Fortunato è colui che vede cos’ha
lo apprezza e lo metta a frutto,
poco o molto che sia.
Fortunato è chi guarda il prossimo
per prendere spunto, imparare da questo e così cerca di migliorare.
Sfortunato e chi si ferma, si compiace del proprio non essere o non avere e si fa rodere dall’invidia, quella cattiva, che fa sperare alle sfighe del prossimo.
Oscilliamo da un polo all’altro, ma dobbiamo far lavorare il buono che è dentro noi stessi.
Definizione che piacerebbe molto ad un calvinista ma che non è affatto vero abbia un significato nè assoluto, nè vero.
Esatto, concetto tipicamente filosofico: sta diventando sempre più scientificamente dimostrabile e dimostrato, che il libero arbitrio in realtà non esista anche quando ci sembra di fare scelte (apparentemente in modo consapevole) libere.
Di fatto la scienza sta arrivando ad appurare, anzi lo avrebbe già fatto con alcuni primi studi, che viviamo come se avessimo un pilota automatico e inconsapevole che ci guida 24 ore al giorno, dalla culla alla tomba.
Peraltro questo avrebbe implicazioni non solo etiche ma, ancor più importante, giudiziarie.