Rassegna StamPunter

http://icelandreview.com/news/2011/10/19/big-sister-watches-buyers-prostitution-iceland

Vi segnalo quest'articolo in cui si dice che in Islanda, nonostante il punterismo sia illegale da quasi 10 anni, esso sia in rapida espansione e che la polizia non ha né gli uomini né le risorse per far rispettare la legge antipunter.
Se neanche in un Paese con meno abitati di Bologna e con tassi di criminalità tra i più bassi al mondo si riesce ad applicare il cd "modello svedese" mi chiedo sinceramente come sia possibile applicarlo altrove :unknw:

In verità dal link postato si potrebbe dedurre una realtà leggermente diversa: la polizia islandese non ha la "voglia" di perseguire la prostituzione.
O meglio, i clienti.
Spiego meglio.
Nel link è spiegato che nel paese è sorta un movimento di persone (io ci leggo "privati cittadini"), chiamata Big Sister (traducendo dall'islandese all'inglese) che in sole tre settimane è riuscita a compilare una lista di 59 nomi, 117 numeri di telefono e 29 indirizzi email di "potenziali" e/o "accertabili" clienti.
Lista che è poi stata consegnata alla polizia.

In questo gesto io ci vedo l'intento, anche "polemico", da parte del citato movimento, di dimostrare come la lotta alla prostituzione e il rispetto dalla legge islandese non sia solo possibile ma anche "relativamente facile".
E che quindi se la polizia non lo fa è per "colpa" o "incompetenza".

Io ci vedo questa chiave di lettura (nel link postato).

Magari mi sbaglio io e/o ho frainteso.
 
http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/prostituzione-1.3736912

Gestivano tre case per prostitute, arrestata coppia di rumeni
Ogni ragazza dava loro in media 2000 euro al mese. In cinque anni avevano messo da parte 240.000 euro

di LUCA RAVAGLIA
Cesena, 20 febbraio 2018 - Avevano affittato tre appartamenti tra l’Emilia e l’Umbria, all’interno dei quali ospitavano avvenenti ragazze specializzate nell’arte del piacere a pagamento. Un’arte che non con conosce crisi e che spesso è sinonimo di lauti guadagni. Come nel caso scoperto dai carabinieri di Cesena, che al termine di un’indagine durata mesi, hanno arrestato un uomo di quarant’anni e una donna di trenta, entrambi rumeni, conviventi e residenti in un insospettabile appartamento cittadino, formulando le accuse di agevolazione e sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e auto riciclaggio.

Secondo la ricostruzione dei militari infatti in cinque anni la coppia, ufficialmente nullafacente, avrebbe guadagnato almeno 240.000 euro, inviati in Romania in varie tranche. A quelli si aggiungerebbe poi il denaro necessario a garantire un tenore di vita fatto di abiti eleganti, cene fuori casa e un’auto di grossa cilindrata.
A rimpinguare le casse dei due conviventi ci sarebbe stata anche l’attività della donna, che i militari ritengono si dedicasse a sua volta alla prostituzione col benestare del compagno e rivolgendosi ad ‘ammiratori’ disposti a pagare anche 500 euro per un incontro indimenticabile da programmare però al domicilio dei clienti, per non gettare sospetti sulla residenza romagnola.
Le indagini sono partite dall’intuito di una pattuglia del 112 che a settembre si era imbattuta in una ragazza di 19 anni, anche lei rumena, che non parlava italiano e chiedeva aiuto. La giovane ha raccontato di essere arrivata in Italia insieme al 40enne e a un altro uomo che in patria le avevano promesso un lavoro sicuro. Solo una volta giunta a Cesena avrebbe scoperto quale fosse l’impiego, un’attività alla quale lo stesso quarantenne avrebbe tentato di abituarla tentando di avere un rapporto sessuale con lei, che però lo ha respinto, riuscendo poi a trovare il modo di scappare.
I carabinieri, approfondendo le indagini, hanno scoperto l’esistenza di tre appartamenti dislocati a Imola, Perugia e Città di Castello, all’interno dei quali vivevano quattro ragazze, anche loro rumene, dedite alla prostituzione sotto il controllo dei due arrestati. In base a quanto ricostruito, le giovani donne ricevevano mediamente una decina di clienti a testa ogni giorno, tanto che ognuna di loro avrebbe consegnato ogni settimana mediamente duemila euro alla coppia residente a Cesena. Le tariffe delle prestazioni variavano dai 50 ai 100 euro e alle ragazze rimaneva una percentuale variabile tra il 30 e il 50%.
Al momento dell’arresto della coppia, che ora si trova in carcere, i carabinieri hanno sequestrato 10.000 euro in contanti ritenuti provento dell’attività illecita, quattro telefonini e un tablet.
 

