Storie di ordinario rincoglionimento
Incontrato l’usuale megaesperto cosmico di cose pattayane al Rinapp (“frequento Pattya e Cuba da vent’anni…” senza un’ombra di ironia) che mi ha parlato del LipsLounge@SoiHoney. Me lo descrive come appartenente alla scuola dei locali hands-on, come Purple, Kink o WindMill per intenderci.
Dunque, sinceramente incuriosito, sono partito per l’esplorazione. Conclusione breve: il solito wannabeagogo :-(
Più in esteso: come altri locali anche questo è stato da poco trasformato in similgogo... forse non ero ben disposto ma l’ho trovato un inutile spennatoio. Un posto per flanellologi che non abbiano tante necessità scopazzatorie. Il business model è semplice: grandi, pretese, grandi prezzi.
Scriverei dunque qualcosa nel tentativo di capire un po’ meglio questa malattia che, come il picchio rosso per la palma, sta colpendo tanti locali. Verosimilmente è un fatto di mercato: cambia l’utenza e l’esercenza si adatta
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Dico, siamo in area Buakhao, quella che è stata fino a poco tempo fa (diciamo era pre-covid) il tempio del risucchio, un fantastico mix di arte ed arigianato della pompa, il baluardo della tradizione takecarricola pattayana in salsa di sugna. La splendida peculiarità del luogo era lo sgarrupamento dell’infrastruttura completamente surrogato dalla straordinaria dedizione ed abilità tecnica della risorsa umana. Ora invece nascono localetti il LipsLounge o come quest'altro: proprio verso la fine dell’estremità sud della Soi Buakhao, sulla sinistra andando verso sud sfreccio verso le 11PM, diretto verso casa, vedo un paio di sorrisi molto interessanti. Mi fermo al volo e vengo accolto come all’Hilton: parcheggiatrice tettona, coretto di weeelllcooooome e cose così.
Si tratta di un’infame verandina (denominata IK-bar,) che è stata appena ripulita con l’idea di un concept architettonico western un po’ da rivista glam (maledetta Hollywood...). Divanetto bassi, lucine e lucione inutili ma che si capisce essere frutto di lunghi studi. Non c’è il solito legno del bisnonno di Buddha ma pietra, nera e bianca, così da non disturbare le sensibilità estetiche più sopraffine.
Noto due farang che svaporeggiano completamente soli: vedendo la loro mestizia spero si tratti dei responsabili che stanno meditando sull’immane cazzata nella quale perderanno tutti i loro quattrini. Ci sono anche alcune ladies notevoli ma non ho un buon presentimento. Ne afferro una carina, quasi alta, pelle chiara, i soliti splendidi capelli lunghi, sorride e in un attimo si dichiara assetata. Pure io chiedo un beveraggio ma non mi caga letteralmente nessuno. Lei si sciroppa il solito samsong-cola in un attimo e ne chiede un altro. Arriva il suo stracazzo di beverone ma non la mia miserabile soda, la tipa prendiordini dice continuamente chai chai chai ma verosimilmente non capisce una sega. La mia mandorlina, mentre mi riscalda le manine (in questi giorni ci sono quasi 30° anche di notte), spiega che ha studiato business-qualcosa in una scuola che non ho mai sentito prima in una città thai che davvero mi è nuova... comunque sia, nonostante tutto questo studio sul business non capisce una cippa d’inglese, ha un suo discorsetto prefabbricato ma non intende altro. Probabilmente una patetica messinscena :-/
Vado al banco ed indico chiaramente la soda sul menù, metto una banconota sul piano e mi accerto che non ci siano fraintendimenti. La tipa pare recepire e poi torna a preparare degli elaboratissimi cazzi di coktails incastrando bicchieri di dimensioni diverse e liquidi misteriosi dai colori petalosi.
Torno al mio divanetto del menga per scoprire che si è aggiunta un’altra assetata. Provvedo a dissetare. La mia miserrima acqua non si vede. Il posto non ha stanze da ST. Le ladies non gradiscono uscire con i farang.
Ma in che cazzo di posto per depravati sono capitato? :-((
Esco e mi precipito in quello a fianco: pare appena uscito da un bombardamento. E’ il regno della ruggine. Qualsiasi superficie ha assunto una tinta che va dal marroncino scuro al pece-catramoso. L’insegna (spenta) riporta la raffinata ragione sociale: FMP (che sta per Fuck Me Please) |-D
Ogni cosa o scricchiola o è stata riparata con dello scotch. Le ladies sono stagionatelle ma moooolto cordiali, la più anziana parla un inglese spettacolare, mi si presenta tale He (ogni lady ha un cartellino col nome appeso al collo: tiè, stracazzi di architetti del cazzo: queste pollarole han diecimila volte più senso pratico di voi che vi siete formati scardinati il cervello con le serie di Netflix e le avventure di John Wick), ai miei occhi He potrebbe avere meno di vent’anni. Un angioletto. In realtà ne ha quasi 30 e tre figli, lasciati in Buriram.
Timidissima, mi si racconta che è arrivata ieri e non ha gran esperienza, ha avuto un unico customer asiatico ma mai farang. Non ci credo ma devo dire che sembra quasi vero. Lei è tesissima, quando le guardo le splendide gambe prova ad abbassare il gonnellino d’ordinanza. Parliamo col mio scarsissimo thai ed un bel po’ di aiuto da parte del traduttorofono, anche le amiche ci danno una gran mano. Vorrebbero tutte spingerla nelle mani del mostro ma lei pare terrorizzata. Ha un sorrisino delizioso anche se la dentatura pare un po’ provata (mi dice che è a causa dell’allattamento…), mi fa vedere com’è brava ad intrecciare i capelli in 10 secondi. Poi mi mostra quanto è stata brava a pitturare tutte le unghie... "sai, così risparmio 10 baht ad unghia..."
L’amica più espansiva forse ha capito che non chiederò di fare le pompe col culo e mi fa una proposta che non posso rifiutare: 500 thb di barfine e la riporti domani quando vuoi.
Non ne avevo voglia, ero stanco, spompatissimo e stavo tornando verso casa ma... a Pattaya è così: il meglio lo avrai se acchiappi quel che ti capita e scegli chi ti sceglie, anche se qui hanno fatto tutto le amiche del localino. Così ho caricato Miss He e siamo partiti.
Pian piano e, soprattutto, lontano dagli occhi della combriccoletta, He s’è rivelata una personcina deliziosa. Siamo stati bene, s’è fatto un giro al mercato notturno della Thepprasit dove ha preso un vestitino e cose da mangiare, abbiamo magiucchiato sull’altalena della spiaggia, abbiamo spedito alle amiche le foto con la telecronaca della teleovela, a casa ci s’è lavati con gran calma, ho sistemato l’aria condizionata a 25°C, ci s’è infilati sotto ai copertoni e s’è passata una notte di molto piacevole e tranquilla
