeno. SE lo superi, poi non sarà più tanto grave. Sono cose che l'umanità conosce da prima ancora dell'inizio della microbiologia, già Manzoni ci racconta come fosse pacifico, per i malati di peste del 1630, che chi aveva superato la malattia era fuori pericolo mentre chi non si era ancora ammalato era a rischio. I monatti erano persone che avevano superato la malattia. La stessa pratica della variolizzazione ci mostra la stessa cosa: quando hai avuto una malattia, SE sopravvivi, poi sei a rischio ridotto (oppure sei proprio al sicuro, ma dipende dalla malattia).