Anch'io stavo per citare la notizia.
E' un bruttissimo segno, il segno che l'etica femminista sta venendo a poco a poco accettata da tutti.

"Tutto il personale è contrattualmente legato al Codice di condotta del Circ che proibisce esplicitamente l'acquisto di prestazioni sessuali. Questo divieto, in vigore dal 2006, viene applicato in tutto il mondo, inclusi i Paesi dove la prostituzione è legale, perché il Comitato ritiene che lo staff che paga per il sesso è incompatibile con i valori e la missione dell'organizzazione"
 
L’ etica femminista?

sì, l'etica femminista.

Ossia quella che sostiene il principio secondo cui fare sesso a pagamento con una donna, anche se legale, anche se lei è consenziente, è comunque una forma di violenza sulla donna, e quindi va considerato atto non solo riprovevole, ma così riprovevole da essere incompatibile con l'assunzione presso un'organizzazione che lavori per attuare principi umanitari.

Secondo me non c'è nulla di sbagliato nell'impegnarsi in una organizzazione che ha come scopo principale l'assistenza a vittime di conflitti armati e allo stesso tempo fare sesso a pagamento con una donna consenziente, nel pieno della legalità.
Lo diventa se si fa proprio l'assunto secondo cui il sesso a pagamento è un atto di violenza verso un debole.
Questa è la posizione femminista maggioritaria (si oppongono alcune frange libertarie abbondantemente minoritarie)
 
In questo gesto io ci vedo l'intento, anche "polemico", da parte del citato movimento, di dimostrare come la lotta alla prostituzione e il rispetto dalla legge islandese non sia solo possibile ma anche "relativamente facile".
E che quindi se la polizia non lo fa è per "colpa" o "incompetenza".

Sicuramente è questa l'intenzione di Big Sister (Stóra systir) ma non corrisponde a verità.
Loro hanno scoperto dei clienti usando metodi (entrapment) che la polizia islandese non può usare. Se lo facesse, le prove raccolte non potrebbero essere usate in sede di processo, come spiega il link seguente

https://grapevine.is/news/2011/10/25/big-sister-documents-inadmissable/

Diverso è il caso degli USA, dove le poliziotte possono fingersi prostitute e arrestare i clienti che le avvicinino e dimostrino di voler comprare sesso.

Tra l'altro, i membri dell'organizzazione segreta detta Big Sister, come spiegato nel primo articolo, si presentano alle conferenze stampa e vanno in giro coperti da mantelli cappucci e maschere, come si vede da link che ho postato


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A volte un'immagine racconta più di mille parole.

A parte la simpatica varietà di colori, provo un senso di déja 50, come se avessi visto travestimenti simili in qualche organizzazione americana molto attiva decenni fa.
Ricordo che aveva qualche K nel nome ...
 
Secondo me non c'è nulla di sbagliato nell'impegnarsi in una organizzazione che ha come scopo principale l'assistenza a vittime di conflitti armati e allo stesso tempo fare sesso a pagamento con una donna consenziente, nel pieno della legalità.

Anch'io come te penso che, fra persone adulte e non coatte, l'esercizio della prostituzione e l'andare a prostitute appartengano al quella sfera di libertà personali che uno Stato di diritto può regolamentare ma non reprimere.
Ho però molti dubbi che fare sesso a pagamento sia compatibile, in generale, con ambienti di lavoro e, ancora più, con attività di assistenza, tipo ospedali, centri d'accoglienza e simili.
E' necessario fare queste distinzioni se si vuole contrastare con qualche efficacia il proibizionismo strisciante in atto da qualche tempo
 
Secondo me non c'è nulla di sbagliato nell'impegnarsi in una organizzazione che ha come scopo principale l'assistenza a vittime di conflitti armati e allo stesso tempo fare sesso a pagamento con una donna consenziente, nel pieno della legalità.

Anch'io come te penso che, fra persone adulte e non coatte, l'esercizio della prostituzione e l'andare a prostitute siano libertà personali che uno Stato di diritto può regolare ma non reprimere.

Ho però molti dubbi che fare sesso a pagamento sia compatibile, in generale, con ambienti di lavoro e, ancora più, con attività di assistenza, tipo ospedali, centri d'accoglienza e simili.

Penso che fare queste distinzioni sia opportuno se si vuole contrastare con qualche efficacia il proibizionismo strisciante in corso da qualche tempo
 
Ho però molti dubbi che fare sesso a pagamento sia compatibile, in generale, con ambienti di lavoro e, ancora più, con attività di assistenza, tipo ospedali, centri d'accoglienza e simili.

E perché mai?
Un dottore o un infermiere non potrebbero fare sesso a pagamento?
Sarei d'accordo se la proibizione riguardasse il sesso a pagamento con le persone che devono essere assistite.
E in effetti, in un primo momento ho pensato che fosse successo proprio questo.
Ma leggendo le dichiarazioni della Croce Rossa non vedo nessuna precisazione in tal senso.
Temo proprio che il divieto valga in senso generale.

E credo che sia vano sperare di contrastare l'ondata proibizionista accettando una limitazione qui, perché colpisce solo certe persone, una limitazione là, perché tanto non mi riguarda...
 
Sarei d'accordo se la proibizione riguardasse il sesso a pagamento con le persone che devono essere assistite.
E' lecito supporre che nelle realtà dove operano questi organismi internazionali, tutte le persone siano oggetto di assistenza.
E' un argomento spinoso, a me la linea cautelativa appare di buon senso.
 
sì, l'etica femminista.

Secondo me non c'è nulla di sbagliato nell'impegnarsi in una organizzazione che ha come scopo principale l'assistenza a vittime di conflitti armati e allo stesso tempo fare sesso a pagamento con una donna consenziente, nel pieno della legalità.
Non proprio:ok, anche io non trovo nulla di scandaloso se un operatore di tale organizzazione usufruisce di prestazioni da mercenarie abituali,(l'uomo non e' di marmo) ma e' invece poco etico se ,come appare, ha abusato della sua posione per ottenerle.
Non parliamo poi delle minorenni...
 
Anch'io come te penso che, fra persone adulte e non coatte, l'esercizio della prostituzione e l'andare a prostitute appartengano al quella sfera di libertà personali che uno Stato di diritto può regolamentare ma non reprimere.
Ho però molti dubbi che fare sesso a pagamento sia compatibile, in generale, con ambienti di lavoro e, ancora più, con attività di assistenza, tipo ospedali, centri d'accoglienza e simili.
E' necessario fare queste distinzioni se si vuole contrastare con qualche efficacia il proibizionismo strisciante in atto da qualche tempo

Infatti. Non capisco proprio cosa c’entri l’etica femminista.
 
Centra perché l'idea "le donne non sono un oggetto e in una società moderna non è accettabile che un uomo compri sesso da una donna" è sostenuta da quasi tutte le femministe a parte qualche misera eccezione.
I paesi che hanno tramutato questo modo di pensare in legge criminalizzando il punter sono quelli dove i movimenti femministi sono più influenti
 
Come ti ha già detto underground non è detto che sia così: sul fatto che episodi di questo tipo, nel caso fossero avvenuti, sarebbero squallidi siamo tutti d'accordo.
Il punto è che queste associazioni umanitarie vietano ai loro operatori di avere rapporti sessuali a pagamento anche con persone che non sono oggetto dei loro aiuti, anche nei paesi dove la prostituzione è legale.
Se un operatore di queste associazioni, appena ha un momento libero, si reca in un bordello e ha un rapporto a pagamento con una persona consenziente non ci vedo nulla di male.
Secondo il regolamento delle associazioni ciò è innammissibile.
 
Questa etica femminista e’ terribile. E’ il problema principale della nostra società, oltre al traffico, naturalmente.
 
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